Stato della Città del Vaticano
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10 maggio 2007

CONFERENZA ALLA SOPHIA UNIVERSITY DI TOKIO

10 MAGGIO 2007


        

1. INTRODUZIONE

Mi sento molto onorato di poter oggi parlare in questa celebre Università giapponese, che per l’alta qualità dei suoi docenti e per le sue irradiazioni culturali, è motivo di giusta fierezza per il Giappone, per la città di Tokyo e parimenti per la Chiesa Cattolica e per la Compagnia di Gesù.

 Esprimo il mio ringraziamento al Presidente Yoshiaki Ishizawa per l’invito a parlare oggi a questo distinto uditorio.

 Saluto cordialmente tutti i presenti, in particolare S.E.R. il Nunzio Apostolico, l’Arcivescovo Mons. Alberto Bottari de Castello.

 Prima di partire da Roma ho avuto occasione di informare il Santo Padre Benedetto XVI, ed egli mi ha incaricato di portare a tutti i docenti e studenti della Sophia University ed a tutti i presenti a questo colloquio il suo deferente, cordiale saluto e la sua benedizione apostolica.

2. COLLOCAZIONE ISTITUZIONALE E CONSISTENZA ATTUALE DELLA DIPLOMAZIA VATICANA.

Il tema, che mi è stato proposto, si inserisce nel grande contesto della realtà della Chiesa Cattolica. Essa è una realtà sociale facilmente determinabile.  Secondo i dati del nuovo Annuario Pontificio, i cattolici nel mondo sono 1.115 milioni, ed il loro aumento in Asia nello scorso anno è stato del 2,71%, contro l’ 1,18% della popolazione; il numero dei sacerdoti è di 406.411; il numero dei candidati al sacerdozio è di 713.000, con una percentuale del 26% di studenti asiatici; le religiose - il cui ruolo nella Chiesa non può essere sufficientemente apprezzato -  sono 823.000; i membri degli Istituti secolari 29.000. Ciò detto devo però aggiungere che la Chiesa Cattolica, nel suo essere più profondo,  è una realtà spirituale che nasce nella fede ed è ultimamente conoscibile non in base a dati statistici, ma solo alla luce della fede.

 La diplomazia della Santa Sede, di cui intendo parlare, è soltanto un aspetto, tra i tanti, della struttura della Chiesa e del servizio della Sede Apostolica in seno alla realtà totale - spirituale e sociale -  della Chiesa.  La mia esposizione intende comunque limitarsi a parlare della diplomazia vaticana nella concretezza della sua realtà, così come conoscibile anche a chi non è addentro a problematiche propriamente teologiche (1). E vorrei cominciare presentando brevemente la consistenza attuale della presenza diplomatica della Santa Sede nella società internazionale d’oggi .

            I Paesi che intrattengono piene relazioni diplomatiche con la Santa Sede sono 175; ad essi va aggiunto il Sovrano Militare Ordine di Malta. Sono inoltre rappresentate da Missioni Speciali la Federazione Russa e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, guidate rispettivamente da un Ambasciatore e da un Direttore (2).

 Le Rappresentanze Pontificie presso gli Stati, con un Nunzio Apostolico stabilmente residente, sono al presente 101. Se ne deduce che per ricoprire tutti i paesi che hanno relazioni diplomatiche con la Santa Sede, non pochi Nunzi sono titolari di diverse sedi.

 Molto rapido è stato lo sviluppo della Rappresentanze della Santa Sede presso le Organizzazioni Internazionali: la prima fu aperta nel 1949; attualmente sono 15 (3), così che una presenza stabile della Santa Sede è riscontrabile nei più importanti organismi internazionali.(4)

 Varrà la pena di rilevare che la Santa Sede intrattiene un così vasto sistema di rapporti diplomatici con un personale estremamente ridotto. Tutti i Nunzi Apostolici – come sopra riferivo – sono un centinaio; mentre i Rappresentanti presso gli Organismi Internazionali sono 12. Il Personale diplomatico subalterno, ossia quello che presta servizio nelle sedi diplomatiche della Santa Sede, conta 142 ecclesiastici. Essi appartengono a 50 nazioni. Questa singolare internazionalità del corpo diplomatico della Santa Sede, mentre risponde ad un auspicio del Concilio Vaticano II circa la composizione degli organi centrali della Chiesa (cf. Christus Dominus, n. 10,1), riflette anche quella prerogativa della Chiesa che lo stesso Concilio qualifica come “un  germe validissimo di unità … per tutto il genere umano” (Lumen Gentium, n. 9,2).

 La possibilità di operare su di un raggio così vasto con un personale così ridotto e con mezzi così scarsi è dovuta in buona parte all’attiva collaborazione delle Chiese particolari che mettono sovente a disposizione delle Rappresentanze Pontificie sacerdoti o religiose locali sufficientemente qualificati, che vi operano come membri del personale amministrativo e tecnico, e sostengono così i Rappresentanti Pontifici nello svolgimento dei loro compiti.


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Causa di Beatificazione e di Canonizzazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II

 

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