Castel Gandolfo
Clemente XIII Rezzonico (1758-1769), succeduto a Papa Lambertini nel 1758, fin dall'anno seguente si recò a Castel Gandolfo. Il cambiamento d'aria che gli era stato consigliato dai medici gli giovò in modo così evidente che egli vi fece ritorno per altri sei anni, per periodi di circa un mese, fino al 1765. Solo negli ultimi tre anni le preoccupazioni sempre crescenti del suo pontificato gli impedirono di salire a Castello come avrebbe desiderato. Il suo nome resta legato alle preziose suppellettili ed opere d'arte con le quali arricchì la Chiesa parrocchiale e alla Cappella privata del Palazzo. Una lapide collocata sulla Porta romana ricorda i lavori ordinati dal Papa per ampliarla e per addolcire la strada di accesso.
Il suo successore Clemente XIV Ganganelli (1769-1774) occupò il Soglio pontificio per poco più di cinque anni e per ben cinque volte, nell' autunno di ogni anno, trascorse le sue vacanze a Castello. Di natura vivace ed esuberante, di umore gaio e faceto, egli era desideroso di moto e di svago. A Castel Gandolfo perciò "non si limitava alle brevi passeggiate a piedi, per le famose gallerie e per le ville, ma spesso usciva a cavallo dal palazzo. .. in un costume bianco da viaggio con stivali e tricorno bianchi" (ibid., p. 149). E, una volta fuori dell'abitato, amava lanciare il suo cavallo a tale velocità che nessuno del seguito e della scorta gli potesse tener dietro. Ma nel 1771, dopo essere caduto due volte da cavallo ed essersi ferito ad una spalla, fu convinto dai familiari a rinunciare definitivamente al suo svago preferito. Nel 1773 ampliò la residenza pontificia con l'acquisto dell'adiacente villa Cybo.
Pio VI Braschi, eletto nel 1775, durante il lungo pontificato durato un quarto di secolo non soggiornò mai nella residenza estiva. Durante il suo regno, il 27 febbraio 1798 avveniva a Castello il sanguinoso scontro degli abitanti dei Castelli Romani (in particolare di Castel Gandolfo, Albano e Velletri) rimasti fedeli al Papa con le truppe di Gioacchino Murat. Gli insorti, dopo aver combattuto strenuamente, si rifugiarono nel Palazzo pontificio che fu sfondato a cannonate e saccheggiato dai francesi.
Il 14 marzo 1800 veniva eletto a Venezia Pio VII Chiaramonti (1800-1823) che nel 1803 riapriva il Palazzo di Castel Gandolfo dopo aver provveduto ai necessari lavori di restauro e alla provvista del mobilio. Vi ritornava nel 1804 e nel 1805 finché la procella napoleonica, prima con l'invasione degli Stati della Chiesa e infine con la prigionia stessa del Papa, rese nuovamente impossibile il soggiorno pontificio. Dopo la sua liberazione, avvenuta il 17 marzo 1814, e l'abdicazione di Napoleone, nel mese di ottobre di quell’anno Papa Chiaramonti poté finalmente riprendere le sue vacanze autunnali a Castel Gandolfo, che costituirono forse l’unico momento di pace nelle tormentate vicende del suo pontificato.
Papa Leone XII Della Genga (l823-1829) si recò a Castel Gandolfo un solo giorno, il 21 ottobre 1824, ospite dei Cappuccini di Albano ma, pur visitando la Chiesa sulla piazza, non mise piede nella residenza pontificia che non riscuoteva le sue simpatie.
Nemmeno il suo successore Pio VIII Castiglioni (1829-1830), nel suo breve pontificato durato 20 mesi, salì mai a Castello.
Nel 1831 veniva eletto Papa Gregorio XVI Cappellari (1831-1846): le sue vacanze a Castello, quasi sempre in ottobre, sono state piuttosto assidue, segnate dal suo stile semplice di monaco camaldolese. Da Castello, nel 1845, Papa Cappellari si spinse un giorno fino a Tivoli, al Collegio dei Gesuiti, dove poté contemplare le prime dagherrotipie e, incuriosito, posare davanti al fotografo. Poté inoltre assistere con grande interesse a certe prove di illuminazione elettrica e osservare un modellino di battello a vapore.
