1 ottobre 2009
Saluto del Cardinale Giovanni Lajolo per la
PRESENTAZIONE DEL LIBRO "I GIARDINI VATICANI"
1 ottobre 2009
1. I Giardini Vaticani hanno una loro fisionomia singolare, testimoniata dall’interesse dei visitatori, dal vivo piacere che vi provano, e dalle lodi che essi ne tessono, e non meno dalle pubblicazioni su di essi, che in questi anni vedono la luce.
Oggi ho il piacere di presentare questo splendido libro edito dalla casa editrice Shnell & Steiner di Regensburg, specializzata in opere di alta cultura, che il suo giovane Direttore, Dr. Albrecht Weiland, ha aperto a nuovi interessi, dandole nuovo slancio. Autore del testo è il Dott. Vincenzo Scaccioni, Capotecnico dei Giardini Vaticani, e fotografo il Sig. Nik Barlo jr.
2. I Giardini Vaticani non sono né i più antichi, né i più grandi, né i più sfarzosi, né - credo - i più celebri della storia.
In quanto a fama non possono certo gareggiare con i celeberrimi giardini pensili di Nabucodonosor a Babilonia! Sia Diodoro Siculo che Strabone - scrittori del primo secolo rispettivamente avanti e dopo Cristo - riferiscono che essi dovevano configurarsi come una specie di Ziggurat e che erano alimentati di acqua con un originale sistema di macchine, canali e cisterne. Alessandro Magno, che nel 331 a.C. conquistò Babilonia, ne era tanto affascinato, che, “quando cadde ammalato e comprese che stava per morire”, chiese di essere trasportato in di quel bellissimo ambiente e volle che per un’ultima volta sfilasse davanti a lui l’esercito, che era stato parte e testimone della sua vita e della sua gloria. Così almeno la leggenda.
L’arte del giardino fu continuata dai Persiani; e si narra che Ciro il Grande ne fosse tanto affascinato da progettare personalmente il giardino di Sardi, piantando diversi alberi con le sue stesse mani; ed era quello un giardino che riempiva di stupore i visitatori. Ed il suo immenso palazzo di Pasàrgade era immerso in una serie di aiuole, tra alberi altissimi e profumati, irrigati da una rete di canali di marmo bianco.
Passando ai Greci, è restato degno di memoria il Giardino dell’Accademia di Platone, in cui v’era anche un’Esedra. Teofrasto, l’erede di Aristotele, allargò ed arricchì il giardino, lasciatogli in eredità dal grande filosofo, destinandolo a luogo di discussioni filosofiche. Il più famoso giardino dei filosofi greci fu però quello del filosofo Epicuro, ad Atene, in cui egli voleva non solo insegnare, ma anche vivere la sua filosofia insieme ai suoi discepoli.
Il vero giardino ideale era però stato tracciato da Omero, ed è il giardino di Calypso, luminosa dea innamorata di Odisseo. Non posso tralasciare di ricordarne alcuni tratti.
Un bosco intorno alla grotta cresceva, lussureggiante:
ontano, pioppo e cipresso odoroso. …
Si distendeva intorno alla grotta profonda
una vite domestica, florida, feconda di grappoli.
Quattro polle sgorgavano in fila, di limpida acqua,
una vicina all’altra, ma in parti opposte volgendosi.
Intorno molli prati di viola e di sedano erano in fiore.(Odissea, V, 63-64; 68-73)
Uno sguardo sui giardini romani. Se Cincinnato ai tempi d’oro della Repubblica di Roma, una volta sconfitti gli Equi ed assolti i suoi compiti di Stato, tornava a coltivare il suo orto, non così erano i costumi ai tempi del fulgore imperiale. Famosi furono i giardini di Lucullo, di Sallustio e di Mecenate; quelli di Nerone gareggiavano in splendore con quelli orientali, ed il giardino di Agrippina, madre di Caligola, giungeva sino ai piedi del Colle Vaticano, che era quasi nella campagna romana, perché il Colle Vaticano non faceva parte dei fatidici Sette Colli. Il Vaticano, infatti, nella natura e nella storia, è un colle a sé.
