29 maggio 2008
6. Converrà non dimenticare da dove il cammino veniva. Veniva dall’Imperatore Romano, che rivestiva anche la qualifica di Pontifex Maximus; e da Costantino il Grande, che non rinunciò a quel titolo pagano (questo avvenne solo con Graziano nel 382), ma rispetto al cristianesimo si qualificava “Έπίσκοπος των εκτός” (Episcopus ad extra); il cammino era passato attraverso la dissoluzione dell’Impero Romano d’Occidente, che aveva immesso il Romano Pontefice in un imprevedibile ruolo socio-politico, sostitutivo del potere civile, certo concettualmente non così limpido. Aveva raggiunto, quel lungo cammino, una nuova meta con Carlo Magno, incoronato Imperatore dei Romani da Leone III nella notte di Natale dell’800, con una conseguente primazialità spirituale del Papa sull’Imperatore, ma anche con una pesante tutela politica dell’Imperatore sul Papa; e aveva ricevuto nuove e non del tutto gratificanti esperienze con la concezione restauratrice del primato del Potere Imperiale da parte degli Ottoni di Sassonia, ed in particolare di Ottone III. Insomma: tutta la storia precedente all’epoca di Matilde – per indicare solo alcuni momenti più noti - era sostanziata di intrecci e sovrapposizioni dottrinali e giuridiche, che non potevano non essere fonti di pressoché inestricabili equivoci. Il dissidio delle Investiture, frutto maturo ed ormai cadente dei precedenti sviluppi, raggiunse il suo apice con Gregorio VII, e si sarebbe poi concluso con il compromesso del cosiddetto Concordato di Worms tra Callisto II ed Enrico V nel 1122. Questo fu il momento decisivo della scissione delle competenze, e quindi di avvio ad una chiarificazione.
7. Ma altri momenti, non meno tempestosi, sarebbero seguiti. Ne cito solo alcuni, in qualche modo più rappresentativi. La riforma protestante e le guerre di religione, con la conseguente imposizione del principio del cuius regio eius et religio, storicamente pacificante, ma giustamente mai accettato da Roma; e poi l’Illuminismo, spregiatore della Chiesa, e la rivoluzione francese, che ne maturò i frutti più velenosi; e via via, attraverso non pochi altri passaggi storici e dottrinali, fino alla presa di Roma da parte dei Piemontesi, nel 1870, con la definitiva soppressione dello Stato Pontificio, accompagnata per altro in Italia, come in altri Stati europei, da un aggressivo giurisdizionalismo nei confronti degli aspetti temporali delle istituzioni ecclesiastiche: quasi un ritorno di fiamma di passate ingerenze imperiali. Turbolenze della storia. Ma attraverso di esse si acuiva l’autocoscienza della Chiesa e si chiariva ed affinava l’elaborazione delle dottrine.
Il terminus ad quem – almeno dottrinale - di questo turbolento movimento, lo si è avuto, per quanto concerne la Chiesa, nel Concilio Vaticano II, il quale ha stabilito, con formula pregnante, che “la Chiesa e la comunità politica sono autonome l’una dall’altra nel proprio campo” (Gaudium et Spes, 76); formula che riprende quasi alla lettera il dettato della Costituzione della Repubblica italiana, articolo 7, co. 1, a sua volta elaborato non senza l’ausilio di formulazioni del tradizionale Ius publicum ecclesiasticum.
8. Con ciò non si pensi che, nel mondo moderno, il conflitto sulle Investiture sia finito, e non se ne possa più parlare. Per citare solo l’esempio più eclatante, sono a tutti note le difficoltà che si frappongono alla normalizzazione dei rapporti tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese, difficoltà che si riducono sostanzialmente a una sola: la nomina dei Vescovi. E’ il conflitto delle Investiture in chiave secoli XIX - XXI.
Mi si permetta infine di aggiungere anche che, se il conflitto tra potere ecclesiastico e potere civile è superato in riferimento alle istituzioni, cioè “alle nomine ecclesiastiche” (ma, come ho appena detto, in realtà in alcuni luoghi non lo è del tutto), non per questo i rapporti tra Chiesa e società civile cessano di essere soggetti a conflittualità. Basti pensare all’accusa ripetutamente rivolta alla Chiesa in Italia – ma non solo in Italia – circa le ingerenze della Chiesa in campo politico. Non voglio entrare in questa spinosa questione, che può ben considerarsi come una questione succedanea, su altro campo ed ad altri livelli, di quella delle Investiture. Vorrei però ricordare che, anche su questo punto, il Concilio Vaticano II ha posto dei principi, che mi pare si possano considerare come punti di non ritorno, ai quali ora non posso che rinviare (cf. Gaudium et Spes, 36 e 76).
9. Una considerazione conclusiva mi pare si possa ricavare dai pur frammentari squarci storici, ed è questa: dalle lotte per le investiture, come dai successivi contrasti tra Stato e Chiesa, e così, confido, anche dalle presenti polemiche, rapporti più limpidi potranno emergere a vantaggio della libertà di tutti e di una più fruttuosa collaborazione fra Chiesa e Stato.
10. Sono partito dalla figura di Matilde e sono approdato a problemi non proprio medievali. E’ ora che il nostro sguardo ritorni sulla sua persona.
Le mostre, che si apriranno a Mantova e a Reggio Emilia, potranno offrire un buon contributo, atto a far riemergere la figura di Matilde dal nembo mitico che la circonda, nella sua realtà palpitante: nella sua vita privata, di donna colpita da gravi afflizioni familiari; nella sua attività politica, di “domina” accorta e tenace, attenta alla realtà sociale e generosa di fronte ai bisogni materiali e spirituali delle sue genti, e di stratega audace e vittoriosa, in campo politico come in campo militare; e nei suoi rapporti con la Chiesa, di anima profondamente religiosa, devota alla Sede Apostolica ed anche, nel difenderla, maternamente forte, come non aveva potuto esserlo con la prole, che le mancò. Rivelativo della sua personalità, consapevolmente fiera ed umile, è la sua firma, dove attorno ad una croce si potevano leggere le parole: Mathilda Dei gratia quid est, “Matilde, per grazia di Dio, ciò che è”. E’ la persona che si qualifica non per i titoli, ma per il rapporto a Dio, e non già astratto, ma calato nella storia.
Auguro così buon successo alle prossime mostre, e buon lavoro alla presente seduta.
Grazie!