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11 novembre 2007

OMELIA TENUTA NEL SANTUARIO
DELLA MADONNA DEL BUON CONSIGLIO

Domenica, 11 novembre 2007, ore 10


1. Ricordo di aver letto, qualche tempo fa, la risposta di una nota scienziata alla quale era stata posta questa domanda: “Secondo lei, che cosa c’è oltre la morte?” Risposta: “Nulla! I nostri atomi andranno a formare altri oggetti”. Una risposta non nuova, in realtà, perché non risulta diversa da quella dei Sadducei, di cui oggi ci ha parlato il Vangelo, i quali negano “che vi sia la risurrezione”.

L’insegnamento che Gesù ci dà è ben diverso. Lo abbiamo sentito: “Quelli che sono giudicati degni dell’altro mondo e della risurrezione dalla morte, sono uguali agli angeli, sono figli di Dio e non possono più morire”.

2. Su questo chiarissimo insegnamento di Gesù, il Maestro, vorrei fare due brevi considerazioni.

La prima. Le sue parole rivelano il vero significato prima che della morte stessa, di tutta la nostra esistenza. Ciascuno di noi ha in sé un valore che non si dissolve con il cadere della nostra breve giornata terrena; e le nostre azioni del momento presente – di oggi – gettano un ponte che oltrepassa l’abisso oscuro della morte. Il discepolo di Gesù sa di essere l’uomo del presente e del futuro. Chi accetta la parola di tale maestro può dirsi una creatura della speranza.

La seconda considerazione.
Le parole di Gesù non intendono certo presentare una consolazione a poco prezzo. Gesù parla anzitutto di quelli che “saranno giudicati degni dell’altro mondo e della risurrezione”, e fa poi riferimento alle parole di Mosè di fronte al roveto ardente. Mosè chiama il Signore “Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”;  e Gesù commenta: “Il Dio non dei morti, ma dei vivi”. In altre parole noi saremo giudicati degni della risurrezione, se di noi si potrà dire in verità  che siamo entrati nello stesso rapporto con Dio che avevano Abramo, Isacco e Giacobbe. E qual è questo rapporto? E’ il rapporto della fede. Abramo, Isacco e Giacobbe sono i nostri padri nella fede. E’ la fede che ci fa entrare in  rapporto con  il “Dio dei vivi e non dei morti”. La fede è infatti un aprirsi a Dio, lasciare che la sua parola ci guidi, cioè lasciare che la vita di Dio – già ora, già ora! – diventi la nostra.

Quando ciò avviene, anche noi veniamo confrontati come Mosè con il “roveto ardente”: Dio è infatti  quel fuoco inestinguibile di verità e di amore che misteriosamente, ma infallibilmente, conduce la nostra vita come quella dei Patriarchi e di Mosè: la rinnova, la libera, la conduce alla terra promessa.

La rinnova: perché Dio è costantemente al fianco di chi a lui si affida; egli soccorre il misero, solleva chi è caduto. Dio è fedele e non abbandona mai.

La libera:
perché Dio smaschera ed abbatte tutti i falsi ideali di fronte a cui si prostrano i servi del mondo. Egli dona la libertà dello spirito, che è la sorgente di ogni altra libertà.

E la conduce alla Terra Promessa: che non è un illusorio paradiso terrestre, ma è – già ora – una comunione di grazia, una vita partecipe dell’amore di Dio, generoso, fecondo, gioioso. Anche nel sacrificio, anzi proprio nel sacrificio, che Dio rende fecondo di vita. E anticipa così la gioia senza ombre della vita eterna, quando saremo “uguali agli angeli”.

3. Cari fratelli e sorelle!
Noi siamo oggi nel Santuario della Madonna del Buon Consiglio. Dai Vangeli risulta che Maria ha dato un solo consiglio. Lo diede alle nozze di Cana, quando venne a mancare il vino. Maria allora indirizzò i servi della mensa a Gesù, dicendo loro: “Fate quello che egli vi dirà”. Consiglio davvero buono, perché sulla parola di Gesù l’acqua venne trasformata in vino, e la gioia degli sposi e dei commensali venne salvata ed accresciuta.

Anche a noi oggi Maria dà lo stesso consiglio. Ci invita a fare nostro ciò che Gesù ci dice. Le parole di Gesù sono parole grandi: perché vere e profonde. Non lasciamoci sedurre dai falsi maestri: dai maestri del “nulla”. Nei nostri cuori e nella nostra vita sia ben  impresso quanto Gesù oggi ci ha detto: “Dio non è il Dio dei morti, ma dei vivi, perché tutti vivono per lui”.

  Gesù è il Maestro della vita.


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Causa di Beatificazione e di Canonizzazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II

 

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