30 ottobre 2007
Presentazione del libro
“SISTINA SVELATA”
ICONOGRAFIA DI UN CAPOLAVORO
del P. Heinrich Pfeiffer
30 ottobre, ore 18
di Sua Eccellenza Mons. Giovanni Lajolo
Sono molto lieto per l’onore che mi è concesso di introdurre questa presentazione del libro del P. Heinrich Pfeiffer, S.J., Professore alla Pontificia Università Gregoriana, dal titolo: Sistina svelata – Iconografia di un capolavoro.
1. E’ un’opera di qualità.
Emerge anzitutto il valore dello scritto del P. Pfeiffer. Qundo si dice “Sistina” si intende per antonomasia “Michelangelo”. Bisogna esser grati al P. Pfeiffer per averci voluto presentare in quest’opera tutti gli affreschi della Cappella Sistina, anche quelli, con scene dell’Antico e del Nuovo Testamento, eseguiti sulle pareti laterali durante il pontificato di Sisto IV da altri, precedenti, grandi pittori - Pietro Perugino, Sandro Botticelli, Cosimo Rosselli e Domenico Ghirlandaio -. Anche questi dipinti da soli basterebbero a rendere celebre una chiesa. Il visitatore comune, nell’entrare nella Cappella Sistina, rimane, però, in qualche modo soggiogato dallo strapotere del verbo pittorico michelangiolesco, che crea un capolavoro unico nel suo genere nella storia dell’arte, costituendo una cesura epocale.
2. Mi ricordo che quand’ero giovane studente di teologia all’Università Gregoriana e seguivo, tra l’altro, le lezioni di filosofia estetica del Professor Johannes Lotz, mentre mi sentivo anch’io come ammaliato dalle rappresentazioni michelangiolesche, rimanevo in qualche modo “intrigato” da molti singoli elementi, ma da uno in particolare; ed era la connessione ideale ed estetica tra la parete di fondo con il Giudizio Universale e la terminazione della volta. Di una relazione e di una proporzione in pratica mi tornava arduo di afferrare il senso: tra quel grande Giona che chiude – e conclude – la volta, e che è oltre due volte più grande della figura del Cristo, e questa figura, che è il centro dinamico del Giudizio. M’era ben nota, è ovvio, la differenza di tempo delle due opere; ciò nonostante cercavo la chiave della connessione fra di loro. Forse, mi pareva, in Giona è la potenza del segno sempre presente, l’unico segno dato a questa “generazione perversa ed adultera – come dice Gesù (Mt 12, 30; 16, 4; cfr Lc 11, 29), cioè il segno della risurrezione di Cristo; mentre la realtà “segnata”- cioè la risurrezione della carne, - con il risorgere con Cristo degli eletti, a cui contrasta il risorgere dei reprobi per la loro “mors seconda” (cfr Ap 20, 14), che è il tema intrinsecamente connesso con il Giudizio, e che dà ad esso corpo – resta, in quanto evento futuro, disposta scenicamente, per chi l’osserva dall’entrata principale della cappella, come in un orizzonte più lontano, e quindi di altra dimensione figurativa, anche se di drammatica evidenza. L’opera del Buonarroti continuerà sempre a porre interrogativi; certo, ma con questo suo libro il P. Pfeiffer ci svela molti segreti dell’ammirabile composizione michelangiolesca, aiutandoci anzitutto a “guardare” e a “vedere”, con una attenta analisi iconografica di ogni elemento di questa; è un’analisi iconografica arricchita da una serie di notizie di carattere storico, dottrinale, allegorico e teologico – con particolare riferimento alla letteratura patristica e medievale - ed anche da sempre interessanti notizie di cronaca. Il testo, chiaro e molto piacevole a leggersi, ci fa penetrare nella dinamica e nello spirito dell’immane impresa creativa del Buonarroti.
Per il prezioso aiuto che il P. Pfeiffer offre alla comprensione dell’opera, dobbiamo essergli molto grati.
3. Oltre che per il commento del P. Pfeiffer, non posso non esprimere il più vivo apprezzamento alle direzioni editoriali di Jaca Book, della Libreria Editrice Vaticana e dei Musei Vaticani, nonchè alla curatela dell’opera affidata al Dott. Francesco Buranelli, ed al Prof. Roberto Cassanelli dell’Università Cattolica di Milano. Il libro è di alto pregio editoriale, estremamente suggestivo, presentato con una tecnica grafica di alta qualità e con riproduzioni che avvicinano all’occhio del lettore, e quindi alla sua comprensione ideale ed estetica, le figure, anche quelle secondarie, ormai riportate dai recenti restauri alla vivezza dei colori originali.
Il libro è il numero 1 della collana Monumenta Vaticana Selecta, per la quale la terza pagina di copertina già preannuncia il secondo su Le Logge di Raffaello. L’antico, la Bibbia, l’atelier, la fortuna, di Nicole Dacos. Così, mentre gustiamo a fondo questa ammirabile pubblicazione, possiamo già sapere che gli editori non ci vogliono ancora con questa lasciare sazi, e ci danno appuntamento ad un altro, speriamo non lontano, appuntamento culturale. Ovviamente la collaborazione tra istituzioni editoriali altamente qualificate non può che dare - ed eccone una prova - frutti buoni!
Grazie!