Stato della Città del Vaticano
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17 novembre 2008


3.3. In riferimento ad essi, ciò che la Chiesa richiede è, in fin dei conti, una cosa sola: libertà. Esemplifico:

Libertà di religione: la Santa Sede la considera come la libertà più importante ed anzi il fondamento di ogni altra libertà, perché essa riguarda il rapporto più importante che la persona umana può avere, cioè il rapporto con Dio. Connessa con questa libertà è la libertà di culto, come è facile comprendere, e inoltre la libertà di parola, la libertà di insegnamento, la libertà di azione caritativa, la libertà di comunicazione tra la Chiesa locale e la Santa Sede, ed infine, la libertà di gestire il proprio patrimonio liturgico, culturale ed artistico. Tutto ciò, beninteso, nel rispetto delle giuste leggi dello Stato ed in armonia con esse. Questa libertà – che è parte della libertà dei figli di Dio – è affidata, come ho detto, anzitutto alla tutela ed alla promozione dei cristiani stessi e dei Pastori, che li rappresentano; ma in alcuni Paesi, a seconda delle circostanze, può essere il Sommo Pastore stesso della Chiesa, che interviene in loro appoggio, operando a livello di rapporti diplomatici.

3.4. Uno degli strumenti particolari che la Santa Sede ha usato, a livello diplomatico, nell’intervenire nei diversi campi a cui ho accennato, è dato dai Concordati. I Concordati sono accordi internazionali tra la Santa Sede ed i singoli Stati: dove va notato – lo ripeto - che “Santa Sede” non vuol dire “Stato della Città del Vaticano”, ma - aggiungo - anche dove “Stato” non vuol dire “Governo”. I Concordati hanno una storia lunga e complessa, che gli studiosi generalmente fanno cominciare con il Concordato di Worms tra il Papa Calisto II e l’Imperatore Enrico V del 1122, e si estende fino al più recente Accordo concordatario, con la Bosnia Erzegovina del 19 aprile 2006. Attualmente sono in vigore oltre 150 tra Concordati veri e propri, ed Accordi concordatari, alcuni di questi anche con Stati musulmani.

Per quanto concerne l’Italia, i rapporti concordatari sono iniziati con il Concordato Lateranense dell’11 febbraio 1929, il quale è stato modificato con l’Accordo del 18 febbraio 1984 e dal successivo Protocollo sui beni ed enti ecclesiastici del 15 novembre 1985. A questo proposito ritengo non superfluo ricordare una cosa ovvia. Tutte le norme del Concordato e del successivo Accordo di modificazione riguardano la presenza della Chiesa in Italia, e non hanno alcun rapporto diretto con lo Stato della Città del Vaticano; per cui anche - sia detto per inciso - il famoso “8 per 1000” concerne solo la Chiesa in Italia - con esclusione della Santa Sede - ed in nessun modo lo Stato della Città del Vaticano.

3.5. In un punto, né con l’accordo di modifica del Concordato Lateranense, né dopo, si è pervenuti ad una nuova disciplina: è l’assistenza religiosa nelle Forze Armate. Mentre si svolgeva il negoziato diplomatico tra il Governo italiano e la Santa Sede (io ero allora Segretario della delegazione vaticana) la pressione da parte di alcune forze politiche per pervenire ad una diversa regolamentazione in materia, certamente meno favorevole alla Chiesa, era forte. Ma gli alti gradi dell’Esercito, così come lo stesso Ordinariato Militare, non mancarono di far sapere di essere soddisfatti della regolamentazione già vigente, con quegli sviluppi e quegli aggiustamenti che via, via nel corso degli anni, erano stati introdotti di comune accordo. Ci si limitò quindi alla dichiarazione di principio dell’art. 11, N. 1, ed al generico rinvio del N. 2: “L’assistenza spirituale … è assicurata da ecclesiastici nominati dalle autorità italiane competenti su designazione dell’autorità ecclesiastica e secondo lo stato giuridico, l’organico e le modalità stabiliti d’intesa fra tali autorità”.

Desidero qui esprimere il vivo ringraziamento della Santa Sede, e mio personale per l’apprezzamento ed il sostegno che i nostri Cappellani Militari hanno sempre ricevuto, e continuano a ricevere, a tutti i livelli, dai quadri dell’Esercito Italiano, così come il compiacimento per il loro porsi, umilmente e generosamente, a fianco degli Ufficiali e dei Soldati, come appartenenti allo stesso grande e nobile servizio della nostra amatissima Patria, e ciò  sia all’interno dei confini dello Stato come nelle missioni di pace all’estero, non prive di grandi sacrifici.

Per quanto invece riguarda lo Stato della Città del Vaticano, le norme del Trattato Lateranense, che ad esso si riferiscono, restano intatte.

4.1. Fin qui ho volto lo sguardo all’attività bilaterale della Santa Sede. Ma non meno importante oggi è quella plurilaterale, in cui si tratta a livello mondiale o di regioni del mondo. Sono sedici le grandi organizzazioni internazionali presso cui la Santa Sede è rappresentata da un Osservatore Permanente, sovente con rango di Ambasciatore, e quindi di Nunzio Apostolico. Per esempio, l’O.N.U. a New York, gli Uffici delle Nazioni Unite ed Istituzioni Specializzate a Ginevra ed a Vienna, l’Agenzia  Internazionale dell’Energia Atomica, sempre a Vienna, gli Organismi delle Nazioni Unite per l’Ambiente e gli Insediamenti Umani a Nairobi, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale a Vienna, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) a Roma; l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) a Parigi; l’Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT) a Madrid, il Comitato Internazionale di Medicina Militare; e, a livello regionale (cioè delle regioni del mondo), il Consiglio d’Europa, con sede a Strasburgo, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa con sede a Vienna, l’Organizzazione degli Stati Americani con sede a Washington, l’Organizzazione della Lega degli Stati Arabi con sede al Cairo, l’Unione Africana con sede ad Addis Abeba. Questi sono i principali fori, dove, con trattative complesse, sovente estenuanti, e non sempre fruttuose, si cerca di dare soluzione ai diversi problemi che coinvolgono l’intera umanità e le popolazioni della regione.

4.2. E’ impossibile elencare qui tutti i grandi temi per cui la Santa Sede  vi è presente ed impegnata. Ne enumero solo alcuni, primari. Ed anzitutto quello primario della vita; inoltre i temi della pace, quello dello sviluppo, e poi tutti i temi degli “Obiettivi di sviluppo del millennio”, cioè di quelle otto grandi mete che l’O.N.U. ha proposto nel 2000 e che il mondo tutto dovrebbe raggiungere entro il 2015. La Santa Sede appoggia gli sforzi posti in atto per raggiungere tali nobili mete, anche se dissente quando i metodi non sono accettabili alla sua visione morale, non essendo rispondenti alla dignità della persona umana, per esempio quando sotto il titolo di “Salute riproduttiva” (reproductiv health) si vuol far rientrare anche l’aborto (in Italia  pudicamente chiamato interruzione volontaria della gravidanza), che il Concilio Vaticano II ha definito un “crimine nefando” (Gaudium et spes, n. 51). Sebbene la Santa Sede nella maggior parte delle Organizzazioni Internazionali sia Osservatore e non Membro, tuttavia ha la possibilità di far sentire la propria opinione, sovente per esplicita richiesta degli stessi Stati Membri.


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Causa di Beatificazione e di Canonizzazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II

 

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