17 maggio 2009
Santa Messa nella Festa della Madonna delle Grazie
Chiesa di Santa Croce ad Artena (RM)
17 maggio 2009
Saluto introduttivo
Grazie, caro Don Silvestro, per il suo cortese invito, e per le Sue parole di benvenuto.
Con Lei saluto cordialmente la Signora Sindaco di Artena, Dott.ssa Maria Luisa Pecorari, le numerose Autorità civili e militari presenti, e tutti i partecipanti. La presenza di ciascuno di voi dà un contributo vivo alla festosità, alla solennità ed insieme alla famigliarità di questa celebrazione.
Don Silvestro mi ha anche preannunciato che questa celebrazione viene resa più gioiosa, ed in qualche modo illuminata, da un coro di giovani ragazzi, i quali ci trasmetteranno, non dubito, l’entusiasmo contagioso della loro giovinezza. Grazie, cari ragazzi, per il vostro impegno musicale e liturgico.
Ho già avuto in passato l’occasione di vedere questo vostro bel paese, situato in una posizione suggestiva sul declivio del colle. Ora vi sono ritornato per celebrare con voi tutti questa S. Messa all’inizio di una settimana tutta dedicata alla vostra cara Madonna delle Grazie.
L’Eucarestia è il centro della nostra fede, nutrimento della nostra vita cristiana, momento sublime del nostro incontro con Dio, anzi, dell’incontro di Dio con noi.
Entriamo in essa chiedendo al Signore di voler perdonare i nostri peccati, di purificare i nostri cuori per poter partecipare, insieme agli Angeli ed ai Santi, a questo sacrificio di lode alla Divina Maestà.
Omelia
1. Sono molto lieto di essere oggi con voi per celebrare questa “Domenica mariana”: così la possiamo chiamare, unendo in una sola denominazione il giorno del Signore e questa giornata di festa in nome dell’amata Madre sua e nostra, Maria, qui venerata come Madonna delle Grazie.
Ho accolto molto volentieri l’invito ad essere con voi, per la gioia che mi dà di essere anch’io parte della gioia della vostra fede. La fede cristiana è, infatti, fonte di gioia.
2. Oggi avete portato la statua della Madonna nella chiesa parrocchiale, dove rimarrà al centro delle vostre preghiere per una settimana. Possa la Santa Madre di Dio ottenervi tutte le grazie che desidera il vostro cuore!
Stare vicino a Maria, Madre di Gesù e nostra, è un po’ come avere già il cuore in Paradiso! Essa ci consola nelle nostre afflizioni, ci sostiene nei nostri propositi, ci affianca in ogni nostra opera buona, ci apre il cuore alla speranza. Essa tiene unite le nostre famiglie, e plasma, per così dire, anche l’unità spirituale e sociale della popolazione del Paese, che riconosce in lei, in Maria, la propria madre, maestra e guida nella vita.
Maria ci attira a sé, quasi irresistibilmente, perché essa è – se così posso dire – la manifestazione più evidente della tenerezza dell’amore di Dio per noi.
3. Nella parola di Dio che abbiamo ascoltato nella liturgia di questa VI domenica di Pasqua, è ritornato diverse volte il tema dell’amore di Dio e del prossimo. E di questo, durante tutto l’anno la liturgia della Chiesa sempre ci parla: dell’amore. Perché? Perché Dio è amore, e tutta la sua legge si riassume nell’unico e biforme comandamento dell’amore: amore di Dio e del prossimo. Unico e biforme: ho detto, perchè non possiamo dire di amare Dio, se non amiamo il prossimo; e quando amiamo il prossimo con amore sincero e disinteressato, noi amiamo Dio, perché ogni persona umana è immagine di Dio, anzi, di Cristo stesso, il quale ha detto di essere presente, anzi, di identificarsi in ogni piccolo ed in ogni persona nel bisogno e nella sofferenza. “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40).
Della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, vorrei attirare la vostra attenzione sulle seguenti due parole:
3.1. La prima dalla prima lettera di Giovanni Apostolo: “In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi ed ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (4, 20).
V’è, in queste poche parole, come un crescendo nell’amore di Dio per noi: vorrei descriverlo come in due passi:
3.1.1. Il primo passo, fondamentale, è che lui ci ha amati per primo: perché ha pensato a noi da tutta l’eternità e ci ha chiamati all’esistenza nel tempo. I nostri genitori, che con il loro amore sono stati suo strumento, non ci conoscevano prima che aprissimo gli occhi alla luce. Ma Dio ci conosceva da prima: da sempre eravamo nella sua mente e nel suo cuore, ci ha voluti nella nostra singola personalità, creando la nostra anima, e ci ha fatti partecipi del suo stesso essere: egli ci ha creati a sua immagine e somiglianza.
3.1.2. Il secondo passo: è il vertice dell’amore. Dio ha mandato il suo Figlio unigenito, Dio da Dio, nel quale e per il quale tutto l’universo è stato creato, come vittima di espiazione per i nostri peccati. L’uomo - ciascuno di noi – si è allontanato da Dio; ma Gesù, il Figlio unigenito del Padre, è venuto a cercarci, e come il buon pastore ci ha messo sulle sue spalle, e ci ha riportati alla casa del Padre.
Di più: per riportarci alla casa del Padre ha dato la sua vita per noi. “Non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. Sono le parole che abbiamo udite da Gesù nel Vangelo, ed è quello che Gesù ha fatto per noi. Anzi, più ancora, perché – non dimentichiamolo mai - egli ci ha considerati e considera suoi amici sempre, finchè avremo in noi un alito di vita, anche quando con il peccato ci separiamo da Dio e ci mettiamo dalla parte opposta a Dio. Con il suo sangue Gesù ha espiato i nostri peccati, ci ha riconciliati con Dio e tra di noi. Per venire incontro alla nostra debolezza, ci ha dato anche l’aiuto del sacramento della Penitenza, per attirarci continuamente nell’amore del suo perdono; e ci ha dato - dono più prezioso di ogni altro - il sacramento dell’Eucarestia, nel quale si rinnova sacramentalmente il sacrificio di espiazione per i nostri peccati, e dove non solo ci rende commensali, ma ci mette in mano, e nel cuore, il pegno, la caparra della vita sua e di Dio.
Dio ci ha amato per primo. E con quale amore!