Ma vorrei venire subito ai giardini italiani, non però ai giardini rinascimentali, che avrebbero poi fatto scuola in tutto il mondo, bensì a due giardini della poesia italiana. Il primo che mi piace ricordare è il Paradiso terrestre, di cui parla Dante negli ultimi canti del Purgatorio.
Un’aura dolce, senza mutamento
avere in sé, mi feria per la fronte
non di più colpo che soave vento;
per cui le fronde, tremolando, pronte
tutte quante piegavano alla parte
u’ la prim’ombra gitta il santo monte. (D. Alighieri, Purg. XXVIII, 7-12).
Ma in quel giardino la visione più bella, che ne è parte direi inscindibile, non poteva essere che quella di una donna.
Coi piè ristetti e con gli occhi passai
di là dal fiumicello, per mirare
la gran varïazion di freschi mai;
e là m’apparve, sì com’elli appare
subitamente cosa che disvia
per la meraviglia tutto altro pensare,
una donna soletta che si gia
cantando e scegliendo fior da fiore
ond’era pinta tutta la sua via. (D. Alighieri, Purg. XXVIII, 34-42).
Questa “donna soletta che si gia cantando” era Matelda, nella quale alcuni commentatori hanno ravvisato Matilde di Canossa, la Gran Contessa, devota di Gregorio VII.
Da Dante passo subito all’altro grande poeta rinascimentale, Torquato Tasso, il cui giardino della maga Armida poco ha da invidiare a quello della sua omerica collega, Calypso.
Poi che lasciar gli avviluppati calli,
in lieto aspetto il bel giardin s’aperse:
acque stagnanti, mobili cristalli,
fior vari e varie piante, erbe diverse,
apriche collinette, ombrose valli,
selve e spelonche in una vista offerse. …
Vezzosi augelli in fra le verdi fronde
temprano a prova lascivette note;
mormora l’aura e fa le foglie e l’onde
garrir che variamente ella percote. (Gerusalemme liberata, XVI, 65-70; 89-92).
3. Continuando di questo passo non arriveremo mai ai Giardini Vaticani, perché dovrei citare chissà quanti altri autori, senza poi dimenticare di passare a visitare i giardini alla francese o all’inglese ed i giardini giapponesi, tutti leggerezza e grazia.
E veniamo dunque senz’altro indugio ai Giardini Vaticani. Essi non sono un ambiente chiuso, ma si protendono “sensatim sine sensu” dall’ambiente abitativo ed ufficiale, su su fino al bosco, da una parte, e all’Eliporto dall’altra. La loro disposizione è estremamente varia e passa da un clivo all’altro con viali alberati, con fiori, con fontane e statue di marmo o di bronzo, così che l’unità del tutto rende quasi impercettibile l’autonomia delle singole parti. Ma a parte l’armoniosità della loro mirabile composizione, essi hanno in realtà un che di singolare per la natura delle componenti ideali.
Ne menziono solo alcune.
La storia. Vorrei iniziare con le Mura Leonine, costruite da Leone IV, nel secolo IX, a baluardo contro le incursioni delle orde saracene. E’ lì, nel tratto ora interno ai Giardini Vaticani, che il Papa Giovanni XXIII aveva fatto riadattare e rendere abitabile una torre, che ha preso il nome di Torre di S. Giovanni, dove avrebbe voluto passare qualche giorno, almeno qualche ora in raccoglimento e preghiera.
Lasciatemi anche ricordare altre ben significative vestigia storiche: la statua di S. Pietro, donata al Pontefice Pio IX dopo il Concilio Vaticano I, che doveva ergersi sul Gianicolo, ma, in seguito ai fatti del 1870, trovò prima rifugio nel Cortile del Belvedere, e poi fu collocata su di un appropriato rialzo là, dove nel 2007 è stato posto il segno del passaggio del Meridiano n. 1. E non vorrei lasciare nel dimenticatoio i bassorilievi in marmo destinati alla sua base, che sono andati ad ornare le mura esterne di una pittoresca casetta, poco lontana, ricavata da un fortilizio di Innocenzo III, che fu Papa tra il 1179 ed il 1180; essa è al presente la casa del Capo Giardinieri. O il bassorilievo in bronzo a ricordo dell’arbitrato di Leone XIII nel 1885 tra Spagna e Germania circa le Isole Caroline, posto sulle mura basali della Torre Leonina, oggi sede di alcuni uffici della Radio Vaticana.
