Stato della Città del Vaticano
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31 ottore 2009

OMELIA PER LA S. MESSA
NELLA BASILICA DI S. MARIA AD MARTYRES
AL PANTHEON
31 ottobre 2009 – ore 17

1. Vorrei iniziare con una constatazione che, a prima vista, potrebbe apparire sorprendente, se non fosse, in realtà, ovvia. Ed è questa: la nostra vita di cristiani, nel suo essere concreto, quotidiano, visibile, nella solidità del suo valore, confermato dall’esperienza, è determinata da realtà invisibili. Anzi, non solo essa ne è determinata, ma anche le proclama e le celebra.

Una di tali realtà invisibili, motivo di festa e di gioia, è quella di oggi: la festa di Tutti i Santi.

E’ il Paradiso! Popolato di Santi, non solo di quelli canonizzati, ma da tutte le infinite schiere che il brano dell’Apocalisse, che ci è stato letto, ci ha raffigurato: "una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua", che canta davanti al trono ed all’Agnello la salvezza che a lui appartiene e che egli ha loro donato. Tutti i Santi: tutti coloro che al termine della loro vita mortale hanno sentito la voce di Dio invitarli a prendere parte alla sua gioia, insieme agli Angeli.

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2. Che cos’è, in che cosa consiste il Paradiso? V’è una definizione del massimo teologo della Chiesa, S. Tomaso d’Aquino, che sempre nella sua concisione mi ha affascinato. "Vitae tota simul et perfecta possessio". E’ il possedimento perfetto e totalmente simultaneo della vita. Possedimento perfetto, perché è senza possibili incrinamenti e limitazioni. Possedimento totalmente simultaneo, perché non disperso nel tempo, ma goduto nel presente luminoso, e sempre nuovo dell’eternità. Possedimento della vita.

Di quale vita?

Della propria vita, certo; nella cosciente individualità creata da Dio e vissuta nel proprio pellegrinaggio terreno. Il nostro io non sarà assorbito, per così dire, in una realtà spirituale impersonale (concetto, questo, di per sé assurdo); il nostro essere personale sarà, invece, in Dio, potenziato e pienamente realizzato. Ma non basta. Sarà possedimento della vita di Dio, e più precisamente di Cristo: "Io sono la risurrezione e la vita", ha detto Gesù (Gv 11, 25). E non basta ancora: in Dio, in Cristo sarà compartecipato possedimento della vita di quanti vivono in Cristo, perché Dio, dice S. Paolo, Dio sarà tutto in tutti" (1 Cor 15,28), e perché noi "vedremo Dio com’egli è e saremo simili a lui": lo abbiamo sentito dalla prima lettera dell’Apostolo Giovanni. Simili: assai più di terso specchio che rispecchia il sole. Perché Dio sarà in noi non solo come immagine riflessa, ma come nostro "tutto". E’ la gioia dell’amore indiviso e senza confini. Questo è il Paradiso.

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3. Ma non vorrei lasciar pensare che io presenti una visione, per così dire, poetica, ed esaltante, ma non fondata sulla Parola di Dio. Veniamo dunque al Vangelo di oggi.

Lì Gesù ci appare mentre guarda la realtà dell’uomo, così come sta dinanzi ai suoi occhi, ed ai nostri occhi. Egli vede i poveri, gli afflitti, coloro che subiscono ingiustizia, i feriti ed umiliati nella loro dignità umana, i perseguitati ed insultati a causa del suo nome; ma vede anche i puri, i miti, i misericordiosi, gli operatori di pace. E dice di loro: "Beati!" Beati: custodi della gioia, della ricompensa che riceveranno in Paradiso, e portatori di gioia in tutto il nostro mondo di oggi. E perché? Per ciò che essi, già da ora, vivono e pregustano, anche se non vedono: "la terra", cioè la patria felice, termine del penoso pellegrinaggio attraverso i deserti umani; il banchetto celeste, dove ogni fame, soprattutto quella del cuore, è saziata; il sorriso di beatitudine, quando ogni afflizione sarà consolata e le dita amorevoli di Dio asciugheranno ogni lacrima dai loro occhi; il Regno dei Cieli. "Vedranno Dio" – ha detto Gesù -:Dio che non sarà più soltanto davanti a loro o sopra di loro in tutto il fulgore della sua incomparabile bellezza, ma ancor più, dentro di loro, come gioia di ogni gioia. Questo è il Paradiso!.

Il Signore Gesù – notiamolo bene – con queste sue Beatitudini proclama la giustizia di Dio. E’ Dio, e solo lui, che pone rimedio ad ogni violenza, cattiveria, perversione, stoltezza umana, e ad ogni orrore diabolico che turba, sconvolge ed umilia la nostra storia. E’ Dio che proclama ed opera la giustizia come atto d’amore divino. Una giustizia che l’uomo non conosce, che noi ancora non vediamo, ma senza la quale non potremmo vivere: non potremmo vivere con la speranza nel cuore, perché senza la giustizia e misericordia di Dio la vita, la nostra disordinata vicenda umana, sarebbe assurda.


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