15 agosto 2007
Omelia per la Solennità dell'Assunta 15 Agosto 2007
Santuario di Varallo-Sasio (Vercelli)
1. Quando noi contempliamo i misteri della nostra Fede - per esempio il Natale di Gesù, o l'istituzione dell'Eucaristia, o l'Ascensione di Nostro Signore - abbiamo sempre di fronte a noi le narrazioni dei Vangeli o parole di Nostro Signore, a cui possiamo ritornare con la mente e soprattutto col cuore, e così dare vita ai nostri pensieri, ai nostri sentimenti. Questo non sembra avvenire quando noi - come facciamo oggi od ogni qualvolta giungiamo al quarto mistero glorioso del rosario - contempliamo il mistero dell'Assunzione di Maria Santissima al Cielo. Gli scritti del Nuovo Testamento non ne parlano.
Certo, che cosa essa significhi lo sappiamo bene, per fede, dalla Tradizione e dal Magistero della Chiesa. Il dogma dell'Assunzione, proclamato da Pio XII nel 1950, definisce infatti che l'Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, terminato il corso della sua vita terrena, fu assunta in corpo e anima nella gloria del Cristo risorto. Questo significato ci è ben chiaro. Ed anche le molteplici implicazioni di così grande verità non ci sfuggono. Ce le ricorda con bellissime parole il prefazio della Messa di oggi: nell'Assunzione di Maria si manifestano la primizia e l'immagine della Chiesa, Dio rivela il compimento del mistero della salvezza e fa risplendere per il suo popolo pellegrino un segno di consolazione e di sicura speranza. E' per noi anche facile comprendere come dalla verità dell'Assunzione di Maria risplenda la grandezza della persona umana, non solo nell'anima ma anche nel corpo, la mirabile dignità della donna, ben più, come si apra l'orizzonte di tutta la storia dell'uomo, chiamato ad essere partecipe - già ora inizialmente, ma poi totalmente - del pieno splendore della vita stessa di Dio.
2. Tutto questo è vero e consolante; ma ancora non svela il rapporto intimo tra la vita terrena di Maria e la sua partecipazione in anima e corpo alla gloria del Cristo risorto e asceso al cielo, sin dal termine della sua vita terrena, e non - come vale per tutti gli altri salvati da Cristo - dal momento della risurrezione dei corpi, alla fine dei tempi, quando - così professiamo nel Credo - Cristo Signore verrà a giudicare i vivi ed i morti, e ci sarà la risurrezione della carne e la piena partecipazione alla vita eterna.
Un pensiero, mi sembra può aiutarci a comprendere: ed è la radicale continuità - più propriamente, la germinale continuità - tra la vita terrena del credente e la vita futura. L'Apostolo Paolo nella sua prima lettera alla Chiesa di Corinto, per spiegare la nostra vita futura dopo la risurrezione della carne, scrive: "Si semina nella corruzione, risorge nell'incorruzione; si semina nell'ignominia risorge nella gloria; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale" (1 Cor 15, 42-44).Con queste parole ci viene rivelato che v'è una continuità individuale tra la vita terrena e quella futura, così come tra il seme e la pianta che da esso nasce. Questo vale per tutti; ma non dispensa dalla corruzione del sepolcro. In Maria invece v'è sì questa stessa continuità, ma in lei v'è anche qualcosa di unico e di proprio della sua realtà individuale, qualcosa che lascia ben comprendere come essa potesse, anzi dovesse, essere sottratta alla corruzione del sepolcro. Una duplice essenziale caratteristica di Maria ci è indicata, in simbolo, dalla prima lettura, tratta dal libro dell'Apocalisse: "Si aprì il santuario di Dio nel cielo, e apparve l'arca dell'alleanza" L'arca dell'alleanza, fatta costruire da Mosé, era un'arca costruita con legno incorruttibile rivestito d'oro, e conteneva le tavole della legge, cioè la Parola di Dio, affidata al suo popolo, per la sua salvezza e la sua libertà, prima nel duro percorso del deserto, e poi nella terra del riposo, la terra promessa, dove scorre latte e miele. Nell'arca dell'alleanza si può ravvisare un simbolo assai appropriato di Maria, concepita senza peccato originale - causa prima della corruzione della morte - e splendente di grazia; essa, nel suo grembo verginale, ha custodito con ineffabile amore la Parola di Dio, non scritta su tavole di pietra, ma lo stesso Verbo eterno del Padre, che in lei si è incarnato e fatto uomo per dare a noi libertà e salvezza nella vita presente e nella futura. E per questo ben comprendiamo come il Prefazio di oggi esclama: "Tu non hai voluto, o Padre, che conoscesse la corruzione del sepolcro colei che ha generato il Signore della vita". Qui, indubbiamente, nella verginale divina maternità di Maria a cui era ordinata la sua stessa concezione immacolata, è la ragione, non ravvisabile in altra creatura umana, dell'Assunzione al cielo di Maria, in anima e corpo, al termine della sua vita terrena. Come abbiamo sentito dall'Apostolo Paolo nel brano della sua lettera ai Corinzi che ci è stato presentato come seconda lettura, v'è un "ordine" nella partecipazione alla risurrezione di Cristo: tutti i salvati "riceveranno la vita in Cristo", partecipando della sua risurrezione, ciascuno però nel suo ordine; ed era più che congruo che Maria, per prima ed immediatamente al termine della sua vita terrena, fosse resa partecipe della "primizia", del frutto benedetto del suo seno, il Redentore dell'uomo.