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6 novembre 2009


 
5. Passando ora a "ma petitesse", vorrei dire come, anche animato dagli esempi su indicati, io abbia pensato anzi tutto al motto e poi allo stemma. E questo, quando nel 1988 ricevetti l’annuncio della mia nomina a Vescovo.

Per il motto pensavo che non dovevo indicare qualcosa di me o del mio servizio o dei miei buoni propositi, come spesso avviene, bensì qualcosa di fondamentale e di unificante che viene a me da Dio. E sono giunto, dopo non breve meditazione, alla scelta del versetto 27a del salmo 118 (117):

"Deus Dominus et illuxit nobis",

che si traduce correttamente "Dio è il Signore, ci ha illuminati".

E’ un po’ lungo come motto, dovendo il motto contenere - secondo le leggi dell’araldica - al massimo quattro parole, non contando però le congiunzioni e le preposizioni. Le parole del predetto versetto son dunque quattro, ed è quindi nella norma.

Deus Dominus è la quintessenza di ciò che è Dio per la vita del credente, per la mia vita. L’unico Signore.

Può essere fatto risalire al Profeta Elia (2 Re 18,2) o a Mosè (Deut 6, 4; 7, 9; 10, 12. 17; Es 20, 5), o, se ancor si preferisce, all’Arcangelo Michele (Gd 9).

Et illuxit nobis: è la luce che risplende nella nostra vita, secondo le parole di Paolo nella Seconda lettera ai Corinzi:

"E Dio che disse:
Rifulga la luce nelle tenebre,
rifulse nei nostri cuori,
per far risplendere la conoscenza della gloria divina
che rifulge sul volto di Cristo"  (4, 5).

Il salmo 118 (117), da cui il motto è tolto, ha una chiara connotazione messianica, per cui il riferimento paolino già citato non mi pare fuori luogo.

A prescindere dalle predette considerazioni, vorrei anche notare che il motto citato è in sé tale, che in esso possono riconoscersi le tre religioni monoteistiche. Per tutte e tre, infatti, solo Dio è il Signore, e tutt’e tre si rifanno ad una illuminazione per rivelazione (anche se la "rivelazione" è concepita in maniera molto diversa).

Parlare ora compiutamente dello stemma sarebbe troppo lungo. Dirò solo che ho scelto colori e fiori che mi piacciono particolarmente (non che gli altri non mi piacciano). La forma dello stemma, per quanto possibile la più semplice, con la collocazione delle rose sulla bipartizione dello scudo, può avere una ricca simbologia, trinitaria, cristologica, mariologica. Chi vorrà saperne di più, potrà ricevere in altra sede l’informazione che desidera.

Tutto ciò premesso a giustificazione ed illustrazione del mio stemma, passo subito alla conclusione. Che consiste anzi tutto nel ringraziare il Cav. Giacomo Danesi per aver voluto pubblicare un grazioso e dotto libro, nel quale, prendendo spunto dal mio stemma, ne ha illustrato ben  91 altri , tra cui quelli di Vescovi e Cardinali a me particolarmente cari, come l’Arcivescovo-Vescovo di Novara, Mons. Gilla Vincenzo Gremigni; il suo Ausiliare e in anni successivi Vicario Generale di Roma, il Cardinale Ugo Poletti; il Nunzio Apostolico, poi Cardinale Corrado Bafile, ed il Cardinale Segretario di Stato Agostino Casaroli.

Ho molto apprezzato la bella introduzione fatta da Sua Eminenza il Cardinale Leonardo Sandri, che conosco da quando ero Segretario all’A.P.S.A. mentre egli era Assessore alla Segreteria di Stato, e che fu poi Sostituto mentre io ero Segretario per i Rapporti con gli Stati. E’ stato poi il primo della serie di Cardinali creati nel Concistoro del 24 novembre 2007, e quindi lo sento come mio "fratello" anche nel Cardinalato.

Mi è gradito esprimere il mio vivo apprezzamento agli amici di Giacomo Danesi, che hanno collaborato per la realizzazione di questo volume, i Signori: Mario Bertulli, il Cavaliere dell’Ordine di S. Silvestro Papa, Claudio Bugatti, la Signora Mary Chiaruppini, Mattia Vezzola, l’Accademia del Pizzocchero di Teglio (Valtellina), ed il Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Pietro Nera. A Pietro Nera dobbiamo anche l’onore ed il merito di aver predisposto la presentazione di questo libro in questa storica sala, nota come "Sala dei Cento Giorni", splendidamente affrescata dal Vasari, nel Palazzo della Cancelleria, uno dei più belli di Roma. Con lui ringrazio tutti coloro – non sono pochi – che hanno collaborato per realizzare questa serata, in particolare Mons. Formenti e Mons. Nicolini. Una menzione particolare per l’instancabile attività ed opera di collegamento va al Cav. Francesco Tomassetti.

Quest’opera si inserisce in una Collana editoriale creata da Giacomo Danesi, nella quale egli ha già pubblicato la ricerca araldica dello stemma del Servo di Dio Paolo VI, dello stemma di S.E. il Card. Giovanni Battista Re, e pubblicherà prossimamente quella dello stemma di Sua Santità Benedetto XVI.

Giacomo Danesi è anche cultore di Araldica Civica, ed ha già dato alle stampe una decina di pubblicazioni sulla ricerca araldica di Comuni bresciani. Ho appreso dal Danesi, e non senza una certa sorpresa, che più della metà degli stemmi comunali italiani non corrispondono alla normativa araldica. Ma egli intende portare avanti anche un’iniziativa per ricondurli … nel seminato, pubblicando specifici volumetti sugli stemmi comunali, e quindi, in collaborazione con le amministrazioni dei relativi comuni, per farli riconoscere dalle autorità competenti.

Ritornando a noi, possa questo "divertissement" culturale lasciar sprizzare qualche lieta scintilla della ricca sfaccettatura della scienza ed arte dell’Araldica in genere, e dell’Araldica ecclesiastica in specie.

 


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Causa di Beatificazione e di Canonizzazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II

 

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