Stato della Città del Vaticano
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29 gennaio 2009

Intervento del Card. Giovanni Lajolo in occasione
della presentazione del volume

LA RACCOLTA GIACINTO GUGLIELMI II.
BRONZI E MATERIALI VARI

di M. Sannibale

giovedì 29 gennaio 2009 – ore 18,30, Musei Vaticani


Saluto, con un cordiale benvenuto, tutti i presenti convenuti questa sera nei Musei Vaticani per la presentazione del volume “La Raccolta Giacinto Guglielmi, parte II. Bronzi e materiali vari”, di Maurizio Sannibale, con contributi di vari autori.
Questo lavoro porta a felice compimento il programma di edizione scientifica integrale dell’intera Raccolta, dopo la prima parte, relativa alla ceramica, stampata nel 1997.

Con esso, non solo viene onorato un impegno istituzionale assunto a suo tempo con la comunità scientifica, ma viene anche stilato un bilancio conclusivo di un importante capitolo della storia recente dei Musei Vaticani scritto attraverso una delle sue istituzioni più prestigiose, il Museo Gregoriano Etrusco. Di questa complessa vicenda vale la pena di ripercorrere alcuni passaggi essenziali, per meglio comprendere il contesto storico e culturale nel quale si è svolta, anche nell’ottica di quello Stato tutto particolare, quale è la Città del Vaticano, di cui quest’anno celebriamo l’ottantesimo anniversario.

L’acquisizione della Raccolta Guglielmi, nel suo insieme, ha conosciuto infatti diverse fasi, che in qualche modo hanno attraversato l’intero Novecento, sebbene gli antefatti risalgano al secolo precedente. Come meglio potranno delineare gli interventi dei relatori,  la Raccolta dei Marchesi Guglielmi di Vulci si costituitì nello stesso contesto storico e culturale che aveva portato alla fondazione del Museo Gregoriano Etrusco nel 1837, a seguito di decisive quanto tumultuose scoperte avvenute nei siti delle principali città dell’antica Etruria, allora comprese nel territorio dello Stato Pontificio, tra cui quella di Vulci, su cui oggi si concentra la nostra attenzione.

L’intera Raccolta restò nella proprietà della famiglia, ma venne poi suddivisa in due assi ereditari, che seguirono destini inizialmente diversi. Per questo motivo la prima parte di essa fece ingresso in Vaticano già nel 1935, a seguito della donazione voluta dal Marchese Benedetto Guglielmi. Il 21 novembre del 1937, ricorrendo in quell’anno il primo centenario del Museo Gregoriano Etrusco, papa Pio XI presenziava all’inaugurazione della nuova Sala Guglielmi. Erano trascorsi appena 8 anni dall’istituzione dello Stato della Città del Vaticano, circa 12 dalla radicale ristrutturazione del museo di Gregorio XVI, intrapresa da Bartolomeo Nogara, archeologo e pioniere dell’etruscologia, che aveva iniziato la sua carriera in Vaticano nel 1900 come Direttore speciale del Museo Etrusco, e che nel 1920 era stato nominato Direttore Generale dei Musei Vaticani, carica che rivestì sino al 1954, anno della sua morte.

Si può affermare che i due eventi − la rinascita del Museo Gregoriano Etrusco e l’istituzione dello Stato − determinarono fortemente la scelta del Marchese Guglielmi. Dal canto loro le Autorità italiane del tempo concessero il necessario nulla osta all’esportazione − perché di questo ormai si trattava − in considerazione del peculiare carattere del Museo Etrusco del Vaticano, che venne riconosciuto come contesto ideale per accogliere la Raccolta, data la comune formazione ottocentesca di entrambi, seguendo una logica condivisa, volta a completare le collezioni storiche.

La Raccolta Benedetto Guglielmi, che era già nota agli studiosi prima del suo accesso in Vaticano, fu prontamente pubblicata in due tomi nel 1939 e nel 1941, quindi a ridosso e in pieno conflitto mondiale, con il prestigioso contributo del celebre studioso oxoniano John Davidson Beazley per la ceramica figurata. A margine, va ricordato che l’acquisizione al Vaticano risparmiò la Raccolta da una quasi certa distruzione, dato che il Palazzo Guglielmi di Civitavecchia, nel quale era stata fino ad allora conservata, finì raso al suolo dalle bombe.


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Causa di Beatificazione e di Canonizzazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II

 

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