31 agosto 2008
FESTA DI SAN VITO
PARROCCHIA COLLEGIATA DI S. AMBROGIO
Omegna, 31 agosto 2008
Saluto introduttivo
Ringrazio il caro Don Zolla per le amabili parole di benvenuto.
Anche questa volta non ho potuto sottrarmi al suo insistente invito a celebrare con voi la festa di San Vito, Patrono di Omegna. E non ho potuto per diversi motivi:
Anzitutto per ragioni di amicizia con lui. E’ bello avere degli amici, ma bisogna anche … “curarli”. Poi per rivivere quell’incontro di gioia nella fede che ho potuto vivere insieme con voi il 28 agosto 2005. Inoltre per la prospettiva di un nuovo invito conviviale con diversi altri cari confratelli nel sacerdozio, come avvenne tre anni fa. Questi incontri di sacerdoti ravvivano comuni memorie, consentono un fraterno scambio di notizie sulla vita della Chiesa diocesana ed universale, e stimolano a riprendere con maggior lena il nostro servizio. Infine perché ho previsto di poter aggiungere anche una visita all’ isola di San Giulio, dove sono stato giovane seminarista negli anni 1941-42, e poter così conoscere la bella comunità di Suore Benedettine, che sotto la guida della Madre Maria Cànopi, ha dato nuova vita a quel grande edificio originalmente destinato a seminario, ed ora trasformato in una grande abbazia benedettina.
Eccomi dunque di nuovo insieme a voi. E di nuovo vi porto come dono prezioso il saluto paterno e la benedizione apostolica del Santo Padre Benedetto XVI. Anche noi da qui, in questa celebrazione eucaristica, come in ogni celebrazione, siamo uniti, oltre che al Vescovo, al Papa, da un vincolo di fede e di filiale devozione.
Nella celebrazione eucaristica, che stiamo per iniziare, il Signore ci rivolge parole di sapienza e di amore, ma ancor più: in essa si rende presente il suo sacrificio per noi, il dono della sua vita, perché in lui possiamo trovare la nostra vera vita.
Chiediamo al Signore di purificare la nostra anima e di renderci disponibili alla sua grazia.
Omelia
E’ una nostra comune esperienza: di molte persone conosciamo tante cose: l’apparenza fisica, la posizione sociale, forse anche i familiari e molte loro parole. Eppure ci accorgiamo di non conoscerle. Di altre ci avviene forse di scorgere solo un gesto, una parola, un tratto: e subito avvertiamo che vi si manifesta la sua vera, profonda realtà personale.
Così anche di S. Vito, che noi oggi veneriamo. Di lui sappiamo pochissimo. Ma sappiamo che era un giovane che amava la verità e per questo rifiutava di piegare il ginocchio di fronte agli idoli. Era un giovane integro. Sapeva essere se stesso di fronte a Dio. Non si conformò alla mentalità di questo secolo. Fu pronto a sacrificare il suo corpo come sacrificio vivente e spirituale a Dio. Dicendo di lui questo, sappiamo di manifestarne la realtà nel suo profondo.
Per questo la sua figura accompagna la città di Omega e la nostra comunità di fede, e per questo, oggi, con ammirazione e gioia, ne celebriamo la testimonianza. Ha dato la sua vita per la causa di Cristo.
Mentre ne facciamo memoria, possiamo costatare: noi oggi non siamo chiamati al martirio, alla testimonianza del sangue: viviamo in un regime di piena libertà di religione, quale garantita dalla Costituzione della Repubblica: tutti i culti sono rispettati. Ma proprio per questo, mi sembra, si rende più necessario che mai da parte nostra una umile, ma convinta, ma coraggiosa testimonianza della verità della nostra fede.
2. Il mondo in cui oggi viviamo è un mondo complesso, incredibilmente vario e diversificato, che offre accanto a innumerevoli occasioni di bene, anche moltissime suggestioni fallaci, inviti suadenti a scelte proposte come razionali ed intelligenti, ma che in realtà sono dei tranelli subdoli, costruiti solo per allontanarci da Cristo, forse non tutto d’un colpo, insensibilmente, ma progressivamente, fino al rinnegamento. Di aperte proposte-tranello ne vorrei indicare qui, oggi, alcune, e vorrei formularle in una serie di semplici contrapposizioni, quasi elementari schemi binari.
3. Prima contrapposizione: Cristo sì, Chiesa no.
Non è una musica nuova. Già il protestantesimo la suonava. Ma avviene tutt’ora di sentirla, tale stridula nenia, anche da parte di gente a noi vicina. Cristo, ci dicono, vuol dire opposizione ad ogni fariseismo, vuol dire l’ideale delle beatitudini evangeliche, vuol dire fiducia nella Provvidenza e amore dei poveri. Chiesa, al contrario, significherebbe rigidità delle istituzioni, dogmatismo sclerotico, morale inflessibile e disumana. Dunque, Cristo sì e Chiesa no.
Senonchè si tratta di una scelta selettiva in ciò che si loda di Cristo; di cui si tralascia di ricordare quasi tutto ciò che dispiace al mondo di oggi, come a quello di ieri e di sempre; e di una vera caricatura della realtà e del messaggio della Chiesa. Cristo ha scelto la Chiesa non tra i “giusti”, ma tra i peccatori, e l’ha scelta come sua sposa per renderla pura e senza macchia, e tanto l’ha amata, che ha dato il suo sangue per lei; ed ha inviato i suoi Apostoli ed i suoi successori nel mondo, dicendo:” Chi ascolta voi, ascolta me”. Chi non ama la Chiesa, non può dire di amare Cristo. E’ Cristo che ne ha fatto “la colonna della verità”, come la qualifica S. Paolo; è Cristo che l’ha affidata come suo gregge a Pietro, dopo avergli chiesto un triplice atto di amore; è Cristo che ha fondato la Chiesa come la più grande sorgente di amore e di carità che la storia conosca. La Chiesa è sempre madre tenerissima dell’uomo, anche quando esercita – come deve – la funzione di maestra rigorosa e severa. Amica del peccatore, nemica del peccato. Annunciatrice della verità su Dio e sull’uomo, piaccia o non piaccia. Custode amorosa e fedelissima della memoria storica di Cristo – non solo – e della sua presenza sacramentale. Del resto è la storia che lo insegna: ripudiata la Chiesa, l’immagine di Cristo si dilegua ed il suo insegnamento viene tradito.