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8 settembre 2008


4.2 Cresceva in sapienza. Quella radice di Iesse, quella figlia di Abramo secondo la carne, ma assai più secondo lo spirito, cresceva per il pane che dava fragranza all’umile sua casa; ma era la Parola di Dio, consegnata nella Legge e nei Profeti, che ne alimentava l’anima. In particolare l’umanità dei Salmi, preghiera consueta nella giornata della famiglia ebrea, doveva essere il ricco nutrimento della mente e del cuore, che la piccola fanciulla riceveva dai suoi pii genitori.

Signore, non vado in cerca di cose grandi.
Io sono tranquillo e sereno.
Come bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è l’anima mia.

Sono parole del salmo 131, ed esse non potevano non avere risonanza nel suo giovane cuore. E’ con questo atteggiamento di umile ed alta sapienza, maturato ormai in lei come carne del suo essere, che Maria saprà poi aprirsi al soffio fecondante dello Spirito Santo, lasciandosi avvolgere dalla potenza misteriosa e sublime dell’Altissimo. E sarà ben anche della sua sapienza, umana e divina, oltre che del suo latte, che si sarebbe poi nutrito negli anni di Nazareth Gesù, suo Figlio, il quale poi, negli anni della sua vita pubblica, avrebbe parlato come nessun uomo mai aveva parlato (cfr. Gv 7, 46), tanto da strappare da un’umile popolana che lo ascoltava quel grido di erompente entusiasmo, che resta per sempre anche il nostro: “Beato il ventre che ti ha portato e le mammelle che hai succhiato” (Lc 11, 27). Se poniamo attenzione, possiamo facilmente rilevare come le parole di Maria, riferite dai Vangeli - poche parole, ma sempre di purezza adamantina – trovano tutte come un riscontro in certe parole del Divin Maestro, quasi che il Figlio – il quale diceva solo ciò che aveva udito dal Padre (Cfr. Gv 8, 28; 12, 50; 14, 10) – lasciasse intendere la consonanza di quanto aveva sentito ed imparato da Sua Madre. Non è da stupirsi! Lo Spirito Santo aveva coltivato con i suoi ineffabili doni colei che era predestinata ad essere la Madre della Sapienza, la Madre di Colui che è ben più che Salomone (Cfr. Mt 12, 42).

4.3 Cresceva in grazia. Tra le celebrazioni liturgiche in onore di Maria  ve n’è una, indubbiamente singolare, perché non è di origine evangelica, né appartiene al deposito della Tradizione: è la Presentazione di Maria al Tempio, che ricorre il 21 novembre. Secondo la leggenda diffusa dallo scritto apocrifo detto “Protovangelo di Giacomo (II metà del II secolo), i genitori di Maria avrebbero portato la loro bambina, quando aveva tre anni, al Tempio di Gerusalemme, affidandola al Sommo Sacerdote. Nessun credito storico può esser dato a tale racconto, peraltro illustrato fastosamente e con dovizia di particolari da affreschi e tele di grandi pittori; a me pare, però, che esso simboleggi e raffiguri in qualche modo questo crescere dell’anima immacolata di Maria, tutta viva della Grazia divina sin dal primo istante del suo concepimento, e questo suo essere in rapporto di totale amore e dedizione a Dio. Il suo crescere era come un naturale vivere e respirare l’atmosfera del Tempio.

Nell’Ufficio della Beata Vergine Maria, si applicano a lei – secondo un criterio di analogia - le parole che il libro del Siracide attribuisce alla Sapienza:

Sono cresciuta come una palma in Engaddi,
come la pianta di rose di Gerico….
Come una vite ho prodotto germogli graziosi,
ed i miei fiori, frutti di gloria e ricchezza
” (Sir 24, 13).

Cresceva in grazia. E noi con ragione possiamo pensare alla dolcezza della sua amabilità ed ai soavi trasporti  di sentimento nella sua devozione, come sperimentiamo anche nell’anima innocente e deliziosa di tante care bambine. La piccola Maria era “la delizia di Dio ogni giorno, dilettandosi davanti a lui in ogni istante”, per usare le parole del libro della Sapienza proposteci con la prima lettura. Ma certo non meno doveva crescere in lei la forza interiore del carattere, che la grazia andava maturando in colei a cui la vita – dopo la gioia intima e trascendente dell’Annunciazione – non avrebbe risparmiato alcuna delusione, umiliazione e prova, fino alla lacerazione del cuore sul Golgota. Cresceva forte nella grazia, perché il suo fiat fosse pronto ad unirsi al fiat dell’Agnello Immacolato in una sola fiamma d’amore, sull’altare della volontà amante e salvifica del Padre Celeste.

5. A me è avvenuto di trovare tra i vecchi ricordi di famiglia qualche fotografia di mia Mamma quand’era bambina. E forse lo stesso è avvenuto anche a molti di voi. Di fronte ad una tale immagine ed ai tratti puerili che essa riproduce, la mente spontaneamente cerca di capire, e quasi penetrare, i tratti interiori originari della persona, che abbiamo conosciuto solo da adulta e che ha avuto un’influenza decisiva per il nostro esistere e nel nostro crescere. Di Maria non abbiamo nulla di paragonabile. Non è però illegittimo – mi sembra – se noi cerchiamo di risalire da ciò che  di lei ci dicono i Vangeli – quantitativamente non molto, ma qualitativamente un patrimonio inesauribile – a ciò che, pensando a lei nella sua fanciullezza, si lascia come intravedere al cuore amante, illuminato dalla fede. Così ho cercato di fare con queste mie semplici parole.

La Vergine Maria, dolcissima Madre nostra, per la luce che irradia da tutto il suo essere, ci avvicina sempre amabilmente a sé, per unirci in un solo amore, in una sola vita con Colui che essa ci ha donato come fratello, Gesù, Dio e Signore benedetto nei secoli.

La tua nascita, Maria,
Vergine Madre di Dio,
ha annunciato la gioia
al mondo intero.


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Causa di Beatificazione e di Canonizzazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II

 

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