23 agosto 2008
4. L’immagine che guardiamo è, infine, l’immagine della Madonna del Sangue. Esso sgorgò prodigiosamente quel 29 aprile 1494, non certo perché nella raffigurazione fosse insito alcunché di carnale, ma per portarci a comprendere il rapporto tra l’umanità della Sapienza del Padre e la storia umana, e proprio in ciò che questa ha di più misero e negativo - il peccato - e che essa, la Sapienza del Padre, trasforma con una nuova creazione in una vita nuova. Quel sangue che ha bagnato la fronte, il volto e la veste di Maria, vuole mostrare che cosa è il peccato. Perché il peccato appare in tutta la sua gravità dal Sangue di Cristo, sangue che per esso è versato. E’ il sangue del Figlio di Dio, della Sapienza del Padre, che imporporò la croce, e sgorgò dal cuore del trafitto; e fu versato, lo dice Gesù istituendo l’Eucaristia, e lo ripete la Chiesa ad ogni celebrazione, per la remissione dei peccati. Ed il Sangue del Figlio fu un’onda sola - di dolore e di amore - con il sangue del cuore della Madre. Simeone l’aveva predetto: Una spada ti trafiggerà l’anima (Lc 2, 35). Il sangue che colò dalla fronte della Vergine Madre il giorno 29 aprile 1494 e poi per due settimane, questo voleva farci sentire: che il peccato colpisce Dio al cuore, e lo fa sanguinare insieme al cuore di Maria. Sanguinare di amore.
Questo l’immagine della Madonna del Sangue vuol farci vedere, e toccare il nostro cuore, se il nostro cuore ha sentimenti umani. E’ un sangue che non grida vendetta, come quello di Abele, ma implora il peccatore – me peccatore! - di aprirsi alla vita di Dio, all’umanità della Sapienza del Padre; ed implora il Padre di dare il suo perdono e di accettare di nuovo nella sua casa me, peccatore ma sempre figlio suo, a lui caro, e a lui ancor più prezioso, proprio perché per me l’Agnello immacolato ha dato il suo Sangue, e Maria ha avuto l’anima trapassata dalla spada del dolore.
Non dimentichiamo, e non passiamo in seconda linea, come Figlio di Maria il Figlio di Dio sia appieno nella storia dei suoi fratelli dell’umanità. Il sangue del Figlio di Dio e di Maria non scende sulla terra senza mescolarsi in quel fluire di sangue che il peccato, vera sostanza dell’odio tra i fratelli, vera origine della morte, ha fatto e fa scorrere in tutti i tempi, in tutti i luoghi. Il Sangue che ha impregnato di sé l’effige della Sedes Sapientiae, della Maria lactans, ci è dato come segno manifesto, silenzioso e clamante; e vuole penetrare nel più profondo della nostra umanità, della nostra fede, della nostra pietà. Lì è tutto il significato del perché la Sapienza del Padre siede sul grembo della Madre, Maria.
5. Non posso terminare – scusate, cari fratelli e sorelle, se mi dilungo – senza fare accenno al un altro elemento pure ben visibile nell’effige della Madonna di Re: quelle tre rose che tiene in mano, anzi tiene a mano ben levata. Giustamente la Madonna di Re può essere chiamata la Vergine delle rose. Che cosa simboleggiano? E’ un simbolo in cui si possono leggere tante cose. Quando io ero in Seminario, si cantava un canto grazioso, che in semplici versi quinari diceva:
Quelle tre rose,
che tieni in mano,
dicon speranza,
fede e amore.
Sarebbero dunque le tre virtù teologali, fondamento di tutta la vita divina nell’uomo, che Maria ci presenta, ci fa vedere, e ci propone perciò a modello, mentre guardiamo a lei, che le ha vissute in maniera sublime: la fede nel suo sì all’annuncio dell’Angelo, la speranza nella sua viva attesa del Regno del Figlio anche nei momenti di persecuzione e di sua oscurità interiore sui disegni di Dio, la carità del suo amore silenzioso e bruciante ai piedi della croce. Quelle tre rose ci offrono il profumo della sua vita. E’ una interpretazione bella e legittima; ma a me piace di più vedere qualcosa di più semplice ed insieme più eloquente. Un mazzo di rose rosse lo si offre ad una persona, quando si vuol fare un gesto gentile, di simpatia, di partecipazione, o di amore. E tale mi pare essere questo gesto di Maria che tiene alte le sue rose, quasi prima di deporle, per metterle giù, sopra l’umiltà della nostra vita, e dirci così che essa ci ama, ed inebriarci del profumo dei suoi fiori, perché noi più gioiosamente la seguiamo ed accettiamo il suo amore. Amore di Madre, che conosce la nostra debolezza, ma anche, e soprattutto, come ogni mamma, i nostri lati buoni e le nostre capacità. E ci vuole attirare a sé. Ci ama come siamo. E’ così che ci da coraggio!