Stato della Città del Vaticano
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7 dicembre 2008


Secondo. Come prima redenta, Maria ha nella Chiesa una posizione preminente, seconda solo a Cristo, sempre ed in tutto, beninteso, a lui totalmente relativa. Con Cristo ed in Cristo, Maria è primizia dell’uomo nuovo. In lei si salva, per così dire, l’onore dell’umanità. E per questo il Concilio Vaticano II, proprio citando S. Ambrogio, parla di Maria come tipo della Chiesa, perché della Chiesa perfetta figura nell’ordine della grazia e dell’unione con Cristo (Lumen gentium, 63). Non sono dunque solo uno sfogo poetico, ma hanno invece un profondo significato teologico le parole che cantiamo durante la novena dell’Immacolata. “Tu gloria Jerusalem, tu laetitia Israel, tu honorificentia populi nostri”.

3. Non posso chiudere queste mie semplici parole, senza un pensiero al Vangelo che ci è stato proclamato, e precisamente alle sue prime ed alle sue ultime parole.

Le prime parole: “Inizio del Vangelo di Gesù Cristo Figlio di Dio”. Questo è l’incipit del Vangelo secondo S. Marco.

“Vangelo di Gesù Cristo” si può intendere come ciò che si va a raccontare su Gesù; ma in realtà vuol significare molto di più: è il Vangelo, cioè l’annuncio di bene da parte di Gesù Cristo. E’ lui stesso che parla. (E per questo, al termine della lettura dell’annuncio del Vangelo, il sacerdote, o il diacono, proclama: “Parola del Signore”).
Potrà sembrare paradossale che si chiami “annuncio di bene” un racconto che giunge al suo “climax” con il più grande delitto dell’umanità: l’uccisione del Figlio di Dio. Ma è proprio lì, nella passione e morte di Gesù Cristo, Figlio di Dio, che si rivela l’incomparabile amore di Dio per noi e la sua onnipotenza, che trasforma la croce, massimo male, nel massimo bene. Non è un annuncio da poco: la morte del Figlio unigenito di Dio rende noi, peccatori, figli di Dio!

Vangelo di Gesù Cristo Figlio di Dio. In queste parole, che Gesù Cristo è il Figlio di Dio, è in realtà tutto il nerbo del messaggio evangelico. Perché se non si accoglie questa verità centrale del suo messaggio, tutto cade. Gesù è vero uomo, a noi in tutto simile, fuorchè nel peccato (cfr Eb 4, 15); ma è anche Figlio di Dio, come professiamo nel “Credo”: Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero. Questo è il vero perno, su cui sta o cade la nostra fede. Qui è la gioia del Natale a cui ci prepariamo in questo tempo d’Avvento:  che il Bambinello che Maria tiene tra le sue braccia e ci offre, è il Figlio di Dio.

Le ultime parole del Vangelo di oggi. Abbiamo sentito Giovanni Battista esclamare: “Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo”. Non è che un pre-annuncio; ma abbiamo già in questa prima pagina del Vangelo di Marco – anche se solo “in nuce”, una completa affermazione trinitaria: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. La Santissima Trinità è la struttura portante del messaggio e della vita cristiana. Noi siamo battezzati da Cristo nello Spirito Santo. E’ lo Spirito di verità e di amore; è lo Spirito che fa di noi un solo corpo con Cristo e la Chiesa; è lo Spirito che grida dal fondo del nostro cuore: “Abba. Padre”;  lo Spirito che ci dà la forza di testimoniare la nostra fede, giorno per giorno, con  la nostra vita.

4. Ho parlato di Ambrogio e di Maria prima di parlare del Vangelo. Ma in realtà è sempre di Cristo che ho parlato. Senza la luce di Cristo, Figlio di Dio e datore dello Spirito, anche la vita e l’opera di Ambrogio, anche la figura di Maria, la tutta Santa, non avrebbero il significato che hanno. E senza la luce di Cristo, Figlio di Dio e datore dello Spirito, neanche la nostra vita potrebbe avere il significato che ha.

I Santi, e Maria sopra tutto, sono luci accese da Dio nella storia umana, ed illuminano il nostro cammino per giungere a lui. Di più: ci soccorrono con la loro amicizia e la loro intercessione. Così, in particolare, nel procedere del percorso spirituale dell’Avvento, nel quale la Chiesa ci introduce e ci accompagna incontro al Cristo che viene, la figura di Gesù, vero uomo e vero Dio, si faccia sempre più nitida e chiara nel nostro spirito, affinchè con Maria, Giuseppe ed i pastori giungiamo ad adorarlo nell’amabilissima semplicità e povertà di Betlemme; affinché con gioia, insieme a Maria, agli angeli ed a tutti i santi, possiamo giungere a contemplare “il giorno del Signore”, quando “la gloria del Signore si svelerà”.


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