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25 maggio 2008

DISCORSO AL TERMINE DELLA PROCESSIONE
IN ONORE DI MARIA SS. LIBERATRICE

Domenica 25 maggio 2008

1. Mentre osservavo con voi questa esplosione di luce, questa fantasmagorica festa di colori, quasi di stelle che si aprono e disperdono nell’oscurità della notte incipiente, mi sono chiesto che cosa questo spettacolo pirotecnico voglia significare: forse la gioia esuberante dei nostri cuori per sapere Maria in mezzo a noi? O forse Maria stessa, come luce che dà gioia alla festa della nostra parrocchia? O forse l’una cosa e l’altra insieme? Poiché quando si ama, si desidera essere accomunati nella stessa gioia. Sì, è l’esperienza gioiosa ed esuberante dell’amore nostro per Maria e di Maria per noi. Espressione manifesta e pubblica: perché tutti lo sappiano e ne possano partecipare.

2. Abbiamo portato la statua della nostra Madonna – di Maria Liberatrice -, che è la nostra ma anche l’unica Madonna di tutti, la Madre di Cristo e dei cristiani, ma da noi venerata con questo bellissimo titolo. L’abbiamo voluta portare per le strade del nostro carissimo rione. Perché? Perché lo benedicesse. E lo liberasse – lei, Maria Liberatrice – da tanti mali e pericoli che affliggono, degradano e deturpano questa città di Roma, così autenticamente umana, così nobile nel suo essere popolare, così generosa anche quando è povera, così città di Cristo, perché città del suo Vicario; così bella e così trascurata.

Maria Liberatrice, proteggi,
libera da ogni male la nostra Roma,
il nostro rione del Testaccio.

3.
 Ma l’abbiamo portata per le strade del nostro rione anche perché veda le nostre singole case, dove vivono le nostre famiglie: le famiglie già formate, i giovani, gli anziani, le famiglie giovani, ancora in cammino nella loro vita e piene di speranza, e, non meno, le famiglie piene di preoccupazioni morali e materiali, di apprensioni per il loro futuro e per il futuro dei figli o per la salute dei loro cari, o forse piene di amarezza per difficoltà insormontabili o per torti ricevuti, le famiglie in ansia per svolte attese, o temute, nella loro vita. Noi abbiamo chiesto a Maria di benedirle tutte, tutte, perché tutte formate da figlie e figli suoi, da fratelli e sorelle del suo Figlio Gesù, da figli e figlie dell’unico Padre che è nei cieli. Ottenga essa saggezza, ottenga amore, pazienza, rinnovi sempre la speranza, purifichi i cuori e faccia amare la vita, primo dono di Dio, dal suo inizio, ed in ogni sua fase, fino alla sua naturale fine. Impetri salute agli infermi, conforto ai …, consolazione ai familiari. Faccia vincere i dissidi, scomparire i dissapori, chiarire i malintesi, cessare i malumori. Ottenga e consolidi la pace nelle famiglie e tra le famiglie, faccia loro sentire che Cristo è con loro, lui che è la via, la verità e la vita (Gv 14, 6) e che egli non le abbandonerà mai, se non viene abbandonato per primo: perché Cristo è fedele, fedele della fedeltà del vero amore.

4. Quest’anno abbiamo portato Maria per le strade di questo nostro rione e celebriamo i 140 anni dell’esistenza della nostra parrocchia, così cara, così vicina a tutti noi; mentre celebriamo anche i 150 anni delle apparizioni della Madonna a Lourdes, venuta  lei, l’Immacolata, a sollevare gli spiriti a pensieri celesti, ma anche a curare ed a sanare tante piaghe dei corpi e tante, non meno dolorose, ferite delle anime. Anche il Papa Benedetto XVI ha voluto quest’anno essere insieme a voi, in un incontro memorabile, il giorno  24 febbraio e vi ha detto parole di apprezzamento, di impegno, di speranza e di incoraggiamento. Anch’io ho avuto la gioia quest’anno di essere inserito nella grande, bella e vivace Famiglia dei Testaccini, come Cardinale Diacono della vostra Chiesa.

Come si fa vicina a noi Maria per farci sentire la vicinanza del Signore! Chiediamo ora noi a Maria una grande e finale benedizione sui nostri cari, sui nostri bambini e ragazzi, sui nostri anziani, sul nostro rione, su noi tutti.

La tua presenza tra di noi, Maria Liberatrice,
rinnovi in noi il giovanile entusiasmo ed insieme
la forza della costanza e della fedeltà, che
nel vivere quotidiano,
come nel corso degli anni,
è l’espressione del vero amore.
Benedici, Maria, i nostri Sacerdoti,
che vivono per i fedeli, per i vicini e per i lontani,
benedici gli insegnanti, che si prendono cura dei nostri figli,
per prepararli all’avvenire,
gli impiegati, gli operai, gli artisti, gli imprenditori,
tutta la multiforme ed operosa popolazione di questo rione,
cuore di Roma.
Su tutti, su tutti, Maria Liberatrice,
fa scendere l’abbondanza delle benedizioni del Signore.
Amen!


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