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8 settembre 2008

OMELIA PER LA FESTA DELLA NATIVITA’ 
DI MARIA SANTISSIMA

8 settembre 2008 - Suore di Maria Bambina



1. La tua nascita, Vergine Madre di Dio,
ha annunciato la gioia al mondo intero.

Così canta oggi la Chiesa, celebrando la nascita di Maria,
soave aurora, che precede il sorgere della gloria del Sole,
Gesù, la vera luce del mondo,
che ha portato la grazia,
e ci ha donato la vita.

2. Con voi, care sorelle della Congregazione di Maria Bambina, io vorrei oggi lasciar correre i pensieri del cuore, illuminato dalla fede, dietro al mistero, nascosto come un fiore unico, di impareggiabile grazia e bellezza, nella sconfinata e pur meravigliosa opera creativa di Dio: il mistero di quella bambina di Nazareth che si chiamava Maria.


3. Pensando a Maria bambina ci occorrono anzitutto alla mente le parole e l’atteggiamento di Gesù, che abbraccia e benedice i bambini, e prende per mano uno di loro e lo colloca proprio in mezzo alla cerchia dei suoi Apostoli, e dice loro: ”Di costoro è il Regno dei Cieli. Se uno non si fa come un bambino, non può entrare nel Regno dei Cieli” (Cfr. Mt 19, 13-15; Mc 9, 35; Lc 18,17). Che cosa significano queste parole, così suggestive, di Gesù? Non possiamo presumere di comprenderle in tutta la loro semplice grandezza; ma a me pare che qualcosa di pur certo si possa dire. Esse intendono indicare prima ancora che un agire morale, dettato da virtù, un atteggiamento esistenziale, inerente all’essere, indispensabile a chiunque aspiri ad essere accolto nel Regno dei Cieli.

3.1 Ed anzitutto questo. Il bambino sa, forse anche solo inconsapevolmente, di avere un bisogno vitale dei genitori. Loro sanno, loro possono, loro provvedono. Egli si sa affidato al loro amore. Non è la sua capacità operativa, la sua efficienza che determina la sua vita, la sua giornata: è la presenza dei genitori. Così deve essere l’atteggiamento del discepolo di fronte a Dio. Si lascia amare, nutrire, “crescere” da Dio. Quando Maria dirà all’angelo Gabriele: “Sia fatto di me secondo la tua parola” (Lc 1, 38), essa si paleserà in questo suo puro rapporto con Dio. Non dirà: accetto, adempirò con tutte le mie forze la sublime missione che mi viene proposta. Dirà molto meno, ed infinitamente  di più: “Sia fatto di me”. E’ Dio che fa.

3.2 Ancora: il bambino vive alla giornata, non ha il senso del progetto del domani; vive il suo presente con tutto se stesso. Non si preoccupa di pensare al futuro. I genitori sono per lui passato, presente ed avvenire. Gesù nella preghiera del Padre nostro ci pone in questo atteggiamento, quando ci fa dire “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Se dobbiamo pregare per il pane quotidiano,  perché non dire di darcelo sempre?  Non sempre, ma “oggi”, dice il Signore, che ha cura degli uccelli del cielo e dei fiori del campo, e vuol togliere ogni preoccupazione superflua dal nostro cuore. Penso a Maria, quando a Cana, in una situazione di penoso imbarazzo, riceve da Gesù quella risposta apparentemente elusiva: “Che cosa ho da fare con te, o Donna?” (Lc 2, 4): penso a come essa ragiona, cioè non ragiona: perchè rimane sovranamente – o bisogna dire, fanciullescamente? – serena e quasi non curante. Sì, perché essa sapeva che per l’oggi era provvisto a sufficienza. Il Signore conosceva il bisogno. Bastava fare ciò che egli avrebbe detto!

4. Pensando a Maria bambina non si può non pensare a ciò che il Vangelo di Luca dice del fanciullo Gesù, che a Nazareth “cresceva in età, sapienza e grazia davanti a Dio ed agli uomini” (Lc. 2, 52). Come non poter dire lo stesso di quella piccola creaturina, Maria, bambina tra le bambine, ragazzina tra le ragazzine di Nazareth?

4.1 Cresceva in età. Non  è solo una costatazione storica, inevitabile per chiunque non muoia. Era il suo progredire nell’essere corporeo e psichico, come parte viva dell’umanità, secondo il disegno che il Padre andava tracciando, incentrato sul Cristo, cardine e meta della storia, capo unificante del mistico corpo di cui tutti noi siamo le membra. Di questo disegno ci ha parlato anche la seconda lettura dalla lettera di Paolo ai Romani. Ed indissolubilmente unita al centro focale di quel disegno, lei, la piccola Maria, che andava crescendo, sviluppandosi nel corpo e nello spirito, perché potesse presentare al Figlio unigenito di Dio, che usciva dal seno del Padre (cfr. Gv 1, 18), il suo seno verginale, e diventare così Madre del Messia, Madre di Dio, del Verbo eterno che da lei doveva assumere la nostra umanità; da lei,
umile ed alta più che creatura,
termine fisso d’eterno consiglio!
(DC, 3, 33, 2-3)


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Causa di Beatificazione e di Canonizzazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II

 

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