Stato della Città del Vaticano
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24 giugno 2008

DISCORSO DI ACCOGLIENZA
DEL CARDINALE GIOVANNI LAJOLO
IN OCCASIONE DELLA FIRMA
DELLA CONVENZIONE POSTALE
TRA IL SOVRANO MILITARE ORDINE DI MALTA 
E LO STATO DELLA CITTA' DEL VATICANO


Palazzo del Governatorato - S.C.V., 24 giugno 2008



Eccellentissimo Gran Cancelliere,
Eccellenze,
Signor Ambasciatore della Repubblica Italiana presso la Santa Sede e presso il Sovrano Militare Ordine di Malta,
Signori,

Sono molto lieto di accogliere – insieme a S.E.R. Mons. Renato Boccardo, Segretario Generale del Governatorato ed al Reverendo Mons. Giorgio Corbellini, Vice Segretario Generale, ed agli altri Funzionari competenti del Governatorato, in questa sede del governo dello Stato della Città del Vaticano la Delegazione del Sovrano Militare Ordine di Malta, qui convenuta per la firma della Convenzione  per i Servizi Postali con lo Stato della Città del Vaticano.

Gli antichi e nobili legami di fede e di intenti, che hanno da sempre contraddistinto i rapporti tra la Santa Sede ed il Sovrano Militare Ordine di Malta, trovano oggi un nuovo suggello nel presente atto bilaterale con lo Stato della Città del Vaticano. Questo si estende, come diceva ai parroci di Roma il Sommo Pontefice Pio XI,  su “quel tanto di territorio che basti come supporto della sovranità stessa”:  territorio “ridotto a così minimi termini da potersi e doversi anch’esso considerare spiritualizzato dall’immensa, sublime e veramente divina spiritualità che esso è destinato a sorreggere ed a servire” (A.A.S.  Sermo ad parochos urbis et concionatores sacri temporis quadragesimalis, habitus die XI februarii 1929).

Se ciò vale dello Stato della Città del Vaticano, ancor più singolare, anzi unica, credo, appare la condizione del Sovrano Militare Ordine di Malta, il quale non ha in realtà alcun territorio proprio, per quanto minimo, ma, ciò nonostante, è internazionalmente riconosciuto come Ente Sovrano, dotato di sedi che godono di tutte quelle immunità ed esenzioni, che sono proprie degli Enti sovrani, di rappresentanze diplomatiche ed anche di un proprio servizio postale.

Negli anni recenti, direi soprattutto nell’ultimo decennio, assistiamo ad un rapido declino, che pare inarrestabile, dell’uso della lettera privata, sin dai tempi antichi veicolo di dialogo riflessivo su questioni pratiche come sugli affari del cuore oltre che della borsa, su alti problemi filosofici o teorici, come su rapporti politici: veicolo assunto nel corso della storia persino ad originale forma di letteratura d’arte. Chi non ricorda l’epistolario di Cicerone o di Madame de Staël o i romanzi in forma epistolare, come da noi in Italia Le ultime lettere di Jacopo Ortis del Foscolo?

La lettera è ora sostituita dall’e-mail e dagli SMS telefonici, che consentono – come si suol dire con nuova terminologia – una comunicazione in tempo “reale”, vale a dire immediata. Conseguenza inevitabile di tale sviluppo tecnologico è il crescente disinteresse per il francobollo, strumento escogitato in Gran Bretagna nel secolo XIX – il primo è il famoso penny black del 1840 – e poi diventato di uso comune, e quindi notissimo, e che favorì potentemente gli scambi epistolari, ma che ora, come detto, va riducendosi a strumento sempre meno necessario. Le residue lettere d’affari, che ancora vengono inviate per posta, non appaiono in realtà in diminuzione, ma esse non usufruiscono del francobollo, bensì dell’affrancatura automatica. Rimangono, per vero, le cartoline postali illustrate, la cui spedizione è favorita dal crescente turismo; ma esse costituiscono pur sempre solo una frazione minoritaria della tradizionale corrispondenza. Un’altra non trascurabile ragione della crisi del francobollo è insita nel lento, ma anch’esso inevitabile scomparire del collezionismo, legato com’è a persone inserite nella cultura di una determinata epoca storica, le quali vanno a poco a poco estinguendosi, lasciando il posto a giovani generazioni rivolte ad altri tipi di collezionismo. Non è detto però, che con l’evolversi della cultura, non rinasca anche il piacere del saper scrivere in maniera meno rudimentale  di quella delle cartoline e degli SMS telefonici (pur se talvolta assai colorita ed efficace); e che con tale auspicato rifiorire, non si ridesti anche il gusto per il francobollo. Il francobollo, inizialmente inteso solo come sigillo a testimonianza di una corrisposta tassa, si venne presto trasformando in un veicolo di trasmissione di immagini ed avvenimenti significativi dei Paesi di emissione, non privo di ambizioni estetiche ed anche artistiche. Di ciò è testimonianza anche il Museo Filatelico, aggiuntosi lo scorso anno alle più famose collezioni dei Musei Vaticani. Il francobollo è però ora chiamato a porsi sempre più come una nuova forma di miniatura o d’opera d’arte grafica, così da stimolare con maggior vivezza l’interesse non solo dei grandi amatori, ma del grande pubblico. Negli anni a venire se ne potranno seguire gli sviluppi iconografici e verificare la validità strumentale.

E’ sotto questo auspicio di nuovi positivi sviluppi degli scambi epistolari per posta che mi piace porre l’odierna convenzione.

Questa nostra convenzione intende comunque essere un valido strumento operativo che consentirà un più agevole interscambio postale tra le due Parti, e potrà essere, oltre a ciò,  un efficace ausilio per una costruttiva politica di reciproco interesse, non senza riferimento allo strumento stesso del francobollo.

Per questo ringrazio sinceramente le Delegazioni del Sovrano Militare Ordine di Malta e dello Stato della Città del Vaticano per il contributo da loro dato nel portare a compimento l’accordo che stiamo per firmare, il quale, non dubito, raggiungerà gli scopi prefissati.

Eccellenze, Signori,
grazie per la loro presenza e partecipazione a questo Atto.


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