settembre 2008
8. Il Vaticano è stato fortemente criticato per una presunta ingerenza politica negli affari di stato italiani. Come giudicare allora gli appelli rivolti ai cattolici?
Qui lei mi pone su un terreno … molto scivoloso. Per questo non voglio entrare in merito a singoli episodi, sui quali posso comprendere legittime irritazioni. Vi sono però questioni che vengono trattate dagli organi politici - parlamento, governo, magistratura - che hanno rilevanti aspetti morali. Alcuni esempi: libertà di religione e di culto, vita, matrimonio, giustizia sociale, pace, ed in genere tutto ciò che concerne gli aspetti sociali dei comandamenti di Dio. Proprio in riferimento ai rapporti tra Chiesa e politica su temi del genere, il Concilio Vaticano II ha espresso un chiaro principio. Lo si trova nella Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, nel capitolo sulla “Vita della comunità politica”. Il principio è questo: sempre e dovunque è diritto della Chiesa di dare il suo giudizio morale anche su cose che riguardano il potere politico, quando ciò riguarda la dignità della persona e la salvezza delle anime; ciò con libertà non disgiunta, ovviamente, dalla prudenza. (Noto a questo riguardo che talvolta è difficile conciliare queste due virtù!). Aggiungo anche che il nuovo concordato italiano riconosce alla Chiesa la libertà dell’esercizio del magistero. Vorrei anche far notare che le dichiarazioni della Santa Sede su tali materie, sono per lo più rivolte a problemi non solo italiani; per esempio, quando essa interviene sulla questione dell’indissolubilità del matrimonio, sulla tutela della vita dal concepimento alla morte naturale, o sulla omosessualità. Mi ricordo che, quand’ero Nunzio Apostolico in Germania, di fronte ad alcuni interventi di portata universale della Santa Sede, i giornalisti tedeschi, non diversamente dagli italiani, vi vedevano un riferimento diretto alla loro situazione. Non a torto, direi! Vorrei ricordare ancora che il Concilio Vaticano II, parlando dei laici (e con tale parola nel linguaggio ecclesiastico si intendono i cattolici che non sono chierici, e non i non-cattolici) asserisce che i laici devono assumere l’istaurazione dell’ordine temporale come compito loro proprio, secondo la loro specifica competenza e sotto la propria responsabilità, ma devono anche operare “guidati dalla luce del Vangelo e del pensiero della Chiesa” (Apostolato dei Laici n. 7). Ciò detto, non voglio negare che sono possibili diverse forme e modi di intervento della Chiesa; ed inoltre che, in riferimento a determinate concrete situazioni, altro è il compito della Santa Sede – quella che Lei chiama “il Vaticano” – ed altro il compito dei Vescovi italiani e della Conferenza Episcopale Italiana.
9. Il Papa, nel suo recente viaggio negli USA, ha condannato senza mezzi termini quei prelati che si sono macchiati di gravi colpe, ma la Chiesa tace su tante altre forme di violenza che attanagliano molti paesi, specialmente in Africa e nel Sud-est asiatico. Non sarebbe il caso di far sentire di più la sua voce?
Vede, se si tratta di condannare colpe della Chiesa, in genere per la Santa Sede non è difficile intervenire, qualora essa maturi il convincimento di doverlo fare. La difficoltà si ha, invece, ed è talvolta pressoché insormontabile, quando l’intervento della Santa Sede può creare gravi difficoltà ai cattolici del Paese in questione, a motivo di possibili reazioni negative da parte del governo. I cattolici in questo caso – mi si passi la parola – sono un po’ come degli ostaggi nelle mani del potere politico. Non è il caso che io faccia il nome di alcun paese asiatico o arabo o africano. Perché Lei stesso, come i Suoi lettori, ce l’ha già a fior di labbra. E’ un po’ il caso, veramente emblematico, di Pio XII con gli ebrei perseguitati dai nazisti, dove ostaggio dei nazisti erano, oltre ai cattolici, gli stessi ebrei rifugiati in istituzioni cattoliche. La Santa Sede in tali casi è costretta a limitarsi a dichiarazioni piuttosto generiche, ad accenni, che, peraltro, non sono così oscuri da non essere compresi da chi li deve comprendere. Come si suol dire: A buon intenditore, poche parole! Mi permetta anche una annotazione non priva di amarezza: è facile svolgere il ruolo del profeta impavido (che alcuni vorrebbero vedere svolto dalla Chiesa), e mettere gli altri nella condizione di svolgere il ruolo doloroso dei martiri.
10. Eminenza, mi consenta una domanda un po’ indiscreta. Dopo la recente visita del Presidente Bush in Vaticano, alcuni organi di informazione hanno scritto di un certo “disagio” da parte di alcuni prelati di Curia per il protocollo particolarmente amichevole, che Benedetto XVI avrebbe riservato al Presidente americano, mentre questi aveva disatteso i pressanti e ripetuti appelli di Giovanni Paolo II a non intraprendere una guerra in Iraq, le cui disastrose conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
Vorrei ricordare anzitutto che il Presidente Bush è stato ricevuto dal Santo Padre come Presidente degli Stati Uniti, anche se non in visita di Stato; e quindi con tutti gli onori dovuti ad un Capo di Stato, come già avvenne nella visita che fece a Giovanni Paolo II nel 2004. A me è parso che con il protocollo particolare, di carattere palesemente amichevole, Benedetto XVI abbia voluto contraccambiare il Presidente Bush con un gesto in qualche modo equivalente. Bush lo aveva ricevuto nel giardino della Casa Bianca, invitando a fargli corona oltre 25.000 ospiti, un numero di ospiti là prima mai visto; e così il Papa lo ha voluto ricevere nei Giardini Vaticani, con molta minore spettacolarità, ma con non minore personale cortesia. Il protocollo vaticano mirava però certo ad andare al di là di un atto di speciale attenzione per il Presidente Bush, ed essere un segno di riconoscimento per l’accoglienza che tutti, cattolici e non, avevano riservato al Papa con inatteso entusiasmo, anzi, con diffusa emozione.
Nel corso del mio recente viaggio a Washington e a New York, per far visita ad alcuni gruppi di Patrons of the arts in the Vatican Museums, in diversi colloqui con personalità cattoliche e non cattoliche mi è stato detto che Benedetto XVI era riuscito a giungere al cuore della gente. Le sue parole, anzi, la sua stessa persona avevano fatto breccia. Soprattutto i suoi grandi messaggi all’Università Cattolica, ai giovani, all’O.N.U. hanno lasciato un’impressione forte e positiva. Gli americani hanno, per così dire, “scoperto” l’uomo Ratzinger. Per l’opinione pubblica - cattolica e non – due sono stati i momenti di massimo impatto emozionale: l’incontro privato con alcune vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti, incontro che ha fatto sentire tutta l’amorevolezza e la profonda partecipazione del Papa, e poi la preghiera, silenziosa e solitaria, di Benedetto XVI sul Ground-Zero, che ha provocato in tutti come un brivido nel profondo dell’anima.