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10 maggio 2008

DISCORSO AL COMUNE DI GRIGNASCO
IN OCCASIONE DEL CONFERIMENTO DELLA CITTADINANZA ONORARIA A SUA EMINENZA IL CARD. GIOVANNI LAJOLO

Sabato 10 maggio, ore 11



Illustre Signora Sindaco,
Signori Assessori e membri del Consiglio comunale,
Reverendo Signor Arciprete,
Signore e Signori,


1. Sono lieto e commosso per l’onore che il Comune di Grignasco ha voluto farmi, conferendomi la cittadinanza onoraria.

Penso che il culmine dei miei rapporti personali con Grignasco sia facilmente ravvisabile nel 1°maggio 1960 - festa civile del lavoro e festa religiosa di S. Giuseppe lavoratore –, quando ebbi la grazia di celebrare la mia Prima Messa, nella splendida Chiesa parrocchiale di Grignasco. Ero un sacerdote venuto fuori, per così dire, dalla popolazione di Grignasco, un frutto delle sue “radici cristiane”, se mi è consentito di usare qui la celebre espressione di Giovanni Paolo II. Qui, a Grignasco, trascorsi la mia infanzia fino a quando entrai in Seminario; qui ritornavo sempre con incontenibile gioia durante le vacanze estive.

Dopo l’ordinazione sacerdotale, gli studi all’estero e gli impegni al servizio della  Sede Apostolica mi hanno tenuto lontano dal “mio paese”, a parte qualche fuggevole visita. Ma non mi lasciavano lontano il pensiero, l’affetto, i sogni – e non intendo i sogni nel senso metaforico, ma proprio i sogni del sonno notturno -: quanto spesso essi mi hanno fatto tornare a questa bellissima terra ed a questa cara popolazione, che mi aveva visto crescere a partire dai primi giorni di vita. Come potevo non portare in cuore questo borgo, con la sua parte antica con i selciati delle vie ombrose e le fragranze di una vita più raccolta e quasi schiva, e la sua parte nuova, estesa al piano ed aperta ai rapporti più diretti ed ai ritmi più celeri dei nuovi tempi. Come dimenticare queste dolci colline, ed il Fenera, il primo dei monti verso le Prealpi, con le sue misteriose caverne, ed il fiume Sesia, con il suo amplissimo letto, biancheggiante di sassi e verde di boschi, e le sue acque, sì talvolta gonfie e limacciose e furiosamente travolgenti, ma per lo più tranquille e, a quei tempi, limpide - così limpide che le lavandaie vi andavano per i loro bucati -, e sulla cui riva la Colonia Elioterapica (così si chiamava allora) ci accoglieva ragazzi per le nostre brevi – ahimè troppo brevi – vacanze. Come non ricordare le scuole, quelle comunali, come quelle del Monastero, con i loro insegnanti sempre impegnati con grande dedizione e capacità pedagogica; sono essi che, prolungando quasi la funzione della famiglia, ci introducevano nelle prime nozioni del sapere, ci istillavano il senso della responsabilità e ponevano in noi anche le prime insostituibili basi di civile convivenza ed accendevano nei nostri spiriti le prime scintille dell’amore per la Patria.

Qui a Grignasco potei vedere da vicino che cos’è il lavoro, in particolare il lavoro operaio. Mio Papà, medico condotto di Grignasco, era soprattutto il medico dei lavoratori e degli operai. Ricorderò sempre le operaie che vedevo uscire dalla Filatura, al termine del loro turno di lavoro, e tornarsene a casa pedalando vigorosamente sulle loro biciclette, sempre vestite con una loro curata eleganza, naturale espressione della loro consapevole dignità. Qui potevo ammirare, già nello stesso cortile della casa in cui abitavo, in via Roma n.1, l’impegno degli artigiani grignaschesi, veri artisti del legno e creatori di mobili d’arte, tanto rinomati, che negli anni ‘50 Grignasco poté organizzare diverse Fiere del Mobile.

E la stessa frequentazione delle belle Chiese del Paese, così come i non molti, ma significativi artisti  che in Paese vivevano - valga per tutti lo scultore Fantini e l’indimenticabile figura di Franco Pizzotti - mi collocavano in un ambiente umano/religioso, civile e culturale - che educava spontaneamente al senso dei valori alti, al giusto, al bello, ed al gusto dell’arte.

2. Tante altre cose vorrei dire, ma che posso ben tralasciare, perché, se sono diventate così preziose alla mia memoria, ben più esse sono sempre rimaste presenti alla vostra vita quotidiana, senza per questo mai scadere - nonostante quella consuetudine che tutto può rendere ovvio - nella vostra considerazione ed attenzione.

Sempre viva infatti da parte della cittadinanza, come delle amministrazioni comunali, è stata la cura assidua ed amorevole, anzi, fiera, di tutto ciò che fa di Grignasco  quel centro di vita dove i rapporti umani  sono così sentiti e vivaci, e dove gli ideali civili offrono, come sempre hanno offerto, un contributo essenziale alla crescita umana ed urbanistica del Paese: crescita sollecitata sempre, nel corso della sua storia,  oltre che dalla naturale intelligenza e vivacità della popolazione, dai due poli preminenti della sua vita pubblica: la Chiesa ed il Municipio.

Per vero, non sempre i rapporti tra questi due centri sono stati armoniosi come al presente, perché anche Grignasco vive nel grande flusso della vita nazionale, con le sue tensioni e contrapposizioni ideali e politiche; ma essi riuscivano però poi sempre a ricollegarsi, ricomporsi, ad armonizzarsi; ed a me sembra che nei più recenti decenni, tra Parrocchia e Comune si sia istaurato, ed ormai consolidato, come un cordiale senso di collaborazione, nell’attento rispetto delle reciproche autonomie, collaborazione animata da una chiara volontà comune: operare per il meglio del Paese, cioè per la popolazione di Grignasco. Di questo mi felicito vivamente.


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Causa di Beatificazione e di Canonizzazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II

 

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