4 maggio 2008
S. MESSA NELLA CHIESA DI S. IVO ALLA SAPIENZA
(Opera Regina Apostolorum)
Roma, 4 maggio 2008
Solennità dell'Ascensione del Signore
Saluto introduttivo
Sono molto grato per l'invito che mi è stato amabilmente rivolto da Mons. Agostino De Angelis di essere oggi in questa bella comunità di fedeli per conferire il Sacramento della Confermazione a questi nostri cari ragazzi e ragazze, proprio nel giorno dell'Ascensione.
L'Ascensione è, tra la festività dell'anno liturgico, quella particolarmente piena di gioia, perché questa festa di Gesù è anche la nostra festa.
E' la festa di Gesù, il quale, per l'obbedienza sua al Padre fino alla morte, ed alla morte di croce, ha ottenuto un nome che è al di sopra di ogni altro nome, come dice S. Paolo, o come diciamo nel Credo: è asceso al cielo e siede alla destra del Padre, costituito re e signore dell'universo, di tutta la storia umana, dei nostri cuori.
Ma è anche la nostra festa. Perché esprime la gioia della vita del cristiano, che ha una grande speranza: Noi - dice S. Paolo - dobbiamo pensare alle cose di lassù, cercare le cose di lassù, dove Cristo è assiso alla destra del Padre. Là è il nostro cuore, dov'è il nostro tesoro. E' la festa del Paradiso! E' la festa della nostra speranza, vivendo noi nell'attesa che il Signore ritorni e ci renda partecipi del suo regno, se noi avremo vissuto alla luce della sua croce.
Ne saremo capaci?
L'epistola agli Ebrei dice che Gesù è il nostro Pontefice che sempre vive e prega il Padre per noi, ed egli ci invia lo Spirito Santo, Spirito del Padre e Spirito suo, perché la nostra fede sia sempre viva, la nostra speranza gioiosa, il nostro amore ardente.
Il grande Sacramento della Confermazione, che oggi questi nostri fratelli e sorelle ricevono, e che la maggior parte di noi ha già ricevuto, è un grande pegno, una assicurazione che non ci mancherà la grazia perché nella nostra vita continui a riverberarsi la luce del Signore risorto e asceso al cielo.
Entrando ora nella celebrazione eucaristica, chiediamo al Signore che purifichi i nostri cuori, perché la luce e la grazia della sua gloriosa Resurrezione ed Ascensione al cielo possa sempre risplendere nella nostra vita.
Omelia
Ricevi il sigillo dello Spirito Santo,
che ti è dato in dono.
Cari ragazzi e ragazze, che ricevete oggi la Cresima,
cari padrini e madrine,
I giorni più belli ed importanti della vita non si dovrebbero mai dimenticare. Per questo quella di oggi è una data che non dovreste dimenticare mai. Ma non dovreste dimenticarla mai, non tanto come data del calendario, quanto per ciò che essa cambia – deve cambiare – nella vostra vita.
Perché? mi direte. Vorrei spiegarvelo riflettendo sulle parole che dirò a ciascuno di voi, cari ragazzi e ragazze, mentre vi segnerò sulla fronte con il sacro crisma. Sono le parole che ho detto proprio all’inizio. Ve le illustro molto brevemente.
1. Dirò dunque a ciascuno di voi, cari cresimandi:
Ricevi il sigillo dello Spirito Santo.
Forse non tutti tra di voi hanno visto un sigillo. Il sigillo è un marchio di autenticità. Un po’ come le marche che vengono messe sulle automobili o su tanti altri prodotti commerciali, le firme di certi oggetti di consumo, dagli occhiali alle camicette, alle scarpe. Questi marchi o firme vogliono dire che ciò su cui essi vengono messi, non sono dei prodotti qualsiasi, ma prodotti di qualità, progettati e realizzati da un produttore rinomato. Questi marchi, queste firme sono simboli di qualità.
Oggi voi ricevete “il sigillo dello Spirito Santo”, ed esso viene impresso non tanto sulla vostra fronte, quanto nella vostra anima. Questo sigillo vuol dire a chi vi incontra e viene a conoscervi che deve capire: questo ragazzo - o questa ragazza – non è un tipo qualsiasi, ha qualità speciali.
Quali qualità? Appunto, le qualità dello Spirito Santo. Che cosa questo significa? Ce lo ha detto S. Paolo, il grande Apostolo, quando scriveva ai cristiani di Corinto: “Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi e viene da Dio? … Glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1 Cor. &, 19 – 20). Incontrando ciascuno di voi e venendovi a conoscere meglio, la gente dovrebbe poter capire: questo ragazzo, questa ragazza ha in sé qualcosa di speciale, anzi, di unico; di più ancora: qualcosa di divino, così come una chiesa, un tempio è diversa da una casa qualsiasi.
Non è cosa da poco, mi direte. Ma, in pratica – mi potete ancora domandare -, come può avvenire questo? Rispondo: semplice, mostrando il dono che voi avete.