Pio IX Mastai Ferretti (1846-1878) fece a Castello villeggiature brevi e saltuarie nelle stagioni più diverse, alternandole con alcuni soggiorni al Porto di Anzio. Egli non aveva infatti un particolare trasporto per la vita di campagna e, più di questa, amava la città nella quale soleva muoversi abbastanza disinvoltamente. I vecchi castellani si tramandano i ricordi di Papa Mastai che con grande semplicità usciva a piedi per il paese, entrava nelle case del borgo e spesso, trovata la pentola sui fornelli, ne sollevava il coperchio per rendersi conto se il cibo fosse sufficiente, sopperendo, in caso contrario, con elargizioni in denaro. A Castel Gandolfo Pio IX concedeva udienza con una larghezza mai usata dai suoi predecessori e negli ultimi anni, con la crescente facilità dei viaggi, si videro arrivare nella cittadina, anche a gruppi numerosi, i pellegrini stranieri. L'ultimo soggiorno castellano di Papa Mastai durò dal 28 al 3l maggio 1869 e fu ispirato esclusivamente dal desiderio di venerare il miracoloso Crocifisso di Nemi del quale si celebrava quell’anno il secondo centenario. Erano gli ultimi mesi di vita dello Stato pontificio, che avrebbe visto la fine con la presa di Porta Pia, il 20 settembre 1870.
Anche se dopo il 1870 e fino alla Conciliazione i Papi non uscirono mai dal Vaticano, non per questo si interruppe il loro legame affettivo con la cittadina di Castel Gandolfo. Pio IX aveva accolto nel Palazzo, dopo il 1870, due comunità di clausura, una di Monache basiliane provenienti dalla Polonia russa, l'altra di Clarisse che avevano dovuto lasciare il loro convento di Albano per l'incameramento dei beni ecclesiastici. Papa Leone XIII Pecci (1878-1903) - che aveva donato alla Chiesa parrocchiale due artistici lampioni-candelabro che ne ornano il sagrato - chiamava amabilmente "Il piccolo Castel Gandolfo" il torrione delle mura di Leone IV in Vaticano, nel quale sostava qualche volta in estate. Pio X Sarto (1903-1914) e Benedetto XV Della Chiesa (1914-1922) fecero costruire due edifici che tuttora portano il loro nome, da destinare a case popolari per i castellani meno abbienti. Pio X fece pure allestire nel Palazzo un appartamento per il soggiorno estivo del suo Segretario di Stato, il Cardinale Raffaele Merry del Val che vi trascorse periodi di circa un mese, tra agosto e settembre, dal 1904 al 1907.
Pio XI Ratti (1922-1939) può considerarsi il primo Papa dei tempi moderni ad aver soggiornato a Castel Gandolfo. Compiuti in tempi brevi gli indispensabili lavori di riadattamento della antica residenza, i suoi soggiorni, dai due mesi iniziali, arrivarono fino a sei mesi l’anno, dal 1934 al 1938. Nell'appartamento papale Pio XI fece costruire una nuova Cappella privata e vi fece collocare la riproduzione del quadro della Madonna di Czestochowa, dono dei vescovi polacchi, mentre le pareti laterali furono affrescate dal pittore Rosen di Leopoli con due fatti di storia antica e recente della Polonia: da una parte la resistenza di Czestochowa nel 1655 contro gli svedesi di Gustavo Adolfo e dall'altra la vittoria di Varsavia contro i bolscevichi del 15 agosto 1920, denominata "miracolo della Vistola". Pio XI aveva infatti trascorso in Polonia gli anni dal 1918 al 1921, prima come Visitatore e poi come Nunzio Apostolico. Dal Palazzo di castello, al tramonto della sua giornata terrena, il Papa levò più volte la voce per denunciare le nefaste dottrine del nazionalismo razziale, giungendo, nel memorabile radiomessaggio del 29 settembre 1938, ad offrire la sua vita per salvare la pace.