E mi piace qui anche ricordare la modesta capanna cinese regalata dai cattolici cinesi a Pio XI nel 1939, che ricorda a quella grande Nazione che in Vaticano anch’essi sono di casa.
E tralasciando altre cose pur notevoli, chiudo con il segmento del famoso-famigerato Muro di Berlino, donato a Giovanni Paolo II per il suo contributo alla caduta del Muro nel novembre 1989. Data la sua forma, non propriamente artistica, esso è collocato in posizione piuttosto marginale.
E con la Storia, l’Arte, rappresentata in modo suggestivo, dalla Casina di Pio IV, raffinata opera di Pirro Ligorio. All’arte appartiene però la configurazione stessa dei Giardini nel vario dispiegarsi dei suoi tratti, in cui mormorano le acque di fontane dalle più svariate figure e dimensioni. La più singolare delle quali riterrei essere quella della Galea. Essa ha un significato poeticamente indicato dal distico del Card. Maffeo Barberini (poi Urbano VIII), che si può leggere sulla parete dietro la fontana:
Bellica pontificum non fundit machina flammas,
sed dulcem belli qua perit ignis aquam.
“La nave papale da guerra non lancia fiamme,
ma dolce acqua, che estingue i fuochi di guerra”.
La Galea è al presente in restauro, grazie al generoso intervento dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums.
E non posso tralasciare l’aspetto della Scienza e della Tecnica. La Casina Marconi è simbolo di un momento d’importanza epocale nella storia umana: l’invenzione della radio da parte di Guglielmo Marconi, il quale organizzò anche la prima Radio Vaticana. Di qui il 12 febbraio 1931 Pio XI inviò il primo messaggio radiofonico dal Vaticano all’Australia. Ora il Centro direzionale della Radio Vaticana si è spostato, ma nei Giardini Vaticani vi sono ancora tre grandi antenne, oltre ad alcuni uffici collocati nella Torre Leonina, che era già stata sede della Specola Vaticana dal 1906 al 1932. La Torre Leonina prende nome dal Papa Leone XIII, che aveva fatto costruire il villino ad essa adiacente per passarvi qualche momento di riposo e non sentirsi troppo “prigioniero in Vaticano”, come i Papi si consideravano dopo la Breccia di Porta Pia nel 1870.
E quanto a tecnica, vuol essere ricordato anche il piccolo eliporto, per gli spostamenti del Papa verso Castelgandolfo o verso l’Aeroporto, con un elicottero dell’Aeronautica Militare Italiana, messo di volta in volta benevolmente a disposizione, con i suoi provetti ufficiali, dal Governo italiano.
L’aspetto botanico è, per così dire, ovvio; ma non posso non accennarne. Non potrà forse essere paragonato ad altri celebri giardini botanici, curati con dovizia di mezzi dagli Stati moderni, o anche da mecenati storici, come per esempio i mirabili Giardini Pensili dell’Isola Borromeo del Lago Maggiore, a giusto titolo detta Isola Bella. Ma anche nei Giardini Vaticani molte sono le specie rare e pregiate, disseminate su tutta la loro area e costantemente aumentate, fino all’eritrina (coral tree), che si trova davanti alla Palazzina di Leone XIII, risalente alla fine del 1800, o ai due pini domestici ai piedi della Casina Pio IV con più di duecento anni d’età, o agli ulivi secolari donati a Giovanni Paolo II per la Domenica delle Palme dell’Anno Santo 2000.
Nei Giardini Vaticani non poteva mancare una presentazione unitaria di esemplari di arbusti e piante della Terrasanta, menzionati nell’Antico e nel Nuovo Testamento. Essa è stata donata alcuni anni fa dal Giardino Botanico di Napoli. Si tratta di una ventina di specie, che in realtà non sono molto rare nell’ambiente Mediterraneo. Tra esse ricordo il sicomoro, su cui salì il pubblicano Zaccheo per vedere Gesù (Lc 19, 15); il ricino, alla cui ombra il profeta Giona provò “una grande gioia”; l’incenso dei Magi (Mt 2, 11); e la spina di Cristo, posta a dileggio e tormento sulla testa di Gesù, e con la quale sul capo egli fu presentato, rivestito di porpora, da Pilato alla folla, con le parole “Ecce Homo”.
