14 febbraio 2009 (Convegno)
CONCLUSIONE DEL CONVEGNO
80° anniversario della fondazione
dello Stato della Città del Vaticano
Città del Vaticano, Aula Nuova del Sinodo dei Vescovi
14 febbraio 2009
1. Spetta al Presidente del Governatorato di dire alcune parole a conclusione di questo Congresso. Non può essere però che si attenda da me di trarre come un bilancio di questi tre giorni di relazioni. Dovrei essere capace di ricavare i principali temi trattati e di intrecciarli in una sintesi unitaria. Nonostante l'attenzione ed il vivo interesse con cui ho seguito ogni singola relazione e comunicazione, proprio a motivo della ricchezza dei loro contenuti non sarei all'altezza di un tale compito.
2. Penso però di poter rappresentare l'opinione generale - anche per le reazioni che ho potuto raccogliere - rilevando che le relazioni e comunicazioni che ci sono state offerte, ci hanno fatto entrare come in uno spaccato storico, giuridico, sociale, culturale della realtà di questo così piccolo e così grande Stato; ci hanno fatto scoprire una ricchezza di idee, di implicazioni, di potenzialità di cui non eravamo, o non lo eravamo abbastanza, consapevoli.
Ne siamo molto grati ai relatori: documentati, sicuri, e brillanti padroni della materia. Noi speriamo di poter giungere presto alla pubblicazione degli atti di questo convegno, che per noi, come per tutti gli interessati alle questioni dello S.C.V., costituiranno una preziosa miniera d'informazione e soprattutto d'idee.
3. Per parte mia vorrei dire che, se tutte le relazioni e comunicazioni mi hanno lasciato ammirato per la loro erudizione, come italiano e come sacerdote sono rimasto molto pensoso dopo la relazione del Prof. Durand di ieri sera: nel rapporto tra la Città del Vaticano e la Città di Roma. Come sacerdote e come italiano, perché li è stato trattato il punto del volto civile ed anche - come una cosa sola - del volto morale dell'Italia. Nel nuovo Concordato - chiamiamolo pure così l'Accordo di
modificazione del Concordato Lateranense del 1984 - "la Repubblica Italiana riconosce il particolare significato che Roma, sede vescovile del Romano Pontefice, ha per la cattolicità". E' un dettato molto diverso da quello del Concordato nel testo del 1929 che parlava del "carattere sacro" di Roma. Se però il "riconoscimento" che la Repubblica Italiana esprime nel nuovo testo ha un qualche significato, esso certo non può limitarsi ad impegni dello Stato italiano di carattere, per così dire logistico, ma è afferente al volto civile, anzi tutto, ed anche - come una sola cosa - al volto morale di questa città e, un riconoscimento del significato di Roma in riferimento alla cattolicità. I milioni di pellegrini che vengono a Roma "videre Petrum" vedono Roma e giudicano, con un solo giudizio, la capitale di Italia e la sede del Papato. Ciò non può comportare - superfluo rilevarlo - che si debba trasformare tutta Roma in una seconda città del Vaticano, dove regna l'ordine e ..alcuni Prelati, ma si mi sembra che si dovrebbe operare per superare certi livelli di degrado ambientale, civile, e morale, quali purtroppo riscontrabili in alcuni punti della Capitale d'Italia, e che non fanno onore nè allo Stato nè alla Chiesa. I laici per primi - quelli che si richiamano ai grandi ideali civili del Risorgimento Italiano - dovrebbero far sentire la loro voce ed esigere con fierezza una qualità di vita di più alto grado.
4. Un altro pensiero mi affiora alla mente mentre vi parlavo - molto giustamente ed esattamente - della funzione propria dello S.C.V. a tutela della indipendenza e libertà del Romano Pontefice da qualsiasi potere civile.
Pensavo: questo è vero. Però, perché le forze militari del Terzo Reich si sono fermate ai confini dello Stato della Città del Vaticano? Dopo la soluzione finale degli Ebrei, era deliberata intenzione di risolvere per sempre la questione della Chiesa Cattolica. Quello era il momento. Perché si fermarono? Non certo perché questo Stato avesse alcuna forza militare da opporre. Si sono fermati solo per la forza morale, spirituale - vogliamo dirlo con linguaggio materiale? - per il prestigio internazionale della Santa Sede, cioè del Vescovo di Roma, del Papa. E dunque era la forza di colui che era difeso che dava consistenza e solidità allo strumento di difesa. Era il difeso la forza del difensore!
E questo induce, mi pare, ad una ulteriore duplice considerazione: la prima, che il significato proprio dello strumento territoriale del Vaticano è in realtà di natura spirituale, non materiale; anche se sostenuto da qualcosa di più forte delle mura di pietra e delle cancellate di ferro; la seconda, che tale forza spirituale è derivata tutta da colui che Cristo ha posto con Pietro a base della sua Chiesa e costituito Pastore del suo gregge. Questo non si può dire - in verità - di tutti i papi dei secoli
passati: ma certo dei papi da Leone XIII a Pio XI e a Pio XII.
Non posso non ricordare - me lo si consenta - con qualche parola tutta a lui dedicata, Pio XI, ideatore e costruttore della Città del Vaticano.
Pio XI è stato una grande personalità, di alta mente, di vasta erudizione, di carattere forte e coraggioso. Tempra umana che non temeva di opporsi al regime fascista, come avvenne con l'Enciclica "Non abbiamo bisogno" (29 giugno 1931), né al regime nazista, come avvenne con l'Enciclica "Mit brennender Sorge" (Con bruciante preoccupazione) del 14 marzo 1937, nè al regime comunista, come avvenne con l'Enciclica "Divini Redemptoris" (19 marzo 1937).
Ma la sua non è stata solo azione di difesa, e, per così dire, di contrattacco. Il suo Pontificato si è caratterizzato con un'azione a tutto campo per la diffusione del Regno di Dio, in aderenza al suo motto: "Pax Christi in Regno Christi".