2 maggio 2009
PELLEGRINAGGIO DELLA DIOCESI DI NOVARA
Basilica di San Pietro, Altare della Cattedra
2 maggio 2009
Vespri
Venerato e caro Vescovo Renato, Padre della diocesi di Novara!
Cari Confratelli nel Sacerdozio!
Cari Pellegrini venuti a venerare le gloriose tombe degli Apostoli Pietro e Paolo!
1. Desidero anzitutto ringraziare il nostro amato Vescovo per avermi invitato a prendere parte a questo significativo momento del pellegrinaggio della Diocesi di Novara in occasione dell’Anno Paolino, e con lui saluto ed abbraccio tutti voi con affetto fraterno.
2. Pietro e Paolo sono sempre uniti nella venerazione della Chiesa. Due personalità molto diverse nella loro origine, formazione, cultura e carattere, eppure unite da una medesima passione che trasmettono alla Chiesa: la passione per Cristo. Questa medesima passione, sempre viva e forte, anzi, irresistibile, la Chiesa custodisce nel suo cuore e vorrebbero trasfondere nel petto di tutti gli uomini. Per questo, appartiene alla logica della fede, che in questo vostro pellegrinaggio a Roma in occasione dell’Anno Paolino, voi siate venuti a pregare anche sulla tomba di Pietro.
3. Ciò che voi contemplate in questo momento dal vostro posto, di fronte a voi, è uno dei grandi monumenti dell’arte cristiana, la cosìddetta “Gloria del Bernini”: un tripudio di angeli in estasi di gioia intorno al simbolo dello Spirito Santo (la Colomba che occupa la finestra dell’abside). Lo Spirito Santo è lo Spirito di Dio, che fa risplendere nella mente e nel cuore della Chiesa e di ogni credente il volto di Cristo. Sotto di essa, e proprio al centro dell’abside, potete scorgere come un grande seggio, è un grande involucro bronzeo, entro il quale è custodita la “Cathedra Petri”, la sede di Pietro (in realtà, un prezioso trono medievale in legno ed avorio). Accanto ad essa vedete le gigantesche figure di quattro grandi Padri della Chiesa: due della Chiesa dell’Occidente, Ambrogio ed Agostino; e due della Chiesa dell’Oriente, Giovanni Crisostomo e Atanasio – tra i massimi geni della Cristianità – (di Atanasio ricorre proprio oggi la memoria liturgica). Essi stanno a dichiarare il consenso ed il sostegno dell’Episcopato e della Chiesa di tutto il mondo, nel corso dei secoli, alla Sede di Pietro.
4. Due brevi annotazioni esplicative vorrei aggiungere.
La prima. Sulla “Cathedra Petri” non è collocata, come forse ci si potrebbe aspettare, una statua raffigurante S. Pietro. Perché? Perché Pietro è il Romano Pontefice vivente. E’ lui il detentore della Sede dell’Apostolo Pietro; è lui che siede, per così dire, sulla Cattedra di Pietro, cioè adempie l’ufficio che Cristo ha affidato a Pietro di essere “fondamento” dell’edificio della Chiesa (Mt 16, 16-19), di “confermare i fratelli” (Lc 22,32), e di “pascere il gregge” (cfr. Gv 21, 15-19), cioè di guidare la Chiesa oggi, come ieri, come sempre nei secoli. Oggi il nome di Pietro è: Benedetto XVI.
La seconda annotazione. Perché tanta enfasi figurativa proprio sulla Cattedra di Pietro? Anzi tutto, perché essa resta la Cattedra della Verità, che attesta non adulterata, la parola di Cristo, e difende l’uomo – ogni uomo, non solo i credenti - da tutte le menzogne che ne insidiano il cammino, e fa risplendere la luce del volto di Dio ed insieme il volto dell’uomo, che la riflette. E poi, perché ad essa – alla cattedra di Pietro – compete anche “la presidenza della carità” (secondo la suggestiva qualifica di S. Ignazio d’Antiochia nella sua lettera ai Romani): le compete cioè di guidare la Chiesa universale nella sua risposta all’amore di Cristo, l’unico amore che dà speranza vera all’uomo e lo porta alla vita che non muore.
5. Da questa Cattedra risuonano sempre, e si fanno parole del cuore di ogni credente, le parole di Pietro al suo Maestro: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna; e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio” (Gv 6, 68-69).
Sono accenti che troviamo, forse ancor più infuocati, in Paolo, quando nella sua lettera ai Romani esclama: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? … Nessuna creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù nostro Signore” (Rm 8, 35 – 39).
Questo è ciò che si irradia da questa Cattedra, e si fa risposta nei nostri cuori.
6. Cari pellegrini della Diocesi di Novara!
Non posso concludere queste mie parole senza una speciale menzione ad una ricorrenza che, proprio in quest’Anno Paolino, ha uno speciale rilievo per la Diocesi di Novara.
Il 28 giugno del 1959 il Diacono Renato Corti riceveva l’ordinazione sacerdotale per le mani dell’Arcivescovo di Milano, il Card. Giovanni Battista Montini, poi Papa con il nome di Paolo VI. La Diocesi di Novara festeggia, dunque, quest’anno il 50° anniversario di sacerdozio del suo Vescovo.
Con lui ringraziamo il Signore per tutte le grazie di cui egli è stato privilegiato, e delle quali egli è stato fedele e generoso tramite in tutti i ministeri che gli sono stati affidati. Nella Diocesi di Novara, l’attenzione personale con cui egli ha seguito la vita di ogni decanato e di ogni parrocchia, in particolare nelle sue visite pastorali; il sapiente insegnamento con cui ha illuminato, con la luce del Vangelo, le fatiche e le speranze, le gioie e le lacrime del nostro cammino umano e del nostro cammino di fede; la sua affettuosa attenzione ai giovani, e la sua grande umanità pari alla sua modestia, gli hanno conquistato il cuore di tutti i fedeli.
Cor ad cor è il motto del suo episcopato. Esso significa che egli porta ciascuno di noi dal suo cuore al cuore di Cristo. E noi vogliamo dirgli che a nostra volta lo portiamo, e sempre lo porteremo, nel nostro cuore e nel cuore di Cristo. Ed in lui vediamo rappresentati anche tutti i suoi, e nostri, amatissimi sacerdoti.
7. Cari fratelli e sorelle!
Possa questo pellegrinaggio Paolino, che significativamente compite insieme al Vescovo nel 50° anniversario del suo sacerdozio, ravvivare in voi la certezza e la gioia della verità della nostra fede, garantita dalla Cattedra di Pietro, ma anche darvi nuovo slancio in quel quotidiano impegno d’amore – umile, ma sincero, ma costante, e così luminoso – che è proprio della vita cristiana.