18 ottobre 2007
Inaugurazione della mostra
“APOCALISSE – L’ ULTIMA RIVELAZIONE”
18 ottobre 2007
Salone Sistino - Musei Vaticani
Saluto cordialmente l’Eminentissimo Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, gli Eminentissimi Cardinali e gli Eccellentissimi Vescovi presenti, gli Eccellentissimi Signori Ambasciatori presso la Santa Sede, le Autorità dello Stato italiano e della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, ed i responsabili degli enti che hanno contribuito alla realizzazione di questa iniziativa, così pure quanti sono convenuti all’apertura di questa mostra dal titolo “Apocalisse – Ultima Rivelazione”, e a tutti do un cordiale benvenuto.
1. Apocalisse significa “rivelazione”, ma si tratta in realtà di una rivelazione che svela, ma non toglie veramente il velo, bensì offre una serie di segni, visioni, immagini e parole, che nella incredibile forza della loro “oscura espressività” ci spingono ad inoltrarci nel senso ultimo del mistero della storia umana.
Di tale mistero stanno come sentinelle i sette candelabri d’oro, cioè le sette Chiese, ovvero la Chiesa nella sua totalità, poste all’inizio della rivelazione, che trapassano, per così dire, nella visione finale della città senza tempio, perché tutta tempio, ed il passaggio storico avviene nel dramma della lotta dell’odio verso Dio, culminante, dopo inenarrabili vicissitudini tra cielo e terra, con il crollo di Babilonia, immensa città, potente città, con la sconfitta del grande drago, del serpente antico, Satana, prima in cielo e poi in terra, e nell’avvento della Gerusalemme celeste, la Sposa dell’Agnello, visione beatifica dell’umanità aperta e pronta al trionfo dell’amore di Dio. E’ una storia scandita da ritmi ricorrenti ed incalzanti ed insieme fluenti come una colata lavica, accompagnati dal frastuono di una voce possente come quella di molte acque e da suoni terribili di trombe e da cori di infinita esultanza.
Apocalisse, Rivelazione: come può essere rivelazione un enigma che necessita di una segreta chiave di lettura, ed essa è data ed inserita nella profezia stessa, ma è accessibile solo a chi “custodisce” le parole profetiche del libro e adora Dio solo.
2. Le opere presentate in questa mostra non sono né potrebbero essere una illustrazione continua dell’universo visionario dell’Apocalisse di Giovanni. Sono piuttosto tentativi di autori di epoche diverse e di differenti aree culturali intesi a visualizzare e quasi ad afferrare momenti e frammenti del testo profetico, per introdurre alla contemplazione, o forse solo per sollecitare il confronto con il testo, come in un primo avviamento verso la porta del mistero.
3. Il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano è grato al Comitato di S. Floriano, ed in particolare al Reverendo Don Alessio Geretti, per il coraggio e la tenacia con cui hanno realizzato una mostra di così grande ambizione iconografica e teologica.
I Musei Vaticani, partecipando con alcune opere proprie ed accogliendo, dopo quella di Illegio, una seconda edizione della mostra in questo Salone Sistino, ne hanno in qualche modo sigillato la validità.
Non dubito che i visitatori sapranno lasciarsi interpellare dalla potenza dei messaggi veicolati dalle opere d’arte qui esposte.
A tutti auguro una visita interessante e stimolante.