20 dicembre 2008
OMELIA PER IL NATALE
DEI DIPENDENTI DEI SERVIZI SANITARI
Domus Sanctae Marthae
20 dicembre 2008 – ore 18
1. Ricordo di aver letto qualche tempo fa un ragionamento che intendeva dimostrare che Dio non esiste; ed il ragionamento era il seguente:
“Se Dio esiste, deve essere infinitamente potente ed infinitamente buono: ma non può esservi alcuna entità superiore a cui si possano attribuire entrambi questi attributi, perché se è onnipotente, certamente non è buono per il fatto stesso che lascia sussistere il male nel mondo; e se è infinitamente buono, certamente non è onnipotente, perché non riesce a vincere il male.”.
Che cosa rispondere a questo ragionamento?
Risponderei: oh, come non conoscete Dio! Il vostro ragionamento potrebbe avere una parvenza di verità, se la misura dell’infinito di Dio, sia per ciò che concerne la sua potenza, come per ciò che concerne la sua bontà, potesse ridursi alla misura della sapienza umana.
Ma così non è. Già nell’Antico Testamento, di fronte al mormorare del popolo, Dio aveva fatto sapere, attraverso il Profeta Isaia: “Le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri” (Is 55, 8-9)
2. Avvicinandoci ora al presepe di Gesù, lasciamo risuonare dentro di noi il brano del Vangelo che abbiamo appena ascoltato. Esso ci introduce proprio nelle vie – alte e misteriose - di Dio.
La sua infinita potenza è in questo parto di una Vergine, preannunciato dalla profezia di Isaia: “Il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, Dio-con-noi” (Is 7, 14). Un parto verginale non è nell’ordine della natura; ma chi ha creato l’universo, e lo regge nella sua mano, forse che non potrà più disporne liberamente? A Betlemme il Signore adempie la sua promessa con potenza sopranaturale, ma va ben al di là di ogni possibile attesa umana: perché – come l’Angelo annuncia - questo Figlio che nasce dalla Vergine Maria è nulla di meno che lo stesso Figlio di Dio; e le dimensioni del regno a cui è predestinato, saranno universali ed eterne.
E che dire della bontà senza limiti di Dio, come appare per aver egli scelto Maria, quella umile, ma casta fanciulla di Nazareth, non solo perché diventasse la Madre di Gesù - a Nazareth, luogo del concepimento, e a Betlemme - luogo della nascita, ma perché diventasse poi anche madre nostra e di tutti i credenti, sul Golgota, quando il Figlio suo ci affiderà a lei come madre nostra ed affiderà lei a noi come suoi figli? A Betlemme Gesù nasce, perché io, peccatore, possa essere costituito come fratello suo, figlio del Padre celeste.
Ecco: con l’Incarnazione del Figlio di Dio, nato da donna, Dio si manifesta infinitamente potente ed infinitamente buono. Nella verginità feconda di Maria, nella piccolezza, povertà, umiltà, fragilità di questo Dio Bambino, quale forza, quale amore! E’ Dio che salva l’uomo con l’uomo, non scavalcandone la libertà per sopprimerne l’inclinazione al peccato, ed invece coinvolgendolo nell’attuazione del suo stesso disegno d’amore e di salvezza. Queste sono dimensioni di potenza e di bontà divine, non umane!
3. Questa realtà di Dio resta, certo, un mistero di fede, e non lo si può comprendere usando criteri umani. Lo si può comprendere solo credendo alle parole dette dall’Angelo a Maria: “Nulla è impossibile a Dio”.
E’ questa stessa fede che Gesù poi, durante la sua vita pubblica, ha sempre richiesto ai suoi discepoli, così come a tutti coloro che ricorrevano a lui nel loro bisogno. E’ questa fede, che ci apre ad una nuova visione, spalanca nuovi orizzonti dello spirito, e ci fa così entrare, mente e cuore, con le nostre debolezze e le nostre virtù, con tutta la nostra vita, nelle dimensioni di Dio e del suo Regno.
4. Ricordiamocene, quando ci raccogliamo, con sempre nuova stupita gioia, di fronte al Presepe. La scena che vi si rappresenta ci fa vibrare di gioia, come per la nascita di ogni bambino; ma lì v’è di più, perché è Dio che nasce bambino; e noi ci sentiamo come avvolti da sentimenti di dolcezza, di purezza; e percepiamo la forza soave di un abbandono, fiducioso e sereno, alla volontà di Dio – certo volontà misteriosa, perché per il Figlio di Maria Dio promette un regno – come abbiamo sentito nel Vangelo -, ma incomincerà a realizzarlo, facendolo nascere in una stalla! E lì - di fronte al Presepe - avvertiamo una anticipazione della luce non umana, ma divina delle beatitudini che il Signore avrebbe proclamato nel Discorso della Montagna – beati i poveri, beati i miti, beati i puri! - e non possiamo non sentirci toccati.
Ma nella scena di quella natività, così umile e povera, è insita ancor più di una manifestazione dell’infinita potenza e dell’infinita bontà di Dio: lì traluce un fulgore – e noi ne veniamo fatti partecipi - del mistero sublime della Trinità beata:
- lì Dio si fa conoscere come il Padre, che ha tanto amato gli uomini, da dare ad essi il Figlio suo unigenito come loro fratello;
- lì si fa a noi vicino il Figlio eterno del Padre, Dio da Dio, che accetta su di sé il fardello della nostra natura umana, per farsi carico dei nostri peccati e della morte, che ne è il frutto, e vincerli - peccati e morte - insieme con noi con la forza del suo amore;
- lì è la forza dello Spirito Santo, che fecondando ed aprendo il seno puro di Maria, dà inizio alla nuova creazione e riapre per noi le porte del Paradiso, chiuse dal peccato dei progenitori.
E lì, nel Presepe di Betlemme, ci è dato di avvicinarci, con tenerezza sempre nuova, al frutto della fede di Maria. Ed essa, Maria, la Madre, unisce in un solo amore il suo piccolino, che da lei è nato e tiene amorosamente tra le braccia, e tutti e ciascuno di noi. Colui che è generato dal Padre nell'eternità, è nato da lei nel tempo: per noi!
Questa è la nostra fede! Non ha bisogno di dimostrazioni umane, perché ha di fronte a sé una manifestazione di potenza e di amore che può essere solo di Dio.
5. Ci ottenga Maria, dolcissima Madre di Gesù, e madre nostra, di essere anche noi, come lei, nella fede, strumenti umili e fiduciosi della volontà di amore dell'Onnipotente.
Christus natus est nobis.
Cristo è nato per noi: è il Messia preannunciato dai Profeti.
Puer datus est nobis.
Un bambino ci è donato: è l'Emmanuele, Dio con noi.
Venite, adoremus.
E' la gioia del Natale.