Stato della Città del Vaticano
IT  EN FR DE ES 

7 dicembre 2008

OMELIA PER LA FESTA DI S. AMBROGIO
PONTIFICALE NELLA BASILICA DI S. CARLO AL CORSO

7 dicembre 2008 – ore 18,30



Le mie riflessioni con voi in questa celebrazione eucaristica vorrebbero avere quasi un carattere ascensionale: perché vorrei parlare prima di S. Ambrogio, di cui oggi ricorre la festa, ed al quale, insieme a S. Carlo Borromeo, questa grande Basilica è dedicata; poi dell’Immacolata, di cui domani celebriamo la solennità; ed infine del Vangelo di oggi, seconda Domenica d’Avvento, che ci prepara al Santo Natale.
Ho detto “carattere ascensionale”, perché è quasi salire di vetta in vetta, da un grande santo a Maria, l’eccelsa Madre di Dio, e poi a Gesù, vero Dio e vero uomo, vertice dell’umanità, centro di tutta la storia.

1. S. Ambrogio è tra i più grandi Padri della Chiesa. La sua voce, anche se fioca, era splendente di una parola ricca di sapienza e di suggestiva bellezza. Già il fatto che egli venne eletto Vescovo di Milano, per così dire a furor di popolo, quando rivestiva ancora un incarico civile, ed era ancora catecumeno, e quindi non battezzato – correva l’anno 374, ed Ambrogio era di circa anni 40 - , già questo fatto dice che da lui doveva emanare un ascendente spirituale, una eccezionale forza interiore. Sebbene portato per acclamazione sulla sede episcopale di una città capitale dell’Impero Romano, Ambrogio non si sentì mai suddito dei suoi sostenitori, bensì debitore a tutti di una guida coraggiosa ed illuminata, quale pastore del gregge di Cristo, e quindi, di fronte a Cristo, e non ad altri, responsabile delle sue parole e delle sue azioni di Vescovo.

Indicare sommariamente la vastità del suo quotidiano impegno di vescovo vicino alla sua gente, padre dei poveri, e sicura guida del clero, è impossibile. Non posso però non ricordare che egli difese la libertà della Chiesa, ma più ancora richiese – né in questo egli mai cedette – che l’azione delle autorità politiche fosse sempre guidata da criteri morali. Un principio, come si vede, non tanto di motivazione istituzionale (pure presente), quanto più radicalmente, di responsabilità di fronte a Dio, dal quale viene ogni autorità. (Per inciso: questo principio è forse meno attuale nell’Italia del XXI secolo?).

Ambrogio fu un grande teologo, che trasfuse con originalità nel pensiero della Chiesa latina le grandi ricchezze dei Padri di lingua greca: Atanasio, Basilio il Grande, Origene, ed altri. Ma fu grande soprattutto perché nutriva il suo spirito alle fonti vive della Parola di Dio. La sua teologia aveva come centro focale Gesù, vero Figlio di Dio, uguale al Padre nella divinità. Per difendere questa verità lottò con vigore contro l’arianesimo, un’eresia che appunto questa verità negava, e cercava di penetrare nella Chiesa e di affermarsi anche nelle istituzioni statali, quasi come un laicismo e razionalismo ante litteram). I grandi Concili Ecumenici di Efeso del 431 e di Calcedonia del 451 non mancarono di riferirsi a lui come testimone della fede cattolica.

Ambrogio sapeva spargere il seme della Parola di Dio con forza suggestiva. S. Agostino, che lo qualifica come un “santo profeta” (Confessioni, 6, 3), dice che le sue parole “dispensavano costantemente al popolo di Dio il suo frumento sostanzioso, l’olio della sua letizia ed il vino dolcemente inebriante”. E scrive ancora: “Andavo ad ascoltarlo con assiduità mentre conversava in pubblico … come per rendermi conto se la sua eloquenza era all’altezza della fama di cui godeva …; pendevo dalle sue labbra, … affascinato dalla dolcezza del suo parlare” (Confessioni 5, 12).

Ambrogio fu anche un insigne poeta cristiano, anzi un iniziatore della poesia cristiana; i suoi inni affascinavano – incantavano è parola non esagerata – i fedeli; di essi diversi sono entrati a far parte della liturgia romana.

Nelle sue chiese favorì il canto sacro, ed esso era tale, che ad Agostino, nel sentire quelle melodie, si inondava il volto di lacrime: “flebam inter cantica hymnorum” (Confessioni 9,7). Ed Agostino stesso, quell’altro grande, del cui pensiero la Chiesa pure continua a nutrirsi, fu da Ambrogio accompagnato verso la pienezza della verità e battezzato nella notte del Sabato Santo del 386.

Ambrogio, non solo dalla Chiesa ambrosiana, che da lui ha preso il nome, ma da tutta la Chiesa cattolica è riconosciuto e venerato come Padre.


2. Siamo oggi alla vigilia della Solennità dell’Immacolata. E’ questa una festa troppo bella e troppo amata dal popolo cristiano perché io possa omettere di parlarne.

E’ ben noto, e lo ripeto perché taluni purtroppo confondono, che Immacolata Concezione di Maria non significa il concepimento verginale di Gesù da parte di Maria, anche se, certo, questo si inserisce connaturalmente nella luce del mistero dell’Immacolata Concezione. Immacolata Concezione significa che, a differenza di tutti gli altri figli di Adamo ed Eva, Maria, per singolare privilegio, non è stata toccata dal peccato che dai Progenitori si è propagato a tutti i loro discendenti; il peccato originale. Dal primo momento del suo concepimento in seno a sua madre Maria fu piena di grazia, e ciò in previsione dei meriti del Sangue di Cristo. Maria è così la prima e perfetta redenta.

Questa verità ha un grande e molteplice significato teologico:

Primo. Dio si è così dimostrato qual è, signore della storia umana. Non ha lasciato che Satana, il nemico dell’uomo, il menzognero, l’omicida sin dall’inizio, potesse vantarsi di aver macchiato tutto il disegno di Dio. Dio ha voluto sí rispettare la libertà e la solidarietà umana nel peccato, ma ha voluto tenere per sé e per tutti noi una creatura su cui realizzare il suo disegno nell’originaria bellezza: Maria, da cui doveva nascere il Figlio di Dio, per donare all’uomo la libertà e la solidarietà nella grazia. Il significato dell’Immacolata è così al contempo decisivo per il significato di tutta la storia; è un punto di riferimento ineludibile per ciò che concerne il potere del peccato ed il potere della grazia,per comprendere la nostra unione a Cristo ed il nostro destino. Con Maria noi siamo rimasti, in Cristo, nel disegno di grazia e di bellezza del Creatore: Dio infatti – dice l’Apostolo Paolo nella sua lettera agli Efesini – ha scelto tutti noi, in Cristo prima della creazione del mondo, per essere santi ed immacolati di fronte a lui (cfr Ef 1, 4).


Pagina 1 di 2
Mappa del SitoDisclaimer | FAQ | Informazioni Utili | News | Staff  | © 2007-11 Uffici di Presidenza S.C.V.