Stato della Città del Vaticano
IT  EN FR DE ES 

27 gennaio 2008



3. La seconda ragione della mia soddisfazione per aver ricevuto questa Diaconia, è che questa Chiesa si trova al centro di un rione popoloso di Roma. Tutto il popolo, nella sua multiforme composizione, vi è rappresentato: operai, artigiani, commercianti, impiegati, funzionari, professionisti: tutta una ricca rappresentazione dell’umanità laboriosa, che con la propria attività, oltre che per il bene della propria famiglia, dà un contributo essenziale al bene comune.
Il Signore Gesù – lo abbiamo sentito nel Vangelo di oggi – ha scelto i suoi apostoli per farne dei “pescatori di uomini”, cioè per mandarli in mezzo alla gente, per dedicarsi completamente a loro, come servi di tutti, ad imitazione del Signore stesso, che è venuto non  per essere servito, ma per servire, e dare la sua vita per l’uomo. Sin dalla sua prima origine la Chiesa è impegnata nello svolgere questa missione; e per questo il Papa Paolo VI poté dire, nella sua grande enciclica Populorum  progressio del 1967, che la “Chiesa è esperta in umanità”, ed essa lo è non per una propria particolare sapienza, ma come prolungamento storico e strumento del Cristo, e per la sapienza di Cristo, il quale pure essendo Dio, si è fatto uomo e ha voluto essere, in tutto, uno come noi, tranne che nel peccato (Eb 4, 15).
Ecco, questa connotazione della realtà umana popolare, propria del rione in cui è posta questa grande chiesa di Santa Maria Liberatrice, mi richiama alla vocazione originaria degli apostoli da parte di Cristo, e che non può non essere anche la mia passione, come sacerdote e come successore degli Apostoli, ed ora come Prete Romano. Con voi.

4. E vengo alla terza ragione della mia gioia di avere in assegnazione questa Diaconia. E’ il fatto che si tratta di una comunità di fede, una comunità ecclesiale viva. Proprio le note difficoltà che l’impiantarsi e il crescere di questa comunità in questo rione romano incontrò all’origine della sua storia, nei primi anni del secolo passato, e che questa comunità parrocchiale seppe superare con umiltà, pazienza ed amore, sono la dimostrazione della forza della sua vitalità. Questa è dovuta al carisma proprio dei Salesiani, ai quali S. Pio X volle sin dall’inizio affidare questa parrocchia con oratorio ed opere scolastiche annesse. E’ il carisma di Don Bosco, tutto fatto di concretezza pedagogica, di comunicativa gioia della fede, come qui coraggiosamente trasmesso da colui che fu il primo successore di Don Bosco come Rettore Maggiore, il Beato Michele Rua; carisma accolto e poi continuato da altri meravigliosi sacerdoti Salesiani, i cui nomi sono certo ancora nel vostro cuore: Don Carlo Gatti, primo parroco, Don Angelo Lovisolo, il Servo di Dio Don Luigi Olivares, (poi Vescovo di Sutri e Nepi), Don Francesco Colombo, Don Luigi Giuseppe Albisetti, Don Arturo Monterumici, Don Claudio De Portu, Don Giovanni Nonne, don Mario Nocelli, fino al nostro Don Manfredo Leone ed ai suoi valenti collaboratori, sacerdoti e laici.
Accanto a loro, come non ricordare le religiose di diverse Congregazioni che si sono identificate con i bisogni di varia natura di questa popolazione e ad essa hanno dato il meglio di se stesse, volendo essere sorelle, madri, educatrici per l’elevazione culturale e la promozione della donna nella famiglia, nella società e nella Chiesa: con il sorriso, la dolcezza, la pazienza, ma anche  la forza propria della donna cristiana. A loro va la nostra ammirazione e la nostra gratitudine.
 Nel clima secolarizzato di oggi, e nella moderna egemonia dell’immagine, è forse più difficile di una volta coltivare la vita religiosa di una parrocchia, soprattutto in una grande città; ma va anche detto che, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, è molto cresciuto il senso di corresponsabilità e di collaborazione dei laici, di uomini e donne, e la parrocchia non cessa di essere un centro di unità spirituale e sociale, dove si opera quotidianamente nel ricercare quella “perfetta unione di pensieri e di sentimenti” in Cristo, come ci ha raccomandato S. Paolo nella seconda lettura di oggi. Per questo, nel contesto della sua storia e della sua presente attività, la chiesa di S. Maria Liberatrice, - non solo l’edificio, ma le pietre vive della sua comunità di fedeli: voi! –,  può attendere con cuore aperto, e con giustificata fierezza due eventi che la caratterizzano in quest’anno: la visita del Santo Padre Benedetto XVI il 24 febbraio, terza Domenica di Quaresima, e la celebrazione  del centenario della consacrazione di questa chiesa,  avvenuta il 29 novembre 1908.

5. Vi ho detto i motivi della mia gioia di essere con voi. Ma sarete voi contenti di questo Cardinale? E’ una domanda che, in realtà, dovrei porre io a me stesso. Per parte mia cercherò, secondo le mie modeste forze e le mie possibilità – nell’attento rispetto dell’autonomia pastorale della vostra parrocchia – di essere a voi vicino e di non deludere le vostre aspettative.
Quando ero giovane sacerdote, mia Mamma, nella sua semplice saggezza, mi raccomandava: “Dovunque tu vada, ricordati che sei un apostolo di Gesù; e cerca di lasciare un buon ricordo di te”.
Con l’aiuto di Maria Liberatrice e di San Giovanni Bosco, cercherò di meritarmi la vostra benevolenza. Mi accompagni e sostenga la vostra preghiera.


Pagina 2 di 2
Causa di Beatificazione e di Canonizzazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II

 

Sito Ufficiale »
Mappa del SitoDisclaimer | FAQ | Informazioni Utili | News | Staff  | © 2007-11 Uffici di Presidenza S.C.V.