5 settembre 2007
OMELIA PER LA S. MESSA
IN SUFFRAGIO DI ALESSANDRO BENEDETTI
Chiesa del Governatorato S.C.V.
5 settembre 2007 – ore 12,30
Cari fratelli e sorelle,
Più fallace di ogni altra cosa
è il cuore
e difficilmente guaribile;
chi lo può conoscere?
Dio, il Signore, scruta la mente
e saggia il cuore,
per rendere a ciascuno secondo la sua condotta,
secondo il frutto delle sue azioni. (Ger. 7, 10)
1. Queste parole della profezia di Geremia sono l’unica risposta – mi sembra – ai tanti interrogativi che ci siamo posti di fronte alla morte del nostro fratello, collega, amico Alessandro. Interrogativi spontanei, ma certo vani di fronte al mistero del cuore dell’uomo, che solo Dio conosce, e di fronte al mistero della morte – impenetrabile sempre, ma per noi ora così sentito a motivo del gesto di Alessandro, che ha falciato il fiore della propria giovinezza. Interrogativi vani, perché non possono avere risposta.
Solo possiamo ricorrere alla misericordia di Dio, che scruta la mente e saggia il cuore. Noi sappiamo, sulla parola di Dio stesso, che la giustizia del suo giudizio è tutta sostanziata di misericordia: eterna è la sua misericordia; essa riempie la terra, ed è più alta dei cieli.
2. In questo momento è vivo in noi il bisogno di farci vicini, e di farci sentire vicini, a quanti sono stati colpiti, profondamente feriti dalla morte di Alessandro.
Ai suoi genitori anzitutto, da cui egli ha ricevuto il dono impareggiabile della vita, e poi quello dell’educazione, e quello dell’amore e di tante cose della vita, che solo essi conoscono.
Siamo vicini al Corpo della Gendarmeria: ai superiori, che avevano iniziato con lui un cammino di formazione professionale, con l’attenzione e la premura proprie della loro responsabilità; ai colleghi, soprattutto ai giovani che hanno condiviso con lui questa nuova esperienza di vita, con i suoi impegni, le sue promesse e le sue attese, colleghi, ma ancor più compagni, amici nella condivisione della giornata.
3. Sovente, quando scompare una persona a noi vicina, rimane in noi come il senso di un’occasione perduta. Potevo amarla di più, amarla meglio, farle percepire la mia amicizia, i miei sentimenti di stima, sì, il mio amore umano e cristiano. Perchè, certo, se uno si sente amato, a sua volta ama di più la vita. Le difficoltà del giorno, i timori per l’avvenire, le proprie delusioni, errori e sbagli: tutto assume un altro significato; perché si sa che, comunque sia, la propria esistenza “vale”, e non può essere né apparire insignificante. Mai: se c’è l’amore. E questo, mi sembra, deve indurre ciascuno di noi ad una domanda alla quale – a questa sì - possiamo e dobbiamo dare una risposta, anche se essa, per vero, non è facile; e la domanda è questa: “Che cosa manca, da parte mia, per far sentire a chi mi è vicino, a chi incontro, che egli per me conta, vale, e che in me ha una sponda sicura, e che , se la vita ha un peso, esso non sarà mai troppo grande, perché lo porteremo, lo portiamo insieme?”
Ogni morte di una persona a noi vicina, a noi cara, può, deve diventare uno stimolo di vita.
4. Ritorniamo al nostro Alessandro, che ora non può più contare su di noi, se non per la nostra preghiera, ma può contare – è la nostra fede – sulla misericordia di Dio. E per questo preghiamo:
“Padre, tu che scruti la mente e saggi il cuore,
Padre, perdona.
Gesù, Buon Pastore e porta dell’ovile,
tu che liberamente hai accettato la morte come pena per donare a noi lo Spirito della vita,
tu, fedele nel tuo amore,
non lasciare che sia strappata dalla tua mano una creatura redenta dal tuo sangue, da te raggiunta sulle sue vie solitarie, e che pure in te ha creduto, in te ha sperato e ti ha amato.
Maria, Madre della Famiglia, sulle tue ginocchia, insieme al tuo Figlio Gesù, accanto al tuo cuore amabile e misericordioso, noi poniamo Alessandro. Tu, che hai generato l’Autore della vita, liberalo dalle tenebre della morte ed introducilo nella comunione degli Angeli e dei Santi che vivono in Cristo.
Amen. Amen!”