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22 dicembre 2007

OMELIA PER LA S.MESSA IN PREPARAZIONE AL NATALE
DELLA DIREZIONE  DI SANITA’  ED IGIENE


Domus S. Marthae

22 dicembre 2007 – ore 18


1. La Profezia e la sua realizzazione. E’ di questo che ci ha parlato oggi la Parola di Dio.

La Profezia è l’annuncio  di un segno di salvezza che Dio, di sua iniziativa, vuol dare al suo popolo , posto nel pericolo imminente dell’estrema rovina del Regno di David. Il segno è questo:”La Vergine concepirà, e partorirà un figlio che si chiamerà Emmanuele, Dio con noi”.

La realizzazione: la Vergine Maria, sposa ad un uomo giusto della Casa di Davide, Giuseppe, prima che egli la prenda con sé , si trova incinta per opera dello Spirito Santo; e l’Angelo annuncia a Giuseppe: “Chiamerai il nascituro: Gesù, perché salverà il popolo dai suoi peccati”. Questo avviene, annota l’Evangelista, in adempimento della Profezia. Il Figlio della Vergine Maria è lui, l’Emmanuele, Dio con noi.

2. Un aspetto della realizzazione della Profezia appare subito evidente: la realizzazione, nella sua sostanza e nelle sue modalità, sorpassa di gran lunga ciò che si poteva ragionevolmente attendere. E’ questa una caratteristica che sempre accompagna l’agire di Dio. Egli non solo mantiene la parola, ma va aldilà di essa.
Per realizzare la profezia basterebbe che l’Emmanuele sia Dio con noi nel senso di un uomo che ci fa sentire l’aiuto di Dio. Ma ciò che si realizza è ben di più. E’ Dio stesso: il Figlio Unigenito del Padre, Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero,  concepito per opera  dello Spirito Santo nel grembo verginale di Maria; ed egli è così Dio con noi, come più non potrebbe essere: è della nostra carne e del nostro sangue: nostro fratello.
Non basta: è con noi per noi. Dice l’Angelo: “Salverà il popolo dai suoi peccati”. Ed in qual maniera? Non secondo i criteri di giustizia umana, sia pur attenuata ed addolcita da uno spirito di clemenza, ma secondo criteri di giustizia divina, cioè di Grazia: distruggendo nella propria carne - dell’Emmanuele, dell’Agnello immacolato - la barriera del peccato che ci separa da Dio, ed introducendo anche noi, con la forza di un amore irresistibile, nella vita di Dio. E in lui noi diciamo a Dio: “Padre!”  - Inaudito.

Ed è con noi, ancora, perché resta con noi. “Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei secoli”: sono le parole di Gesù prima della sua Ascensione (Mt 28, 20). Può consumarsi e finire questo universo, ma il Dio con noi resta con noi, sempre: per salvarci dal peccato, fonte prima di ogni dolore e della morte, e renderci partecipi della vita di Dio.

3. Dobbiamo scendere al concreto.

Come posso io verificare questa presenza di Dio, questo suo essere in Cristo il Dio con noi, con me? Questo può avvenire solo ascoltando, guardando, vivendo.

A) Anzitutto dunque ascoltando. Dio parla. La sua parola, consegnata nella Scrittura, si fa viva nella Chiesa, così come noi oggi l’abbiamo ascoltata. Gesù ha detto:“Chi ascolta voi, ascolta me” (Lc 10, 16). Ma bisogna porgere l’orecchio. Dio non parla nel tumulto umano. Parla nel silenzio del cuore. Che si apre nell’umiltà, e cerca di capire. E prega Dio di parlare. Come il fanciullo Samuele: “Parla, Signore, che il tuo servo ti ascolta”.

B) Ascoltando e guardando. Bisogna guardare alla storia del mondo e della Chiesa, dei peccatori e dei santi; ma anzitutto bisogna guardare alla propria vita. Il Signore si fa a noi presente non con visioni, ma con “segni”. Perché solo i segni sono adeguati a far comprendere una realtà trascendente. Gli stessi miracoli operati da Gesù durante la sua vita terrena, nei Vangeli vengono chiamati “segni”. I segni presenti nella nostra vita non saranno miracoli, ma possono essere non meno eloquenti. Le vie per le quali siamo stati condotti dalla Provvidenza, le persone che abbiamo incontrato, le parole che ci sono state dette e ci hanno fatto pensare, le ispirazioni stesse che noi abbiamo sentito sorgere, e tornare, e muoverci nell’intimo. Non vedi l’impronta del passaggio di Dio, che ti è venuto incontro? Perfino gli stessi sbagli che abbiamo commesso, sono stati da lui trasformati in occasione di nuovi incontri con Dio. Non è vero?Perché in Dio tutto è grazia.

C) Ascoltando, guardando e vivendo. La voce del Signore si allontana (o sembra allontanarsi), e la sua luce si affievolisce (o sembra affievolirsi), se noi non lo accogliamo nella nostra vita: con una risposta umile, generosa, coerente, e paziente, disposti ad iniziare sempre di nuovo, nonostante le nostre debolezze o cadute, nonostante la notte in cui il nostro spirito può entrare. Il Signore è con noi nella nostra debolezza. Egli è il medico di cui hanno bisogno gli ammalati, non i sani; è venuto a chiamare i peccatori, non i giusti (cfr. lc 5, 31). Egli sa misurare ogni nostro sforzo; non nega mai l’aiuto della sua grazia. Mai abbandona, se non viene abbandonato.

Vivendo - Il Signore è con noi in particolare, è proprio al nostro fianco, quando ci è offerta l’occasione – ma è lui che ce la offre! - di essere d’aiuto ad altri. Ed allora percepiamo, come lui stesso ha detto, che “v’è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20, 35). Perché è allora che è con noi e ci è vicino, ci apre il cuore e la mano. Ed avvertiamo in noi qualcosa di alto, di giusto, di buono, di degno d’essere vissuto. E’ Dio con noi.

4. E questo è l’augurio che possiamo farci a vicenda in questo Natale. Dal grembo purissimo di Maria, dal suo amore riceviamo il suo Figlio Gesù, che ci salva dai nostri peccati; e ci invita ad unirci a lui - come in questa celebrazione - nella realtà sostanziale e personale del suo essere  nell’Eucaristia: Dio con noi.

La gioia e la gratitudine per questo dono inondino la vita di tutti voi e dei vostri cari.


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Causa di Beatificazione e di Canonizzazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II

 

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