24 maggio 2008
OMELIA NELLA FESTA DELLA B.V. MARIA AUSILIATRICE
Chiesa di S.Maria Liberatirce a Monte Testaccio, 24 maggio 2008
1. Siamo oggi, 24 maggio, nella festa di Maria Ausiliatrice, e quest’anno, anche ai primi vesperi della Solennità del Corpus Domini, la celebrazione più pubblica dell’Eucaristia da parte della Chiesa. Vorrei per questo proporvi un breve pensiero che congiunga la Madonna con l’Eucaristia.
2. Qualcuno forse potrà dire: sono due realtà così diverse! E’ ben vero; ma anche così indissolubilmente unite.
C’è un bellissimo inno eucaristico, che non pochi di voi conosceranno, che incomincia con queste parole: Ave verum Corpus natum de Maria Virgine ”Ave, o vero Corpo nato da Maria Vergine”. Ecco la connessione intima, indissolubile. Colui che noi adoriamo nell’Eucaristia e riceviamo nella Comunione è infatti Gesù, non solo nella sua anima e nella sua divinità, ma anche nel suo corpo e nel suo sangue. E’ Gesù che ha detto: ”Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6, 51). Appunto Corpus Domini, il Corpo del Signore. Ed esso ci è venuto dal cuore castissimo e dalle braccia amabili di quella giovane donna di Nazareth, Maria.
Oggi – l’ho ricordato – noi celebriamo Maria come Aiuto dei Cristiani, l’Ausiliatrice. Ebbene, il primo e necessario e più grande aiuto che essa ha offerto agli uomini, è proprio quello che ci ha dato quando all’Angelo ha detto il suo sì: “Si faccia di me secondo la tua parola”; ed ha così permesso a Gesù Redentore di fare il suo ingresso nel mondo, uomo tra gli uomini. Con il sì di Maria “il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1, 14): è divenuto lui stesso la nostra via, verità e vita (Gv 14, 6). Da quel momento Maria è stata, da Betlemme fino al Golgota, la grande “generosa socia . . . Domini”, come la qualifica il Concilio Vaticano II (Lumen Gentium, 61), singolarmente associata a Gesù nell’opera più grande che Dio abbia mai concepito, quella di rendere l’uomo partecipe della sua vita divina.
3. I Vangeli e gli Atti degli Apostoli parlano di Maria in pagine di denso ed alto significato; ma oggi io vorrei solo ricordare l’origine della storia di questo titolo “Ausiliatrice”. Esso venne fatto introdurre nelle Litanie Lauretane dal Papa S. Pio V dopo la grande vittoria di Lepanto, l’ 11 ottobre 1571, in cui le forze cristiane riuscirono vittoriose nel grande scontro navale contro la flotta musulmana. Più che dalla forza delle armi, l’aiuto era venuto da Maria, alla quale il Santo Pontefice aveva affidato l’esito di quella battaglia epocale.
Nei tempi moderni il grande apostolo di questo bel titolo di Maria – noi tutti lo sappiamo – è stato S. Giovanni Bosco. Egli volle dedicare a lei il grande Tempio dell’Ausiliatrice a Torino, e a lei attribuì tutti i prodigi – spirituali e materiali - che passavano per le sue mani.
4. E come sperimentiamo che Maria è per noi, nella concretezza dei nostri bisogni, l’Ausiliatrice, il nostro aiuto?
Lo percepiamo nella preghiera. S. Bernardo – ed è l’esperienza di tutti i cristiani – dice: nessuno si è mai rivolto a Maria con fede, senza esserne stato esaudito.
Il Concilio Vaticano II insegna che Maria “con carità di Madre si prende cura dei fratelli del suo Figlio, che sono ancora pellegrini, posti tra pericoli e tribolazioni, fino a quando non siano condotti nella patria beata. Per questa ragione la Beata Vergine viene invocata nella Chiesa con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice e Mediatrice" (Lumen Gentium 62). E noi aggiungiamo con gioia, ed anche con entusiasmo: Liberatrice.
Per questo noi la preghiamo con umiltà e fiducia: “prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte”. A Dio piace di ascoltare la supplica di sua Madre per noi. E’ il motivo per cui i Santi chiamano Maria “l’Onnipotenza Supplice”. E’ l’Ausiliatrice; e ci può sempre aiutare nel bene, e sempre può liberarci dal male. Perché è anche la Liberatrice.
5. Ma vorrei tornare alla connessione tra Maria e l’Eucaristia. Non so se voi conoscete quel piccolo, ma grande e prezioso libretto che si intitola L’Imitazione di Cristo. Ebbene, nella sua IV parte, dove parla dell’Eucaristia, esso ci suggerisce, tra l’altro, come dobbiamo accostarci all’Eucaristia: dobbiamo fare nostri i sentimenti di Maria quando accolse Gesù nel suo seno, tra le sue braccia, nella sua vita (IV 2, 28; 17, 7). E se noi ci sentiamo aridi e non sappiamo cosa dire a Gesù nell’Eucaristia quando ci accostiamo a lui nella Comunione, possiamo parlargli così:
“Le parole, Signore, non mi vengono,
i miei sentimenti sono confusi.
Ma tu delle mie povere parole non hai bisogno, o Signore,
e conosci come sono miseri i miei sentimenti.
Accetta, invece, come miei, i sentimenti
di amore, di adorazione, di riconoscenza di Maria,
Madre tua, e mia!
Ecco, io te li offro
Con tutto il cuore!”
Parole semplici, non è vero? Ma sono pure, proprio perché povere! Ed in esse ancora una volta appare come Maria ci aiuta nel nostro rapporto più intimo, più vero, più vitale con Dio, quello che possiamo avere nella Comunione con Gesù Eucaristico.
6. Quel bellissimo inno eucaristico, di cui all’inizio ho citato le prime parole, termina con le seguenti, che ancora una volta uniscono Maria e Gesù, e danno il senso e, direi, il gusto della dolcissima umanità di Gesù, che egli ha ricevuto da sua Madre. Facciamole nostre:
O Gesù amabile, o Gesù misericordioso, o Gesù Figlio di Maria!
O Jesu dulcis, o Jesu pie, o Jesu Fili Mariae!