Stato della Città del Vaticano
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30 settembre 2007

DISCORSO PER IL GIURAMENTO DEI NUOVI GENDARMI

Piazzale del Governatorato, 30 settembre 2007


Eminenze, Eccellenze, Signore e Signori,

Ringrazio il Signor Ispettore Generale del Corpo della Gendarmeria, Dott. Domenico Giani, per le sue parole.

1 . Do a tutti un cordiale benvenuto. Ringrazio in particolare le loro Eminenze i Signori Cardinali Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Edmund Szoka, Presidente emerito del Governatorato – la cui presenza qui ci assicura ancora una volta della loro benevolenza, e ci onora.

Mi è particolarmente gradito salutare S.E. Mons. Fernando Filoni, Sostituto per gli Affari Generali  della Segreteria di Stato, con la quale il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano ha rapporti, che vorrei dire, in un certo senso privilegiati; le loro Eccellenze Mons. Angelo Comastri, Arciprete della Basilica Vaticana e Vicario Generale di Sua Santità per lo S.C.V., Mons. Piero Marini, Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie.

Un cordiale saluto al Col.  Elmar Theodor Mäder, Comandante del Corpo della Guardia Svizzera. La sua presenza qui in questa occasione, Signor Colonnello, è particolarmente apprezzata come testimonianza dei rapporti cordiali – e come potrebbe essere diversamente? – tra la gloriosa Guardia Svizzera ed il Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano.

Con un simpatico gesto di amicizia la banda dei Lancieri di Montebello dell’Esercito Italiano, sotto la direzione del Maestro  Fulvio Creux, è presente oggi in mezzo a noi ed ha eseguito con bravura l’inno pontificio all’inizio, mentre al termine si esibirà in brani musicali meno ufficiali. Grazie per questo gesto, che sappiamo apprezzare in tutto il suo significato nei cordiali rapporti esistenti tra l’Italia e la Santa Sede.

2 . L’atto che ha oggi luogo su questa piazza, tra il Palazzo del Governatorato e la cupola di San Pietro, è tanto solenne quanto impegnativo. E’ il giuramento di fedeltà al Romano Pontefice presentato dalle nuove leve del Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano.

Cari giovani, voi avete chiesto di entrare far parte di questo Corpo scelto. Il vostro desiderio si è realizzato. La vostra assunzione significa, come voi  comprendete, due cose:

Primo:  un atto di fiducia in voi. Siamo certi della vostra capacità e della vostra volontà di assolvere i compiti a cui siete chiamati nel corso della giornata, sia essa tranquilla o affollata di occupazioni, di tempo sereno o perturbato;

Secondo:  un impegno da parte vostra. Ad assolvere i compiti che vi saranno affidati, con personale dedizione e con bravura professionale.

3 . La responsabilità a cui venite chiamati, può essere considerata pari a quella di qualsiasi Corpo di Polizia: vigilare sull’ordine pubblico nei suoi vari aspetti, e tutelarlo. Per certi versi essa è posta a prova in maniera meno ardua, a motivo del ristretto territorio vaticano e del limitato numero di persone che vi vivono o operano. V’è qualcosa, però,  che rende la vostra responsabilità più grande, anzi, direi unica. E’ anzitutto il fatto che il vostro impegno ha come oggetto proprio l’ordine di questo Stato, minuscolo sì, ma caratterizzato da ineguagliabile patrimonio storico ed artistico e nel quale sono presenti Istituzioni centrali della Santa Sede. La Città del Vaticano è uno Stato, umanamente non potente, ma moralmente e religiosamente qualificato, e per questo attentamente osservato dalla pubblica opinione.  Su tutto ciò che in esso avviene e sull’immagine che esso dà, si fermano in maniera intenzionale od occasionale, palese od occulta, gli sguardi di molti: dei moltissimi amici che esso ha in tutto il mondo, ma anche di taluni che amici non sono. Ancor più: la qualità della vostra responsabilità è relativa a quella della finalità suprema del vostro servizio, che l’art. 1 del Regolamento Organico del Corpo della Gendarmeria dell’8 dicembre 1946 indicava nel “vigilare sull’incolumità della sacra ed augusta persona del Sommo Pontefice”. E’ questo un compito che non consente negligenza e che esige discrezione non meno che attenzione, e va svolto con decisione non disgiunta da garbo verso tutti e sempre nel rispetto dei compiti specifici della Guardia Svizzera ed in cordiale coordinamento con essa.

4 . Cari giovani, che oggi prestate il vostro giuramento di fedeltà al Papa!

Su di voi si posa lo sguardo paterno del Santo Padre nei suoi passaggi per il Vaticano, così come in Piazza S. Pietro e nei suoi spostamenti fuori della Città del Vaticano; e questo non può non essere per voi motivo di particolare compiacimento.  E su di voi è lo sguardo di tanti Vescovi e Cardinali a loro volta impegnati nel servizio della Santa Sede. Sappiatevi seguiti sempre con simpatia e fiducia. Siate sempre fieri del Corpo a cui appartenete, e consapevoli del valore spirituale del vostro servizio. Cresca in voi la reciproca amicizia, nel giusto rapporto tra giovani e meno giovani.
Nella celebrazione eucaristica, alla quale abbiamo partecipato questa sera alla grotta di Lourdes nei Giardini Vaticani, abbiamo ricordato S. Michele Arcangelo, vostro speciale patrono e la Vergine Santissima, Maria, Madre della Famiglia. Alla loro protezione siete affidati insieme a tutti i vostri cari. Questo valga a conservare sempre in voi anche quella giusta carica di ottimismo, che rende più leggere anche le giornate più dure.

5 . Il Santo Padre Benedetto XVI, informato del giuramento che oggi prestate, è oggi qui da noi rappresentato, come ho già detto all’inizio, da S.E. Mons. Fernando Filoni, Sostituto per gli Affari Generali. Prego Sua Eccellenza di rivolgerci il suo saluto e di comunicarci la paterna benedizione del Papa.

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