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31 agosto 2008


Seconda contrapposizione: Dio sì, Cristo no.

Anche questo modo di pensare non è nuovo. Viene, per citare solo una tendenza filosofica non troppo lontana da noi, dall’illuminismo del 1700 e dai suoi epigoni. Vi sono tante vie per arrivare a Dio - dicono; vi sono tanti rami dello stesso grande albero della religione. Non è possibile - soggiungono - ridurre l’infinità di Dio nella limitatezza delle concezioni storiche e culturali del Cristianesimo, nato nei limiti angusti di un angolo oscuro della Galilea, per quanto tali concezioni siano alte e nobili. Senonché, chi così ragiona, suppone che la verità di Dio sia  come una merce di un supermercato, dove ciascuno si serve al banco che vuole. Ma Dio è Verità. Ed anche se innegabilmente egli è a noi conoscibile attraverso varie vie e sotto vari aspetti, non sarà mai possibile affermare che di Dio siano ugualmente vere affermazioni che si contraddicono tra di loro. Ora, chiunque conosca un po’ le diverse religioni, non può non rendersi conto che le loro affermazioni su Dio sono l’una con l’altra incompatibili. Bisogna scegliere: o sono tutte false, o una, e una solo di loro è vera. Non può essere che per raggiungere Dio siano ugualmente validi gli insegnamenti di Budda o quelli di Maometto o quelli di altre religioni, i quali sono tutti in radicale contrasto tra di loro – oltre che con la parola di Cristo.

La verità su Dio l’ha rivelata Dio stesso; ed è la verità della fede cristiana. Dio stesso l’ha manifestata. Primo: realizzando in Gesù Cristo le profezie dell’Antico Testamento, che in lui hanno rivelato tutta la loro luce. Secondo: l’ha manifestata con le parole, e le opere, i miracoli di Cristo, che i Vangeli chiamano segni, perché indicano la verità. Terzo: l’ha manifestata, sopra ogni altra cosa, con la sua Risurrezione, che ha fatto rifulgere la natura stessa della Persona Divina di Cristo. E poi, ancora, con la testimonianza ininterrotta attraverso i secoli dei suoi martiri, come i nostri Gervasio e Protasio, e dei suoi innumerevoli santi. “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14, 16), ha detto Gesù.”Chi cammina dietro di me non cammina nelle tenebre” (Gv 8,12), e ha detto ancora:”Chi non è con me, è contro di me e chi non raccoglie con me, disperde” (Lc 11, 23). Sostenere che le religioni sono tutte uguali, è come affermare che, in realtà, sono tutte false. Ma così non è, perché solo Cristo può dire, e lo ha dimostrato: “Io sono la luce del mondo” (Gv 8, 12)

4. E vengo alla Terza Contrapposizione: Ragione sì, fede no.

Anche questa non è una novità, ma oggi ci viene riproposta da molti con accesa virulenza. In realtà su di essa non c’è bisogno di spendere molte parole, perché non c’è alcun ragionamento umano che non presupponga tutta una serie di conoscenze, che vengono date come certe, senza alcuna possibilità di sottometterle a prova: sono quindi presupposte per fede, per fede umana. E proprio per questo la ragione che per principio rifiuta la fede, si preclude la stessa possibilità di procedere nella verità e si riduce infine al più inconsistente relativismo: una verità vale l’altra, basta che torni utile. Non ho bisogno di spiegare, perché ognuno lo comprende, come una tale concezione porti ad ogni assurdità di pensiero e ad ogni perversità di azione, dal nichilismo al disprezzo di ogni valore e dignità dell’uomo. La vera fede, invece, esalta la capacità della ragione umana di conoscere la verità, e, sopra ogni altra, la verità che Dio ci manifesta, venendoci incontro lui stesso con la sua Parola, Gesù, irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza (cfr  Ebr 1, 2-3). Fede e ragione non si contrappongono, ma si sostengono e purificano a vicenda.

Figlia naturale – e parimenti snaturata – di una tale contrapposizione tra fede e ragione è un’ultima contrapposizione, alla quale soltanto accenno, ed è questa:

Libertà sì, responsabilità no. Una libertà che non rende ragione delle proprie azioni, una libertà che non ammette i limiti di regola razionale, non è degna dell’uomo. Come ha ribadito Giovanni Paolo II nell’enciclica “Fides et ratio”, la ragione e la fede – e qui per fede intendo la risposta data ad una luce che trascende la ragione stessa - sono come due ali, entrambe irrinunciabili, con le quali l’uomo si eleva a Dio. E da Dio ci appare “lo splendore della verità”, che fonda tutta la solidità e la bellezza nel nostro impegno morale, quali “figli della luce” (così San Paolo definisce i cristiani: 1 Tes 5, 5), quali fratelli di ogni uomo: perché il “Padre della luce” (Gc 1, 17) ha creato tutti gli uomini come figli suoi, perché Cristo tutti li ha redenti con la sua Croce, e tutti nel suo sangue li ha resi fratelli suoi e tra di loro, e tutti li ha resi liberi, perché tutti possano essere responsabili - non vi è infatti responsabilità senza libertà - e li ha resi responsabili perché essi a loro volta possano testimoniare e donare al mondo la vera libertà: la libertà di coloro che si gloriano  di essere figli di Dio (cfr Rm 8, 2).

5. Miei cari fratelli, noi oggi siamo chiamati a rendere testimonianza al Vangelo di Cristo, come l’ha resa, a suo tempo, San Vito. Forse alcuni di voi, come del resto la maggior parte dei cristiani, non è in grado di contrapporsi con la forza di argomentazioni teoretiche a tante false dottrine che avvelenano la società in cui viviamo. Ma non è una testimonianza dottrinale quella che Cristo richiede al suo popolo, come non l’ha mai richiesta e non la richiede alla maggior parte dei martiri, passati e presenti. In fondo, la verità della nostra fede è testimoniata dalla vita, e non dalle parole. Perché la fede è essenzialmente partecipazione alla vita di Dio, e può dunque essere testimoniata solo dalla nostra vita. E noi tutti, sì tutti, possiamo, anzi dobbiamo dare la testimonianza della vita.

Come? Forse morendo per la fede? Se fosse necessario, anche così. Certo! Perché Cristo ci è più caro della luce degli occhi, perché è lui la luce dell’anima. Perché Dio ci deve essere più caro non solo della nostra vita, ma di tutto l’universo, lui che della nostra vita e dell’universo è il Creatore. E se gli uomini possono rapire questa nostra vita mortale, lui, Dio, ci dona la vita immortale.

Ma una tale testimonianza è ben difficile che venga a noi richiesta. Essa, in verità, viene ancor oggi richiesta in molte parti del mondo, a molti Cristiani, i quali, come San Vito ed innumeri altri coraggiosi testimoni, sulla parola di Cristo non esitano a sacrificare la loro vita terrena, sapendo di guadagnare la vera vita, quella eterna. Ma a noi, no; a noi viene richiesta una testimonianza semplice, elementare, quotidiana, ma non per questo meno impegnativa e meno efficace, non per questo meno splendente. Ce ne ha parlato, chiarissimamente, Gesù stesso. Egli, che di sé ha detto: “Io sono la luce del mondo”, dice a noi queste mirabili parole: “Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5, 14-16).

Per intercessione di San Vito, possa essere questa la vostra, la nostra testimonianza: un riflesso della luce di Cristo.


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Causa di Beatificazione e di Canonizzazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II

 

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