25 aprile 2008
3. Ma torniamo all’episodio di Cana. Il consiglio di Maria si caratterizza per una sua parola forte e decisa: “Fate”. La parola di Gesù non basta ascoltarla, apprezzarla, lodarla, proclamarla; bisogna farla. Perché è facendola che se ne sperimenta la forza trasformatrice, è lasciandoci guidare da essa nella vita vissuta che l’acqua della nostra insipida quotidianità acquista un sapore, un vigore nuovo, una dolcezza inebriante: diventa “vino”.
Direte: Ma qual è questa parola che noi dobbiamo fare? Noi, che veniamo tanti anni, tanti secoli dopo il miracolo di Cana?
La risposta è semplice. E’ ogni parola del Vangelo: perché il Vangelo è la parola di vita di Gesù, sempre attuale, sempre per il nostro oggi. Per oggi è il comandamento dell’amore di Dio e del prossimo; per oggi è la parola che ci fa aprire il cuore al perdono ed alla misericordia; per oggi è la parola che ci invita a sdegnare gli idoli del mondo – la ricchezza, la superbia, la lussuria – e ad aprire il cuore con fiducia ed abbandono a Dio, e sulle nostre labbra pone l’invocazione “Padre”, e ci fa chiedere per oggi il nostro pane quotidiano. Per oggi, è la parola di Gesù: “Chi vuol essere mio discepolo, prenda la sua croce e mi segua”. Ogni parola, dunque, che Gesù dice nel Vangelo, ci è detta perché noi la facciamo, e ne sperimentiamo la forza trasformante nella nostra vita.
Ma io vorrei ora indicarvi una parola, in particolare, di Gesù, che è tra le più consolanti, ed anche tra le più potenti, che egli abbia detto. Non dovremmo mai dimenticarla. La parola è questa:
Venite a me voi tutti che siete affaticati ed oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi ed imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero (Mt 11, 28-30).
Vorrei notare anzitutto che queste parole non sono rivolte a chi è contento e soddisfatto di sé, o anche a chi è sicuro della sua fede, ma a coloro che sono “affaticati ed oppressi”, vale a dire, a coloro che sentono la propria pochezza ed inadeguatezza di fronte al compito loro affidato nella vita, ma che pure lo vorrebbero compiere; a coloro che sono in difficoltà per qualsiasi ragione, e si sentono con il volto rivolto piuttosto verso terra, che verso il cielo; a coloro che sono sfiduciati o addirittura disperati; a coloro che sentono il peso della croce posta sulle loro spalle e se ne sentono schiacciati. Sentite, sentite la voce amabile di Gesù, che mai inganna: “Venite, io vi consolerò”. Venite: è ciò che anzitutto dobbiamo fare noi: come i servi di Cana, avvicinarci con fiducia, e senza esitazione, a Gesù. “Io vi consolerò”. Questa è la conclusione. E quando Gesù consola, tutto il mondo appare diverso, le nubi si dissolvono ed il sole risplende nel nostro cuore.
Ma prima di questa conclusione Gesù ha una parola sorprendente: “Prendete il mio giogo su di voi”. Come, Signore, vuoi aiutarmi perché sono affaticato ed oppresso dal peso della mia croce, e tu mi carichi ancora del tuo giogo?
Ebbene, sì: il caricarsi del giogo del Signore è inderogabile. E questo giogo, noi lo sappiamo, è nientemeno che la stessa croce della passione e morte di Gesù. Ma è proprio questo carico, preso su di noi, che trasfonde in noi lo stesso spirito di mitezza ed umiltà di Gesù, ci infonde una forza soprannaturale, e dà ristoro alle nostre fatiche. Esso ha in sé una virtù, una potenza straordinaria. Se prendiamo su di noi la croce di Cristo, ci accorgeremo che non ne saremo gravati, perché sarà essa a portare noi. E’ un giogo dolce. E’ un carico leggero. Sì, quante volte – se ci pensiamo bene, dobbiamo ammetterlo – quante volte abbiamo fatto e continuiamo a fare esperienza della verità di queste parole del Signore; perché la debolezza della nostra acqua si è trasformata nel vino forte ed inebriante di Gesù! “Sapienza e potenza di Dio!”, esclama S. Paolo, sapienza e potenza di Dio, che il mondo non può conoscere.
Maria ci dice: “Fate quello che egli vi dirà”. Prendiamo su di noi insieme alla nostra la croce di Cristo, ed il nostro carico diventa leggero, e noi assaporiamo il vino dell’amore di Dio.