16 dicembre 2008
4. Ma vorrei tornare a parlare più direttamente del Natale.
Quando ci avviciniamo al presepe, come oggi in questa grande sede del Ministero, o come nelle nostre più umili case, tanti pensieri e sentimenti si affollano nel nostro cuore. Noi avvertiamo la forza fresca e vivificante che viene dall’umiltà, dalla purezza e dolcezza della Sacra Famiglia, dal suo abbandono sereno e fiducioso nella mano della Provvidenza che la guida; e diventiamo consapevoli dei veri valori della vita, che, appunto perché veri, sono al contempo umili e grandi, danno luce al momento presente, ma vanno al di là della giornata terrena.
Avvicinandoci a Betlemme, noi dovremmo quasi sentire l’umile e stupenda fragranza del pane. Sì, perché Betlemme in ebraico (bēt laehaem) significa “Casa del pane”. Ed il pane che là si prepara è Gesù, pane di vita: “Io sono il pane di vita - dirà Gesù - il pane vivo disceso dal Cielo, perché chi lo mangia non muoia, ma abbia la vita eterna. Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (cfr. Gv 6, 48-51).
5. Ed è la realtà di questo pane, che ci viene da Betlemme, che noi viviamo ora nel mistero dell’Eucaristia. L’umiltà dell’Eucaristia è l’umiltà di Dio, che nasce uomo da Maria Vergine a Betlemme, e che si avvicina a noi nell’umiltà dei segni, così poveri e così nobili, del pane e del vino, “frutto della terra e del lavoro dell’uomo”, come diciamo al momento dell’offertorio nelle celebrazioni eucaristiche. Di questo pane dobbiamo nutrirci, se vogliamo vivere di Dio. Per questo Dio si è fatto uomo a Betlemme: per essere il nostro pane.
Non altro che questo - non meno che questo! - è il significato del Natale.
Ed è anche il mio augurio:
per ciascuno di voi e per tutti i vostri cari.