8 dicembre 2007
SALUTO INTRODUTTIVO ED OMELIA PER LA SANTA MESSA DELLA SOLENNITA' DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE NELLA CHIESA DI S.MARIA DEL POPOLO
Carpineto Romano - 8 dicembre 2007
Saluto introduttivo
Sono molto grato al caro parroco di Carpineto Romano, Don Giuseppe Ghirelli, per l’invito che mi ha rivolto di celebrare oggi con voi la Solennità dell’Immacolata, e lo ringrazio per le sue amabili parole di accoglienza. Insieme a lui saluto cordialmente i sacerdoti concelebranti, il Signor Sindaco di Carpineto, le rappresentanze delle istituzioni civili ed ecclesiali, i collaboratori e le collaboratrici parrocchiali, e tutti voi, cari fedeli oggi qui presenti.
Ho accettato l’invito molto volentieri, oltre che per la spontanea ed amabile cordialità con cui mi era stato presentato, per due ragioni.
La prima è questa. E’ come un segno, per me, il fatto che il primo impegno pastorale, la prima celebrazione solenne, dopo che il Santo Padre Benedetto XVI mi ha annoverato tra i Cardinali, avvenga in questa Messa Pontificale, nella Solennità di Maria Santissima Immacolata, e proprio nella Solennità dell’Immacolata di quest’anno, in cui si aprono le celebrazioni del 150° anniversario delle apparizioni della Beata Vergine a Lourdes. Maria, Madre amantissima e misericordiosa, è stata la stella di tutta la mia vita e del mio servizio sacerdotale.
La seconda ragione è il fatto che Carpineto ha dato i natali a Leone XIII. Questo grande Pontefice fu una luce donata da Dio al mondo all’inizio del secolo XX. Egli fu un pastore che diede nuova speranza e nuovo slancio a tutta la Chiesa. Sono lieto di aver anch’io occasione di rendergli questa testimonianza.
E ora, sollevando il nostro sguardo a Maria, l’Immacolata, entriamo in questa celebrazione eucaristica. Guardando a lei, tutta pura e luminosa di grazia, si fa viva in noi la consapevolezza ed il dolore per i nostri peccati, ed il desiderio che lo Spirito Santo purifichi il nostro cuore.
Chiediamo quindi umilmente perdono al Signore.
Omelia
1. Quando Don Giuseppe venne a trovarmi in Vaticano il 12 novembre, e mi fece vedere questa immagine della Madonna che venerate a Carpineto, percepii, come in una improvvisa illuminazione, che essa non è una delle tante, e pur belle, raffigurazioni dell’Immacolata. Essa ha qualcosa di singolare. Non è superiore e distante; è superiore e vicina. Ha due occhi che non ti perdono mai di vista, ed un volto sorridente ed invitante, quasi a dire:” Perché esiti? Perché temi? Di te so tutto, ed io sono con te!” E le sue mani sono in atteggiamento di preghiera, ma quasi invitante ad unire alla sua la nostra. Non sono chiuse, quelle mani, sembrano invece voler racchiudere qualcosa, qualcosa che non si vede, che non si può vedere: è il tuo cuore, i tuoi dolori, la tua vita, la tua famiglia. La vita di ciascuno di noi. Con quello sguardo e con quelle mani essa ci unisce a sé, al suo cuore. Ci fa suoi. E questo è proprio dell’Immacolata!
Immacolata: che cosa vuol dire? Significa che Maria è tutta ed esclusivamente di Dio dal primo momento della sua concezione, cioè del suo esistere terreno, senza quella contaminazione di peccato, di disobbedienza e di egoismo, derivata a tutto il genere umano dal peccato dei progenitori, Adamo ed Eva, di cui ci ha parlato la prima lettura. E a qual fine questo suo privilegio? Perché Maria potesse essere tutta e totalmente di Cristo, il Figlio di Dio e suo, ed in Cristo anche tutta nostra. La Concezione Immacolata di Maria ha infatti uno scopo preciso: quello di prepararla alla maternità verginale e divina di Nazareth e di Betlemme e poi alla maternità-martirio, maternità ecclesiale, del Golgota, quando dalla croce Gesù la dà come madre all’Apostolo Giovanni, e la fa, così, madre di tutti i redenti, Madre della Chiesa. Maria, l’Immacolata, chiamata, con questa sua prerogativa, ad essere Madre di Cristo e di ciascuno di noi, di tutti noi, in Cristo ci avvolge, per così dire, nella sua santità. Ci raccoglie sotto il manto della sua immacolata purezza. E per questo noi la invochiamo, proprio lei, l’Immacolata, come “Rifugio dei peccatori”; noi, peccatori, siamo associati a lei nella grazia. E comprendiamo come di tutti Paolo possa dire, come abbiamo sentito dalla sua lettera agli Efesini, non solo di Maria, ma anche di noi, peccatori: “In lui – in Cristo – Dio Padre ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi ed immacolati nella carità … a lode e gloria della sua grazia”.
2. L’Immacolata è – se mi è consentito dire – incisa nel corpo vivo di Carpineto.
Davvero è “Maria del Popolo”. Il voto del 1657 ha segnato un momento forte della storia del paese: di dolore, di speranza ed infine di gioia. Ma esso è il riconoscimento che vi era già, e da gran tempo, un rapporto profondissimo; ed esso venne mantenuto e crebbe, segnato proprio nella carne degli abitanti, con il digiuno annuale di un giorno, liberamente accettato da ogni famiglia, e con l’offerta dell’olio per la lampada votiva: quasi ad indicare un vincolo personalissimo e sentito con amore, qual è il digiuno, e ad impegnarsi in una testimonianza pubblica, qual è l’offerta dell’olio che alimenta la lampada, perchè della luce di Maria sempre si allieti la vostra giornata. E così di generazione in generazione il vincolo non si è attenuato, ma è cresciuto. E nei giorni lieti come in quelli tristi, nell’ esultanza delle celebrazioni festive come nel pianto per le sciagure che accompagnano inevitabilmente il nostro pellegrinaggio terreno, Maria è stata vicina, ha sostenuto, incoraggiato, consolato, sollevato. Una sola cosa con voi, come voi con lei, l’Immacolata, Madre amatissima “Consolatrice degli afflitti e Rifugio dei peccatori”, come appunto diceva l’unanime delibera comunale di quel 6 dicembre 1657.