29 dicembre 2007
Una luce amica. Questa è l’impressione che si risveglia sempre in me quando penso al carissimo Arcivescovo Mondello.
Siamo stati compagni di studi a Roma, nel Pontificio Seminario Lombardo, negli anni 1957-1960. Amico delicato e sorridente, studente esemplare, d’una intelligenza vivace, ma che in nessun modo voleva farsi notare ed ancor meno imporsi agli altri, sempre invece aperto ed invitante al colloquio. Impegnato nello studio teologico, ma soprattutto nella preparazione ad un sacerdozio pastorale. Era un amico la cui conversazione arricchiva nella mente e nello spirito.
Il Signore ha fatto poi maturare i doni di cui lo aveva arricchito - e ben evidenti per chi, come me, gli era compagno - nella sua successiva attività di insegnamento, di Vescovo ausiliare di Messina, di Vescovo di Caltagirone e di Arcivescovo di Reggio Calabria.
Il nostro servizio alla Chiesa ha poi preso vie diverse, venendo io inviato nel servizio diplomatico all’estero e nella Curia Romana; ma nei brevi ed occasionali incontri che mi fu dato di avere con lui, si rinnovava sempre in me la gioia di quel suo sorriso spontaneo e luminoso, che lascia trasparire un animo sempre giovane.
Il Signore lo ricompensi di quanto ha fatto con saggezza, tenacia e mitezza al servizio della Chiesa, e gli conceda di sentirsi sempre circondato dall’amore degli uomini e delle donne, dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose affidati alla sua cura di Buon Pastore.
Giovanni Card. Lajolo
Vaticano, 29 dicembre 2007