Stato della Città del Vaticano
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30 maggio 2008


5. Il rapporto con il Carmelo.

L’ideatore, il perfetto organizzatore, ed in ogni momento l’abile regista del viaggio è stato il P. Damaso Zuazua, Segretario Generale delle Missioni Carmelitane, un basco dalla profonda e contagiosa spiritualità carmelitana. L’aveva messo in contatto con me mia sorella, Dott.ssa Rosella, che ho già ricordato, la quale è una terziaria carmelitana. Mia sorella venne a sua volta avvicinata al Carmelo da mia Mamma, che si chiamava Teresa, ed aveva per questo una quasi naturale propensione per le due grandi Terese carmelitane: Teresa d’Avila e Teresa di Lisieux. Come si vede, il Signore sa bene tessere i fili delle sue amabili trame.

6. Quanto è importante il lavoro dei missionari in questo Paese?

Il Malawi è un paese relativamente piccolo, bello e povero. Solo da qualche anno sono stati superati i più grandi problemi della fame; ed è ora politicamente tranquillo. La Chiesa, che ho conosciuto in alcune significative istituzioni, mi è parsa totalmente radicata nella realtà sociale e culturale del Paese: con le sue istituzioni – cioè con i missionari, le missionarie, il clero e le religiose locali – la Chiesa è molto viva ed operosa, attenta alla formazione spirituale della gente ed in particolare dei giovani – formazione spirituale che è sempre la base di tutto –, ma è al contempo china su ogni dolore umano, pronta a far suo ogni problema umano, e promotrice di vero progresso e di promozione civile, non solo religiosa, nei settori fondamentali dell’istruzione, dell’assistenza, come anche mediante opere sociali pilota, come … .

Vorrei però sottolineare come gli stessi Carmeli femminili, che sono Carmeli di clausura, e quindi di per sé piuttosto appartati dalla vita del Paese, in realtà, per la loro stessa presenza, per la loro esemplarità, per la stessa curiosità – vorrei dire – che suscitano nella popolazione, ma certo ancora più per la vera attrazione spirituale che esercitano, e massimamente per le grazie che ottengono da Dio, sono dei significativi centri di cultura e di civilizzazione. Un po’  come lo sono stati i monaci Benedettini durante il Medio Evo.

I missionari che ho incontrato li ho visti  soddisfatti di poter mettere le loro migliori energie al servizio di quella gente, e contenti di vivere con loro. Il campo di lavoro è immenso, indubbiamente non facile. Se in Italia, in Europa vi sono dei giovani religiosi che vogliono lavorare per Cristo, là c’è lavoro per tutti. Ognuno potrà trovare il campo per far fruttare tutte le sue doti di intelligenza e di iniziativa, di guida di altre persone, di elevazione spirituale e sociale.

7. La necessità di formazione all’animazione missionaria, specialmente per i laici.

Non mancano, a dire il vero,  molti giovani del Malawi che desiderano impegnarsi nel lavoro della Chiesa. La formazione che viene loro impartita punta giustamente più sulla qualità che sulla quantità: v’è quindi necessariamente una attenta selezione dei candidati al sacerdozio. Ho potuto però anche notare un grande impegno della Chiesa nella formazione dei giovani laici, mediante incontri serali di gruppi di ragazzi e ragazze, che ricevono una formazione spirituale più profonda per poter essere a loro volta attivi sia nell’organizzazione della parrocchia, sia nel campo della famiglia, che è la cellula fondamentale della Chiesa e della società. E’ un lavoro attento, assai vasto, che richiede i suoi tempi.

8. Qual è il ricordo che si porterà dopo questa esperienza in Malawi? Ritornerà in questo Paese?

Anzitutto una sconfinata ammirazione per le missionarie ed i missionari che lasciano le loro famiglie e rinunciano alla situazione di benessere della loro patria per dedicarsi a popolazioni a loro prima sconosciute. Non offrono le loro cose, offrono se stessi. Affrontano sacrifici eroici con assoluta naturalezza e si manifestano così gioiosi, che, nell’incontrarli, ho capito come il Signore possa aver detto che, chi abbandona tutto per lui, trova il centuplo già in questa vita, e poi la vita eterna.

In secondo luogo, la bellezza e la grandezza della Chiesa, vera, amabile Madre e Maestra di tutti, senza preferenze. Ho avvertito anche, direi con evidenza, quanto è necessario e provvido, nel disegno del Signore, l’ufficio del Papa, che tiene ovunque compatta la realtà del Corpo Mistico di Cristo ed accompagna con sollecitudine gli impulsi dello Spirito Santo.

In terzo luogo, con la bellezza del Paese e con la povertà degli abitanti, l’atteggiamento sempre dignitoso di questi e aperto all’amicizia. Io mi sentivo, per così dire, spontaneamente attratto verso di loro.

Mi chiede se tornerò nel Malawi. Con grande piacere! Ma per il momento il P. Damaso Zuazua pare abbia … altri disegni su di me!


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