16 ottobre 2009
Intervento per la Conferenza di
The Italian Chamber of Commerce & Industry in the U.K.
Londra, venerdì 16 ottobre 2009
1. Il tema che è stato scelto per la presente conferenza, A New Approach for Global Economic and Social Growth è un tema al quale non si può rimproverare d'essere troppo ristretto.
Così ciascuno potrà liberamente proporre quale possa essere il "nuovo approccio" di miglior successo. Per tale considerazione penso che ai partecipanti di questa conferenza possa tornare d'interesse di sentire qualcosa circa il New Approach proposto dal Papa Benedetto XVI nella sua enciclica "Caritas in veritate". L'enciclica ha avuto larga e positiva eco nella stampa internazionale. Per questo oso pensare che anche per i presenti possa essere interessante conoscere qualcosa di più di quanto sia possibile ricavare dai titoli e dagli articoli dei giornali.
2. L'occasione formale dell'enciclica era il 40° anniversario di un'altra enciclica, la "Populorum progressio" di Paolo VI, del 1969, che fu allora accolta con vivo apprezzamento. Ma ciò che ha reso particolarmente viva l'attesa della presente enciclica è stata la debacle finanziaria del 2008, con la conseguente recessione economica mondiale. Dopo anni di vorticosa avanzata, il crollo di agenti dell'economia di livello e prestigio mondiale, espressione del successo e del benessere, aveva in sé qualcosa di surreale. Esso procurò non solo negli operatori economici, ma in tutta la società dei Paesi sviluppati, sentimenti di sconcerto ed anche di angoscia. Ebbe, infatti, drammatiche conseguenze non solo su aun certo numero di magnati della finanza e di persone ricche, ma soprattutto su milioni di persone di modeste e povere condizioni. Per questo una parola di orientamento per il futuro da parte del Sommo Pontefice era attesa. Essa è venuta con l'enciclica "Caritas in veritate" del 29 giugno di quest'anno. Essa non è però dettata dalle questioni poste dalla recente e non del tutto superata crisi, ma è uno sguardo al vasto panorama dei problemi sociali del mondo d'oggi in vista di uno sviluppo umano integrale.
3. Devo anzi tutto precisare che l'enciclica non ha voluto dare indicazioni di carattere tecnico; quali norme stabilire per rendere trasparente lo stato reale del bilancio delle banche e delle imprese; quali regole di contabilità dare per una valutazione imparziale dei patrimoni (assets) ed in che misura se ne debba tener conto nei prestiti (loans); come migliorare gli standard internazionali di contabilità; e poi in che misura sia auspicabile che lo Stato vigili, intervenga, corregga. Queste ed altre questioni tecniche, o anche politiche, sono certamente determinanti per evitare distorsioni artificiali, con disastrose conseguenze finanziarie, economiche e sociali. Ma non poteva essere di tal genere la prospettiva del discorso dell'enciclica. Essa è invece tutta relativa all'atteggiamento del soggetto agente, sia esso individuale o collettivo, privato o istituzionale. Tale atteggiamento è in ogni caso determinante, e quando è positivo, è non solo portatore di benessere particolare, ma fautore del bene comune. Il Papa lo ravvisa in questo: l "Amore nella verità". "Caritas in veritate", dove caritas significa amore, non come eros, attratto dal proprio soddisfacimento, ma come agape, ispirata da generosità e creatività.
In un mondo in progressiva e pervasiva globalizzazione v'è il rischio - egli scrive - che "all'interdipendenza di fatto tra gli uomini e i popoli non corrisponda l'interazione etica delle coscienze e delle intelli¬genze, dalla quale possa emergere come risultato uno sviluppo veramente umano. Solo con la ca¬rità, illuminata dalla luce della ragione e della fede, è possibile conseguire obiettivi di sviluppo dotati di una valenza più umana e umanizzante (n.9).
L'amore nella verità - scrive il Papa - è quella grande sfida che la Chiesa avverte anzi tutto per se stessa e che essa sente di dover presentare al mondo d'oggi.
