Stato della Città del Vaticano
IT  EN FR DE ES 

7 febbraio 2008


5. Ovviamente lo scopo principale di questa è però quello di commemorare il medesimo Francesco Patrizi, la cui figura verrà  fra breve meglio illustrata dal Prof. Milan Moguš. A me pare che la posa di questa lapide, proprio in questo luogo, ne evidenzi in qualche modo la vicinanza storica e culturale al suo grande contemporaneo Torquato Tasso, con il quale riposa nella medesima cappella.

Il Patrizi nacque il 25 aprile 1529 nella cittadina di Cres, nell’omonima isola, oggi Croazia, allora territorio della Repubblica di Venezia, e chiamata Cherso. Il Patrizi fu attivo a Roma a partire dal 1592 come professore di filosofia, su invito del Cardinale Ippolito Aldobrandini, che, eletto papa in quel medesimo anno, prese il nome di Clemente VIII. A Roma il Patrizi compì anche la sua giornata terrena il 1597, proprio come oggi,  il 7 febbraio. Il Patrizi, oltre a molteplici altri interessi di diversissima natura - dalla filosofia, alla storia, alla matematica, alle scienze naturali ed alle scienze occulte – fu anche un cultore della poesia, come dimostrano il suo Discorso sulla diversità dei furori poetici, le Lettere sopra un sonetto di Petrarca, ed il poema da lui composto, in una innovativa metrica di tredecasillabi (un “verso Heroico”, come lui stesso lo qualifica), dedicato a Ercole d’Este, Duca di Ferrara, dal titolo  Eridanio, poema che non ebbe però alcun successo. Del 1586 è la sua opera Della poetica, ove sostenne la superiorità della lingua volgare sul latino. A Venezia fondò con Bernardo Tasso, padre di Torquato ed autore dell’Amadigi, poema allora di un certo successo, l’Accademia della Fama. Non è improbabile che a Venezia, dove Bernardo Tasso aveva anche chiamato il figlio, il Patrizi abbia avuto dei contatti con Torquato. Tuttavia i rapporti, almeno dal punto di vista culturale, fra i due non dovettero essere molto armonici. Nel 1575 comparve la Gerusalemme Liberata, che suscitò subito dispute, tanto dotte quanto accese, sulla superiorità o meno del nuovo poema epico rispetto all’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Nel 1583 lo stesso Patrizi  si misurò su questo tema con un’opera  dal titolo: Parere in difesa di Ludovico Ariosto, che non dovette essere molto comprensivo dell’arte del Tasso, se questi gli rispose da Ferrara, nel 1585, con un Discorso sopra un parere fatto dal Francesco Patrizio in difesa di Ludovico Ariosto. Mi limito necessariamente a questi pochi accenni che possono essere indicativi dei rapporti culturali, certo non privi di tensione, che comunque dovettero esserci tra il Patrizi ed il Tasso, personalità umana, questi, certo di tutt’altra pasta e poeta di ben altra statura. Il Tasso, più giovane del Patrizi di circa 11 anni, lo precorse di due anni nella morte. Come scrisse nella sua lettera ad Antonio  Costantini del 10 aprile 1595, egli si era “fatto condurre in questo munisterio di San’Onofrio, non solo perché l’aria è lodata  da’ medici più che d’alcun’altra di Roma, ma bensì per cominciare da questo luogo eminente, e con la conversatione di questi divoti padri, la mia conversatione in cielo”. Le polemiche con il Patrizi, così come con altri, circa la Gerusalemme Liberata, venivano certo qui del tutto obliate nell’attesa della visione della Gerusalemme celeste.

6. La lapide commemorativa del Patrizi viene oggi ad aggiungersi, in questo luogo così suggestivo e sacro alla memoria del Tasso, a quella di due altre grandi figure: quella di Goethe, e quella dello Chateaubriand. Il Goethe fece visita alla tomba del Tasso il 2 febbraio 1787 ed a lui dedicò il suo dramma Torquato Tasso, già da diversi anni spiritualmente gestito e terminato negli anni immediatamente successivi: un’opera, a me sembra, di sensibile introspezione nello spirito tormentato del Tasso. E Chateaubriand nelle sue Memoires d’outre tombe, scriveva da Ferrara, il 18 settembre del 1833, pagine vibranti di commossa partecipazione sul Tasso e sugli ultimi giorni del poeta in questo convento, e più tardi, durante la sua ambasciata a Roma, mostrò la sua vicinanza all’umana storia del Tasso con le parole incise sulla lapide che qui lo ricorda, evocando, a caratterizzazione spirituale del poeta, “le gènie de la gloire et du malheur”.

A me pare che da queste tre lapidi - di un tedesco, di un francese e di un veneto-croato - qui poste in ideale sodalizio intorno alla tomba del grande poeta italiano, risulti come un emblema, un simbolo di quella grande unità ideale, propria dell’Europa - dell’unica anima dell’Europa - della quale gli europei di oggi sembrano diventare nuovamente consapevoli, ma che certe istanze politiche collocano talvolta in secondo piano, attente più a fattori contingenti e preoccupate più da elementi episodici. Il ricordo, qui, oggi, di Francesco Patrizi, veneto-croato-italiano in questo contesto spirituale ed europeo, ha anch’esso il significato di una testimonianza – modesta certo, ma non destituita di significato -  dell’appartenenza pleno iure della nazione croata a tale unità dello spirito europeo, che fa, anch’essa, amaramente sentire l’ingiustificato ritardo imposto alla Croazia di far parte, come membro, dell’Unione Europea.

L’odierna commemorazione di Francesco Patrizi, così accomunata al ricordo di altri grandi spiriti di diversi Paesi europei, valga comunque di stimolo a sempre ricercare, riconoscere, promuovere e mettere in comune quel grande patrimonio di idee e di passione culturale e civile che essi ci hanno lasciato in comune eredità.


Pagina 2 di 2
Mappa del SitoDisclaimer | FAQ | Informazioni Utili | News | Staff  | © 2007-11 Uffici di Presidenza S.C.V.