21 settembre 2008
3. Questo dunque è il significato delle stimmate di Padre Pio, per noi: un aiuto alla nostra debole fede. Ma che cosa significavano per lui? Non intendo riferirmi ai dolori sconvolgenti che procuravano nella sua carne quelle ferite, né all’indiscreta curiosità di molte persone, né alla pubblicità per la sua persona, a lui sgradita e penosa, né ai sospetti ed alle maldicenze a cui ho già accennato; anche questo significavano per lui le stimmate. Ma non a questo intendo ora riferirmi, ma a ciò che significavano per lui le stimmate in se stesse. Lo possiamo dire con le parole incisive ed eloquenti del apostolo Paolo all’inizio del brano della lettera ai Filippesi, che ci è stato letto: “Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno”.
Così il grande Apostolo.
Ascoltatene ora l’eco in queste parole che sono di Padre Pio:
Sì, io amo la croce, la croce sola; l’amo perché la vedo sempre alle spalle di Gesù. …Gesù solo può comprendere, e pena sia per me, allorché mi si prepara davanti la scena dolorosa del Calvario … Ma esser privato di soffrire non mi sento, mi manca la forza.
Padre Pio, in un vero suo inno alla croce, scrive:
Quanto è dolce … il nome della croce! Qui appiè della croce!; di qui si mettono le ali per elevarsi ai voli più eccelsi. Sia dessa croce anche per noi sempre il letto del nostro riposo, la scuola di perfezione, l’amata nostra eredità. A tal fine badiamo di non separare la croce dall’amore a Gesù: altrimenti quella senza di questo diverrebbe un peso insopportabile alla nostra debolezza.
Per me il vivere è Cristo. Potremmo dire che, come le stimmate di Padre Pio erano le stimmate di Cristo, così il suo sangue, così il suo dolore, così l’intimo sentire non solo del suo corpo, ma ben più del suo spirito, era un rivivere l’umana realtà redentrice del Cristo, in particolare l’angoscia mortale del Getsemani, lo strazio fisico e morale delle ore passate pendendo crudelmente inchiodato alla croce, ai cui piedi stava sua Madre, Maria, trafitta nel cuore innocente dalla spada profetata da Simeone. E’ di questa realtà viva di dolore che P. Pio viveva. E non lo rivelava forse - direi oltre, e ben più che attraverso le stimmate – nella sofferta, sublime semplicità con cui celebrava il sacrificio eucaristico? Ma, come Cristo, anch’egli passò incurante di sé e solo attento agli altri, piegato su ogni miseria umana, con infinita pazienza, con tenerezza materna, ma anche, quando ve n’era bisogno, con virile forza, come una mamma fa con i figli. “Per me il vivere è Cristo”. Il Cristo della Croce, ma anche il Cristo che egli andava generando con amore paterno e materno nelle anime.
4. Per me il vivere è Cristo e morire un guadagno. Il morire … un guadagno! Queste parole l’Apostolo le diceva pensando – come l’Apostolo Paolo - alla corona che lo attendeva: e che attendeva non solo lui, ma tutti coloro che aspettano con amore la manifestazione di Cristo (cfr. 2 Tim. 4,8). Morire: un guadagno? Sì, perché per chi muore con Cristo, si apre la porta alla vera vita, la vita del Cristo risorto.
Se c’è una lezione che appare evidente nella vita di Padre Pio è ben questa: vivendo del Cristo crocifisso, egli viveva già tutto nella dimensione della vita eterna. Il mondo incredulo e beffardo non può comprendere. Per esso è vero solo ciò che si tocca e si vede; ciò che appare ai sensi. Ma proprio per questo il mondo è stolto e cieco. Perché vede veramente chi ha gli occhi e la saggezza della fede, che gli fanno scorgere ciò che è al di là della scena di questo mondo, che passa. Che cosa c’è al di là delle fugaci apparenze terrene? Padre Pio, con la sua persona tutta sostanziata di ardente amore per Dio, per la sua stessa figura fisica e per le innumerevoli ore passate a contatto intimo con le anime che s’aprivano a lui, teneva gli occhi aperti e li faceva aprire alla verità della vera vita, quella del Cristo risorto. Con non molte parole, con il suo essere egli rendeva le anime partecipi del proprio slancio di amore verso il Cristo della croce e della gloria, della speranza e della gioia, che trasforma ogni dolore della vita e dà ad esso un senso e rende persino la morte un guadagno. Perché chi muore con Cristo, risorgerà con Cristo. E’ questa la fede, elementare e sublime, del nostro Battesimo. E’ questa la fede di cui ci nutriamo con gioia quotidiana e sempre nuova nell’Eucaristia. Non v’è speranza più certa e più gioiosa. A dire il vero, non v’è altra vera speranza ed altra vera gioia. Sì, è così: per coloro per i quali vivere è Cristo, e morire un guadagno.
5. Parlando dei nostri rapporti con i Santi, il Concilio Vaticano II, nella sua Costituzione Dogmatica sulla Chiesa, ha le seguenti parole, che sono così belle e consolanti, che desidero citarle alla lettera: “ Nella vita di coloro che, uomini come noi, sono trasformati più perfettamente ad immagine di Cristo (i Santi), Dio rivela in modo vivo agli uomini la sua presenza ed il suo volto. In loro è Dio stesso che ci parla ed offre un segno del suo regno… La solidarietà con i Santi ci congiunge con Cristo, fonte unica da cui promana la grazia e la vita del popolo di Dio… Questi amici e coeredi di Gesù Cristo…noi li invochiamo e ricorriamo alla loro preghiera ed al loro aiuto per ottenere benefici divini per mezzo di Gesù Cristo figlio di Dio e nostro Signore, unico salvatore e redentore (n. 50).
Questa è la dottrina; ben più, è l’esperienza! Quante persone si rivolgono a Padre Pio e trovano in lui l’amico buono, che le accompagna nel loro cammino, intercede per le grazie che esse umilmente attendono, e per le quali pregano, ma soprattutto il celeste patrono che le rafforza nella loro fede, e fa loro percepire la presenza di Dio nella loro vita. Perché è per la fede che esse possono godere di quella beatitudine che il Signore ha promesso: ”Beati coloro che crederanno anche senza aver visto”; è per la fede che si rinnova in esse, di giorno in giorno, la speranza, così che esse possano guardare con fiducia al di là della giornata presente. E’ per questa fede e questa speranza che possiamo vivere con gli occhi sempre rivolti al Padre, rivivendo noi la vita di Cristo, che dice: “La mia vita è compiere la volontà del Padre mio” (cfr. Gv 4, 34; 6, 38). V’è forse sorte più bella e, pur sotto il peso della croce, anzi, proprio per la forza della croce, anche umanamente più felice di chi, come Paolo, e come P. Pio, può dire: “Per me vivere è Cristo”? Un solo cuore, un solo volere, una sola vita, una sola speranza!
6. In Padre Pio abbiamo un esempio, un amico, un aiuto.
La sua umile figura risplendente delle piaghe gloriose di Cristo ci renda sempre più consapevoli della forza della nostra fede e della gioia della nostra speranza.
Ci aiuti ad essere come lui, testimoni umili, ma lieti, ma coraggiosi della morte di Cristo e della vita di Cristo che è in noi.
Per me infatti il vivere è Cristo, e il morire un guadagno.