21 dicembre 2007
OMELIA PER LA S. MESSA IN PREPARAZIONE AL NATALE AI MUSEI VATICANI
21 dicembre 2007 – ore 8:00
1. A leggere i giornali ed a sentire le notizie della Radio e della Televisione, non può sfuggire a nessuno che lo stato d’animo generale è piuttosto, anzi, molto depresso. Sono passati i tempi dell’euforia. Le statistiche italiane parlano di una condizione quasi melmosa della società. La situazione internazionale politica, economica e finanziaria è pessima, ed appare peggiorare di giorno in giorno.
E forse anche il clima umano all’interno dei nostri Musei, che pure dovrebbe rispecchiare la bellezza che ci circonda ed i buoni rapporti di impiego, non è esaltante.
2. In questa situazione, che ci tocca tutti, udiamo il messaggio della parola di Dio.
E’ un messaggio di gioia!
Da dove deriva questa gioia?
2a. Sofonia ci dice: “Il Signore è in mezzo a te”. Dio non è la soluzione escogitata per le vie senza uscita. Non è il Deus ex machina. No! Se lui è al nostro fianco le difficoltà non scompaiono, ma il Signore ci dà la forza per sostenerle e superarle. Colui che ci ha creati sa di che cosa abbiamo bisogno. Come dice il Salmo. “In Deo meo transiliam murum (Con il mio Dio salterò il muro)” (2 Sam 22, 30). Ed il Profeta ci ha detto: “Non lasciarti cadere le braccia”. “E’ un salvatore potente”. “Gioisci, figlia di Sion!”
2b. Il Vangelo secondo Luca, a sua volta, riferisce come Elisabetta sente il bambino sussultare di gioia nel suo grembo e dice, a gran voce, a Maria: “Beata te che hai creduto, perchè si adempirà ciò che ti è stato detto dal Signore”. E’ la prima delle beatitudini evangeliche, e riecheggia quella del Profeta Geremia: “Benedetto l’uomo che confida nel Signore” (Ger 17, 7). E’ la beatitudine della fede! Ed anche Gesù, quando opera i suoi miracoli, dice: “La tua fede ti ha salvato”. La fede è fonte di salvezza e della gioia che ne deriva: essa unisce il credente all’onnipotenza amorevole di Dio.
E’ vero, certo, che Dio è presente a noi anche se noi non accettiamo di essere presenti a lui, ma solo quando noi ci apriamo a lui nella fede – anche se non per merito nostro, ma per la sua grazia – solo allora egli compie in noi la sua opera di salvezza, di vita, di gioia.
3. Questo messaggio, che è quello liturgico di oggi, e quello del Natale, e di tutto l’anno liturgico, offre una risposta, anzi, la risposta - non consolatoria, bensì risolutiva - non solo ad una situazione occasionale, come quella che ho indicato all’inizio, ma alla nostra situazione esistenziale, a ciò che noi siamo, al nostro confrontarci con la nostra storia ed il nostro destino.
Di qui la domanda che dobbiamo porci: “Avverto, riconosco la presenza di Dio nella mia vita? Rispondo con fede alla sua parola?”
Se in me c’è scontentezza per come vivo, per ciò che passa nel mio animo, e sono incline a diffondere intorno a me non luce, ma malumore, mi devo porre qualche questione, o forse devo porre me in questione: non vedo i segni – sì, i segni – della presenza di Dio nella mia vita? O la mia risposta è distratta e quasi incurante ed incoerente?
4. La Parola di Dio che abbiamo ascoltato, il Natale che stiamo per celebrare, ci interpella e sollecita da noi una risposta. La situazione sarà pur lamentevole; ma:
“Dio è in mezzo a te”. Ti è offerta la gioia della fede.
La risposta di Maria può essere la nostra.
La Chiesa ce lo annuncia, perché possiamo essere tutti partecipi di una grande gioia.
Dio, ha detto il Profeta Sofonia, vuole esultare di gioia per noi. Egli ci rinnovi con il suo amore.