Stato della Città del Vaticano
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3 settembre 2009

Discorso per il GIORNO DELL’UNITA’ TEDESCA
Cardinale Giovanni Lajolo
Presidente del Governatorato S.C.V.
 

Ricevimento all’Ambasciata della Germania presso la Santa Sede

30 settembre 2009

Ringrazio vivamente Sua Eccellenza il Signor Ambasciatore della Repubblica Federale di Germania presso la Santa Sede per avermi invitato a questo ricevimento in occasione del ventesimo anniversario della caduta del Muro
di Berlino e della riunificazione della Germania, e a commemorare quel
grande evento, sia pur solo con brevi parole.

1. La caduta del muro di Berlino nella notte tra il 9 e 10 novembre 1989 non può essere dimenticata. In tutto il mondo giunsero le immagini prorompenti dello sgretolamento di un sistema di oppressione e dell’esultanza sfrenata per
la libertà troppo a lungo schiacciata, e per la speranza della ricomposizione dell’unità del popolo tedesco.
Tutti noi, anche quanti in quei giorni eravamo lontani da quella breccia, ci sentivamo uniti nell’esultanza festosa, sfrenata ma non turbolenta, di quei giovani, di quelle donne e di quegli uomini che scavalcavano con irruenza il muro e ridevano e piangevano e si abbracciavano con cittadine e cittadini noti ed ignoti della Libera Città di Berlino e della Repubblica Federale di Germania.

Era la fine di un pluridecennale regime di oppressione, che avveniva senza spargimento di sangue; e gli attori ne erano la gente stessa che dal di dentro infrangeva le mura di quell’innaturale regime di coercizione. Non si può non ammirare la loro forza morale, in quel  momento, tutta rivolta verso i valori della democrazia, e lontana dalle violenze dell’odio.

2. Ma non va dimenticata la fausta costellazione politica che permise, ed in parte sollecitò, quegli eventi. Sono nomi di grandi personalità che non si possono dimenticare. Furono Reagan, il suo immediato successore George H. W. Bush, e Gorbachov, i capi delle due grandi superpotenze che da decenni si fronteggiavano
dividendo il mondo, e fu il cancelliere federale Kohl che con intuito politico comprese immediatamente il momento favorevole e non perse un solo istante per non lasciarlo sfuggire.

3. Accanto a questi uomini di potere non può essere dimenticato un altro uomo che influì non politicamente, ma moralmente: Giovanni Paolo II. Il suo influsso avveniva anzitutto attraverso la sua stessa persona, ma anche attraverso i suoi continui messaggi e, non da ultimo, manifestando, con tranquilla, ma insieme quasi martellante insistenza, il suo incondizionato sostegno al sindacato polacco Solidarnosc. In questo libero sindacato di operai animati da fede cristiana, e sostenuti dalla fiducia nella Madonna di Jasna Gora, va vista in realtà l’origine del disfacimento del sistema comunista, che ben presto intaccò altri Stati a regime comunista. Perché la stessa esistenza di un sindacato che si contrappone al partito comunista, partito che vorrebbe essere, per antonomasia, il partito degli operai e l’unica genuina tutela dei loro interessi -  la stessa esistenza di un tale sindacato costituiva una leva che scalzava della fondamenta il sistema ideologico e sociale marxista-leninista.

4. E interessante a questo proposito andare a rileggere il capitolo terzo dell’enciclica Centesimus annus, che reca il titolo, eloquente nella sua brevità: L’anno 1989. In esso è fatta una disamina delle cause degli sconvolgimenti positivi e liberatori di quell’anno. Quel grande Pontefice cita in primo luogo, se pur in termini generici, Solidarnosc (n. 23) e l’inefficienza del sistema economico comunista: e di essa vede la causa nella falsa concezione dell’uomo, ed ha queste significative parole, che, per la loro importanza, mi permetto di citare:
Al centro di ogni cultura sta l'atteggiamento che l'uomo assume davanti al mistero più grande: il mistero di Dio. Le culture delle diverse Nazioni sono, in fondo, altrettanti modi di affrontare la domanda circa il senso dell'esistenza personale: quando tale domanda viene eliminata, si corrompono la cultura e la vita morale delle Nazioni. Per questo, la lotta per la difesa del lavoro si è spontaneamente collegata a quella per la cultura e per i diritti nazionali.
La vera causa delle novità, però, è il vuoto spirituale provocato dall'ateismo, il quale ha lasciato prive di orientamento le giovani generazioni e in non rari casi le ha indotte, nell'insopprimibile ricerca della propria identità e del senso della vita, a riscoprire le radici religiose della cultura delle loro Nazioni e la stessa persona di Cristo, come risposta esistenzialmente adeguata al desiderio di bene, di verità e di vita che è nel cuore di ogni uomo. … Il marxismo aveva promesso di sradicare il bisogno di Dio dal cuore dell'uomo, ma i risultati hanno dimostrato che non è possibile riuscirci senza sconvolgere il cuore ( n. 24).
Una prova di queste parole del Papa non erano forse le chiese di Berlino Est, che si riempivano di persone in veglia, le quali si presentavano al mondo con un motto: Wir sind das Volk ? Siamo noi il popolo!

5. Non è qui il caso che io mi soffermi oltre su quel significativo capitolo dell Enciclica Centesimus Annus, ma confido di non abusare della pazienza dei presenti se ricordo che quella Enciclica metteva parimenti in guardia dai pericoli che si annidano in un capitalismo senza regole morali:
Il profitto - scriveva Giovanni Paolo II - non è unico indice delle condizioni dell’azienda. …Scopo dell’impresa non è semplicemente la produzione del profitto, bensì l’esistenza stessa dell’impresa come comunità di uomini che, in diverso modo, perseguono il soddisfacimento dei loro fondamentali bisogni e costituiscono un particolare gruppo al servizio dell’intera società. (n. 35).
Sono verità che negli scorsi anni non sono state purtroppo sufficientemente attese - con le lamentabili conseguenze non ancora del tutto superate che tutti conosciamo - e che la recente enciclica di Benedetto XVI  Caritas in Veritate ha ribadito ed approfondito.

6. Nel 1989 io non mi trovavo in Germania; ma vi ero come Nunzio nell’anno 2000, quando potei preparare la terza visita apostolica in Germania di Giovanni Paolo II, ed ebbi la gioia di vederlo passare, insieme al Cancelliere Federale Kohl, attraverso la porta di Brandeburgo. In un memorabile discorso Giovanni Paolo II la definì allora: La Porta dell’Unità Tedesca.

7. Questa unità tedesca, come noto, per potersi completamente realizzare deve essere non solo politica ma anche morale. E’ ben evidente che non si possono cancellare come con un tratto di penna le profonde tracce, non solo economico-sociali, che oltre 50 anni di dominazione comunista hanno lasciato in una parte così vasta del Paese. Ma non dubito che, superate le difficoltà, non  ultimamente spirituali, della rinsaldatura  tra le due parti della Germania per troppo tempo così artificiosamente separate, la Germania ritroverà la sua propria interiore armoniosa unità. Ma essa potrà derivare solo dalle sue radici storiche, culturali, spirituali e religiose, per le quali essa può vantarsi di essere, a giusto titolo, uno dei pilastri portanti, e non l’ultimo, dell’Unione Europea.
 Mentre celebriamo con gioia il ventesimo anniversario della riunificazione della Germania, noi auguriamo di cuore al popolo tedesco un’unità, sempre più profonda, nei valori spirituali, benessere, pace. E – come fonte e sigillo di così grandi beni – la benedizione di Dio.

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