2 marzo 2007
Intervista del giornalista Francesco Agnoli a Sua Eccellenza Mons. Giovanni Lajolo per la rivista “Alpha Omega”
2 marzo 2007
1. Visto il Suo ruolo in passato di Ministro degli Esteri in Vaticano, può ricordarci la posizione della Santa Sede sulla guerra in Iraq e in Libano?
Sono ben noti gli sforzi che il Santo Padre Giovanni Paolo II fece, impiegando tutte le risorse della diplomazia vaticana e altre ancora, per impedire la guerra nel Iraq. Purtroppo non venne ascoltato. Dopo l’intervento militare nell’Iraq e la caduta del regime di Sadam Hussein, la posizione della Santa Sede fu che si doveva intervenire in tutti modi possibili per ridare l’Iraq in mano agli Iracheni, per una pacificazione interna e per un passaggio ad un sistema, per quanto possibile, democratico.
La situazione si è invece venuta incancrenendo sia per gravi errori interni, sia per indebiti influssi esterni. Allo stato attuale il problema principale consiste nel porre il Governo dell’Iraq in grado di avere il controllo dell’ordine pubblico. La strage quotidiana a cui assistiamo allibiti, non lascia prevedere un futuro prossimo migliore. Possiamo forse dire: per gli Stati Uniti la guerra non è ancora persa. La pace appare comunque lontana.
Sul Libano la posizione della Santa Sede è questa. Anzitutto il Libano deve essere lasciato ai libanesi. Tutte le recenti guerre in Libano sono state condotte da altri sul suo territorio. Anche per la guerra del Libano nel 2006 il Papa Benedetto XVI e la Santa Sede intervennero con tutti i mezzi perché l’azione militare iniziata nel mese di luglio cessasse immediatamente. I suoi ripetuti appelli, anche pubblici, non vennero ascoltati, nella illusoria attesa che l’azione militare intrapresa potesse essere portata a termine, raggiungendo lo scopo della liberazione dei soldati israeliani prigionieri e del disarmo degli Hezbollah. Nessuno di questi due scopi venne raggiunto. Vi furono invece migliaia di morti da parte libanese, e molti anche dalla parte israeliana, ed inoltre centinaia di migliaia di profughi, soprattutto nella parte libanese, e distruzioni di infrastrutture civili incalcolabili. Naturalmente i responsabili non saranno loro a risarcire i danni.
Il problema di fondo del popolo libanese è costituito dalle tragiche divisioni interne, che qui sarebbe troppo lungo analizzare; ma basterà tener presente che gli Hezbollah sono sciiti e riconoscono quindi la loro suprema guida spirituale nel Hayatollah iraniano Kamenei; e nell’Islam – come noto – non v’è separazione tra religione e politica. Di fronte alla determinazioe delle forze mussulmane, le divisioni interne al fronte cristiano hanno un che di assurdo e di angosciante. Il Libano è stato recentemente sull’orlo di una guerra civile; il pericolo non è scongiurato.
Oltre a ciò, non va dimenticato il grande residuo di profughi palestinesi, che continua a vivere accampato in Libano. Si tratta di circa 400-500 mila persone; per il loro stesso numero, essi non possono essere assorbiti dalla popolazione libanese, che non raggiunge i 4 milioni di abitanti, pena la totale alterazione dell’identità libanese; d’altra parte essi conservano un inalienabile diritto naturale, internazionalmente riconosciuto, di tornare nella loro patria: problema, questo, di cui nessuno conosce la soluzione.
2. Il Santo Padre Benedetto XVI L’ha nominata Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano e Presidente del Governatorato il 15 settembre dello scorso anno. Il termine “Governatorato” in italiano è alquanto insolito. Che cosa significa?
Sarebbe alquanto esagerato dire che in Vaticano c’è la separazione tra Chiesa e Stato … ma v’è certo una chiara separazione tra gli organi di governo dello Stato e quelli del governo della Chiesa. La Chiesa universale è governata e guidata dal Santo Padre, che, nell’esercizio del suo potere primaziale, si avvale della Curia Romana, articolata in Congregazioni, Consigli, Uffici e Tribunali, con la Segreteria di Stato come organo di coordinamento. Lo Stato della Città del Vaticano è invece da lui governato attraverso il Governatorato, a cui spetta il potere esecutivo nel territorio dello Stato e nei territori cosìddetti “extraterritoriali”, per esempio Castelgandolfo.