V’è ovviamente anche la vite, già coltivata dal Patriarca Noè (Gen. 9, 20), e menzionata molte volte nell’Antico e nel Nuovo Testamento; ma essa è presente con una sola pianta posta in un vaso, mentre ci si potrebbe aspettare almeno una pergola.
Bisogna però dire che il Papa Leone XIII volle avere anche una vigna nei pressi della sua villetta, di cui ho detto sopra, e ad essa teneva molto, anche se il vino che se ne ricavava non doveva essere un gran che. Già Marziale nei suoi Epigrammi (VI, 92; X, 45), parlando dei vini prodotti da vigne coltivate sul Colle Vaticano, scriveva:
“Vaticana bibis, bibis venenum …vaticana bibas si delectaris aceti” (se bevi vino vaticano, bevi veleno … se ti piace l’aceto puoi bere vini vaticani). (Marziale non poteva ovviamente conoscere i vini prelibati dei nostri Servizi Economici, che possono però considerarsi vaticani solo in quanto sono venduti in Vaticano).
Oggi, nel luogo di quella vigna di Leone XIII, sorgono dei Magazzini; ma il luogo conserva il ricordo di quella vigna con un nome significativo : si chiama “La Vignaccia”.
4. Terminerò con il carattere davvero essenziale dei Giardini Vaticani, che è il carattere religioso. Per due aspetti. Anzittutto per le varie immagini di Santi e Sante e della Vergine Maria. La più nota è quella della Madonna nella Grotta di Lourdes. Ma anche tutte le altre raffigurazioni della Santa Madre di Dio meriterebbero separata menzione ed illustrazione. Tra statue, mosaici e maioliche distribuite in ogni parte dei giardini sono, credo, una decina, e fanno dei Giardini Vaticani, vorrei dire, dei Giardini Mariani.
L’ultima effigie mariana, che si è aggiunta nei mesi scorsi, è quella della Madonna del Buon Consiglio: un bel mosaico posto al termine della Passeggiata di Pio XII, vicino alla grande campana donata a Giovanni Paolo II, nel 2000, a ricordo del Grande Giubileo.
Manca una statua di S. Giuseppe. E’ una lacuna spiacevole! Ma alcuni generosi Patrons of the Arts in the Vatican Museums vogliono ora far dono al Santo Padre della 100a fontana dei Giardini Vaticani, che sarà dedicata a S. Giuseppe.
5. L’aspetto religioso ci porta al significato originario e permanente del giardino, che i Giardini Vaticani intendono in particolare realizzare. Lo troviamo indicato nel libro della Genesi:
Poi il Signore piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi lì si divideva e formava quattro corsi. (2, 8-10).
Il giardino era per l’uomo; ma “Dio stesso - racconta il capitolo 3 della Genesi - passeggiava nel giardino alla brezza del giorno (Gen 3, 8). Qui il giardino appare come il luogo in cui l’uomo si trova in armonioso rapporto con la natura e con Dio, e percepisce la freschezza ed il piacere di vivere. Ogni giardino è in qualche modo un tentativo, forse anche modesto, di avvicinarsi a quel prototipo, manifestando non solo la funzione di rifugio dalle preoccupazioni e fatiche per il riposo del corpo, ma ben più un valore di vita ideale.
6. Non potrei dire, ovviamente, se ad esso i Giardini Vaticani si avvicinino meglio di altri; posso però dire che il fondersi in unità proprio delle componenti storiche, artistiche, botaniche e non da ultimo religiose, danno ad essi quel fascino particolare che lascia ammirati i visitatori.
Lo splendido libro ora edito dall’Editrice Shnell & Steiner di Regensburg, per iniziativa del suo dinamico Direttore, il Dott. Albrecht Weiland, con le suggestive fotografie eseguite dal Sig. Nik Barlo jr., ed il testo competente del Dott. Scaccioni, ci aiutano a contemplare con occhi nuovi, e forse ancor più ammirati, questo piccolo pezzo di terra, che i Papi conservano non solo e non tanto per i loro pochi ed occasionali momenti di passeggio, quanto perché i visitatori possano godere della ricchezza culturale, che è anche religiosa, di questo angolo del Vaticano.