Stato della Città del Vaticano
IT  EN FR DE ES 

12 dicembre 2008

DISCORSO IN OCCASIONE DEL CONFERIMENTO
DELL’ONORIFICENZA DELLA REPUBBLICA DI CROAZIA
A S. EM.ZA IL CARDINALE GIOVANNI LAJOLO

12 dicembre 2008


Eccellentissimo Signor Ambasciatore, Prof. Marin,
Eccellenze,
Monsignori,
Signore e Signori,

ringrazio per le amabilissime parole dell’Ambasciatore Marin. Più che esprimere miei meriti, esse significano gli eccellenti rapporti tra la Repubblica di Croazia e la Santa Sede, e l’atmosfera di sempre viva cordialità che ha caratterizzato i nostri incontri personali da quando ho avuto l’onore di incontrare per la prima volta il Signor Ambasciatore, all’inizio del suo accreditamento presso la Santa Sede, nel dicembre 2004. Per il grande onore che mi è riservato con la presente onorificenza, non potrei, infatti, presentare sufficienti credenziali, ma solo i nostri rapporti amichevoli e, se mi è permesso, una mia sincera partecipazione umana per la lunga, sofferta e fiera storia della Croazia e del suo popolo.

Il popolo Croato è un popolo slavo, ma è divenuto un erede di romanità, da quando i Croati, all’inizio del VII secolo, iniziarono a stanziarsi nell’attuale territorio, che abbraccia l’Illiricum, provincia già attribuita, intorno al 60 a.C., a Cesare nella divisione che avvenne  con Pompeo e Crasso, poi provincia imperiale della Dalmazia. Le impressionanti vestigia del grande Palazzo di Diocleziano a Salona ne sono ammirevole testimonianza. S.E. l’Ambasciatore Marin mi parlava, con giustificata fierezza, del fatto che il Museo Archeologico di Split, già da lui diretto dal 1988 al 2004, conserva la raccolta più ricca di epigrafi romane al di fuori di Roma.

Sono però sicuramente soprattutto i vincoli della romanità cristiana che avvicinano il popolo Croato alla Roma dei Papi ed alla Sede Apostolica. Ne ho potuto essere testimone di persona nella visita ufficiale, così ricca di incontri ed emozioni, che ho avuto il privilegio di avere in Croazia nella mia qualità di Segretario per i Rapporti con gli Stati, all’inizio di giugno del 2006. Potei allora constatare come il seme evangelico gettato dai SS. Cirillo e Metodio, nel sec. IX,  era caduto in terra buona.
Se dovessi dirvi quale fu, di quella mia visita, il momento che più rimarrà vivo nei miei ricordi, ebbene, devo dirvi che è stato quello in cui ho potuto vedere le crudelissime ferite ancora aperte nella città martire di Vukovar, in particolare nella Chiesa dei SS. Filippo e Giacomo, come anche il momento di preghiera nel Cimitero Memoriale; è  là il pianto dei parenti di vittime, sopra tutto di giovani, ma anche la loro preghiera a Dio, Padre di ogni consolazione. In quei luoghi, così segnati, ho potuto percepire ancor più acutamente l’importanza del lavoro per la pace: un lavoro che deve essere comprensivo di fronte ad ogni legittima istanza, ma anche realisticamente consapevole delle realtà negative dell’uomo, un lavoro che deve saper essere paziente, e direi, quasi ostinato – più ostinato delle forze maligne che sempre la minano. Le notizie e le immagini che ci sono giunte da altri continenti, nelle settimane passate, ci fanno comprendere come la pace sia sempre un fiore delicato, sempre in pericolo, sempre bisognoso di attenzioni e di cure.

La Croazia non è solo un Paese di varia e suggestiva bellezza, ricco di paesaggi terrestri e marittimi che richiamano turisti dall’estero, con località e città di eccezionale bellezza ed interesse storico ed artistico - basti ricordare Dubrovnik -. E’ soprattutto un Paese con un meraviglioso capitale umano, che porta dentro di sé le impronte della sua ultramillenaria storia, che lo ha visto partecipe di diverse vicissitudini nei rapporti con Stati vicini: dal Friuli al Regno d’Italia di Teodorico, al Regno Franco, alla Repubblica di Venezia, all’Ungheria, all’Austria, alla Serbia, all’Italia, ed infine con gli altri Stati balcanici della Jugoslavia comunista. Vicessitudini che non hanno spento la sua cultura, la quale, sia pure non senza sofferenze, si è invece arricchita di molteplici elementi, che essa ha saputo assorbire nella sua unità spirituale.

Ora, con le sue nuove strutture politiche, con il suo sentire europeo, potrà dare un originale contributo ad una più compiuta fisionomia dell’Unione Europea, e con gli altri Paesi membri, come con altri Paesi della ex Jugoslavia, operare in una ritrovata e rinnovata concordia politica internazionale: una politica che – per superare le fasi altalenanti delle contingenze economiche e sociali - non potrà non avere come suo primo postulato il ripudio di ogni violenza bellica, e la ricerca di soluzioni negoziate, direttamente o con l’aiuto di istituzioni internazionali, in ogni conflitto di interessi; e come suo scopo ideale - con la messa in comune di quei valori civili e cristiani che si sono sedimentati nell’anima di tutti i Paesi europei - la realizzazione di un nuovo disegno politico, grande insieme e a misura delle comunità locali e della persona umana.

Questo – lo so – è il dichiarato e reale spirito che guida oggi le grandi scelte di politica estera della Croazia. Il mio augurio è dunque che tali progetti possano ottenere ogni successo, nella condivisa soddisfazione dei suoi partner internazionali, come certo è nel cuore di tutti i Croati – e negli auspici della Santa Sede.

Grazie ancora per quest’alta onorificenza, che accetto con piacere, e con soddisfazione tanto più grande quanto minori sono i miei meriti.


Pagina 1 di 1
Causa di Beatificazione e di Canonizzazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II

 

Sito Ufficiale »
Mappa del SitoDisclaimer | FAQ | Informazioni Utili | News | Staff  | © 2007-11 Uffici di Presidenza S.C.V.