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24 agosto 2008 (Vinchio)

CONSEGNA DELLE CHIAVI DI VINCHIO

Vinchio, Piazza San Marco - 24 agosto 2008


Distinte Autorità, che ci onorate con la Vostra presenza,
Signor Sindaco, caro Arch. Laiolo,
caro don Aldo,
cari amici Vinchiesi,

è stata per me una sorpresa, una gioiosa sorpresa, quando il 18 luglio scorso ho ricevuto la lettera del Sindaco di Vinchio, che mi annunciava l’unanime delibera del Consiglio Comunale di concedermi le chiavi di Vinchio.

Questa gioia giunge ora alla sua pienezza con la consegna simbolica delle chiavi.
Grazie al Consiglio Comunale! Grazie a tutti i Vinchiesi! Sempre mi sono sentito di Vinchio, ed ora ancor più; mi pare quasi di avere le chiavi, più che delle mura, dei vostri cuori.

E per questo siamo qui riuniti oggi, sotto questo sole splendente, in questo incomparabile scenario delle nostre colline, incorniciate dalle Alpi – vedo da qui, con il dolce colle di San Michele l’ardito profilo del Monviso -  in festa, con gioia. Tutto il paese unito. Meglio, tutta la famiglia vinchiese è qua, perché ci sentiamo tutti dello stesso sangue.

I miei genitori, che diversi tra voi hanno conosciuto, ci tenevano molto che i loro figli si sentissero legati a Vinchio, cosi come nelle nostre vigne si legano i tralci. E pertanto, quand’ero ragazzo, passavo le vacanze a Vinchio, dai nonni paterni, in via Ramaudio, ma a Vinchio, ho trascorso anche tutto l’anno della terza elementare. La nostra maestra – la benemerita maestra Torretto - era molto esigente e cercava di tenerci a freno (come poteva). Ma fuori della scuola eravamo scatenati; e più di uno di voi, che mi eravate compagni di scuola, ricorderà  qualche nostra comune impresa tra l’arioso cortile di casa (che si congiungeva senza separazione con quello delle due famiglie Bertolino), tra la tranquilla strada sopra il Fossato (al “Fussó”) e le vigne ed i prati.

2. Pensando a Vinchio, non si può non pensare alla gente onesta e laboriosa che si guadagna il pane con il sudore della fronte, ma che, soprattutto, splende nella vita per quelle virtù umane, civili e religiose, che contraddistinguono la nostra popolazione. Sono  queste virtù, che si tramandano e si imparano nella famiglia, dalla madre, dal padre, dai nonni ed insieme dai fratelli, la vera sostanza e ricchezza spirituale del Paese. E’ soprattutto di queste virtù che Vinchio può sempre andare legittimamente fiera. Ed è per esse, anche, che sono sorte non poche personalità che hanno tenuto alto il nome di Vinchio in Italia.

3. Mi piace in questo momento ricordarne con voi alcune. Incominciamo con Fra’ Columba da Vinchio, su cui il nostro Prof. Franco Laiolo ha recentemente pubblicato un erudito volumetto. A questo Fra’ Columba da Vinchio, che visse nel secolo XIII, risalgono alcune tra le prime testimonianze sugli inizi del passaggio dalla lingua latina al vernacolo, cioè alla lingua italiana.

Ma veniamo a tempi più recenti. Non possiamo non ricordare il Prof. Francesco Vercelli, prestigioso Direttore dell’Istituto Talassografico di Trieste tra il 1921 ed il 1952, Accademico Pontificio, e membro fondatore del CNR (Centro Nazionale delle Ricerche), a cui giustamente Vinchio ha dedicato una piazza.

E poi il Venerabile Fratel Teodoreto, dei Fratelli delle Scuole Cristiane, maestro d’anime (che è l’arte più grande), ed apostolo della devozione al SS. Crocifisso.

Il Capitano Ettore Lajolo, che con impavido coraggio si lanciò contro il nemico  con il suo reggimento a cavallo per coprire le truppe italiane nella ritirata di Caporetto del 1917, riscattando - nella tragica sconfitta - con la sua vita l’onore del suo esercito; e con lui suo fratello Oreste, caduto coraggiosamente in prima linea in una precedente battaglia nel 1916: il primo medaglia d’oro, il secondo medaglia d’argento al valore militare. Ma a loro non posso non congiungere – come martiri di una sola causa, quella della Patria italiana – tutti i caduti di Vinchio durante le due guerre mondiali, giustamente commemorati dai monumenti di questa piazza. Ognuno dei nomi di questi ragazzi, più che sulla pietra, sta inciso nel cuore dei Vinchiesi.

In questo contesto mi è gradito ricordare anche Davide Lajolo, comandante nella resistenza partigiana, ardito ed astuto – non per nulla il suo nome di battaglia era Ulisse!-, ma che rimarrà nella storia di Vinchio non tanto per la sua lotta legata a contingenze prima guerresche e poi politiche, quanto per i suoi scritti su questa terra e su questa gente, che egli amava con virile tenerezza e di cui si fece sensibile interprete.

Dovrei ricordare non pochi validi professionisti usciti da questo Paese. E tra essi mi sia concesso di ricordare mio Padre, Carlo, medico, e mia Madre, Teresina, non meno apprezzata e ricercata come dentista; e poi tanti altri, che sarebbe troppo lungo elencare nominalmente: per tutti valga il nome del Prof. Rinaldo Bertolino, professore di Diritto, e, per due mandati, Rettore Magnifico dell’Università di Torino. Una menzione a parte – perché ritorniamo nell’ambito ecclesiastico - merita S. E. Mons. Giuseppe Cavallotto, del borgo vinchiese di Noche, già Rettore Magnifico della Pontificia Università Urbaniana a Roma, ed ora Vescovo delle Diocesi di Cuneo e Fossano.


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