Indicato questo approccio di base dell'enciclica, vorrei indicare com'esso si articola su alcuni temi specifici, che ritengo di più immediato interesse per questa conferenza.
4. Primo tema: la globalizzazione, ovvero l'interdipendenza planetaria.
E' un tema oggi pervasivo, si può dire, di ogni altro tema ad incidenza sociale. Il termine ritorna numerose volte nell'enciclica quasi come un "leitmotiv". L'enciclica osserva, però, molto realisticamente che il processo socio-economico non è la sua unica né la sua principale dimensione. Sotto il processo più visibile c'è la realtà di un'umanità che diviene sempre più interconnessa ……La verità della globalizzazione come processo e il suo criterio etico fondamentale sono dati dall'unità della fa¬miglia umana e dal suo sviluppo nel bene (n. 42).
Tale rilievo è fondamentale per evitare di considerare la globalizzazione in maniera deterministica. Benedetto XVI ribadisce quanto già detto dal suo predecessore Giovanni Paolo II e cioè: la globalizzazione di per sé non è né buona né cattiva; dipende da come verrà utilizzata.
Più in concreto l'enciclica asserisce che la diffusione delle sfere di benessere a livello mondiale non va frenata con progetti protezionistici. Aggiunge anzi che il coinvolgimento dei Paesi emergenti o in via di sviluppo consentirà di gestire meglio la crisi. "I processi di globalizzazione, adeguatamente concepiti e gestiti, - scrive Benedetto XVI - offrono la possibilità di una grande ridistribuzione della ricchezza a livello planetario. … Bisogna correggerne le disfunzioni, anche gravi, che introducono nuove divisioni tra i popoli e dentro i popoli e fare in modo che la ridistribuzione della ricchezza non avvenga con la ridistribuzione della povertà. …Difficoltà e pericoli potranno essere superati solo se si saprà prendere coscienza di quell'anima antropologica ed etica, che dal profondo sospinge la globalizzazione stessa verso traguardi di umanizzazione solidale (n. 42).
5. Da questo tema di fondo passo ad un tema che si può ben dire bruciante, perché dal suo concretarsi nel recente periodo, tutti, ricchi e poveri sono stati scottati. E' il tema della finanza nel suo rapporto con l'impresa. La grande libertà di azione nel mercato internazionale dei cambi, che è un aspetto specifico della presente globalizzazione, può portare a conseguenze contrastanti.
"La così detta delocalizzazione dell'attività produttiva può attenuare nell'imprenditore il senso di responsabilità nei confronti di portatori di interessi, quali i lavoratori, i fornitori, i consumatori, l'ambiente naturale e la più ampia società circostante, a vantaggio degli azionisti, che non sono legati ad uno spazio specifico e godono di una straordinaria mobilità" (n. 40). Vi può essere pertanto la tentazione di ricercare solo il profitto a breve termine, e non la sostenibilità dell'impresa ad ampio termine, ed il suo importante servizio all'economia reale.
La delocalizzazione d'altra parte, può fare del bene al Paese che la ospita, favorendo il lavoro e la conoscenza tecnica. "Non è però lecito, scrive Benedetto XVI, "delocalizzare solo per godere di particolari condizioni di favore, o peggio per sfruttamento, senza apportare alla società locale un vero contributo per la nascita di un robusto sistema produttivo e sociale, fattore imprescindibile di sviluppo stabile" (n. 40).
Quanto ai manager stessi, i soggetti operanti in tale contesto, l'Enciclica rileva che negli ultimi anni è cresciuta una classe cosmopolita di manager attenti "solo alle indicazioni degli azionisti di riferimento"; essa constata però al contempo la presenza di manager "che con analisi lungimiranti si rendono sempre più conto dei profondi legami che la loro impresa ha con il suo territorio, o con i territori in cui opera" (n. 40).
L'Enciclica ricorda che già Giovanni Paolo II avvertiva che investire ha sempre un significato morale, oltre che economico.