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8 marzo 2009

CELEBRAZIONE EUCARISTICA
PER IL QUARTO CENTENARIO DELLA MORTE 
DI S. GIOVANNI LEONARDI

Chiesa S. Lorenzo in Miranda (Foro Romano)
domenica 8 marzo 2009


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SALUTO INTRODUTTIVO


Ringrazio vivamente Padre Francesco Petrillo, Rettore Generale dei Chierici Regolari della Madre di Dio, per il suo invito a questa celebrazione e per le sue parole di benvenuto. Ed insieme a lui ringrazio il Dott. Giuseppe Fattori, Presidente del Nobile Collegio Chimico Farmaceutico Universitas Aromatariorum Urbis, che ci ospita in questa storica chiesa.

Saluto cordialmente tutti i presenti, e segnatamente i farmacisti.

Sono lieto di rivolgere un particolare saluto al Dott. Giacomo Leopardi, Presidente emerito della Federazione Ordini Farmacisti Italiani, al Dott. Franco Caprino, Segretario Nazionale Federfarma, al Dott. Emilio Croce, Presidente dell'Ente Nazionale di Previdenza dei Farmacisti, ed al Dott. Piero Uroda, Presidente dei Farmacisti Cattolici Italiani.
 
Si affaccia oggi alla nostra memoria ed alla nostra contemplazione in questa celebrazione eucaristica la figura mite ed austera di uno "speziale" del XVI secolo, che per dieci anni - dal 1558 al 1568 - triturò impiastri e cataplasmi nei mortai della bottega di Lucca dov'era impiegato, filtrò unguenti per piaghe fisiche e distribuì medicamenti, filtri, spezie, erbe salutari, elisir e balsami vari per ogni tipo di malattia; e questo egli faceva con perizia professionale e conquidente umanità; ma poi tutto lasciò, desideroso di sanare più che le piaghe del corpo, quelle del cuore, e non solo di uomini e donne, ma della Chiesa stessa, Corpo mistico di Cristo.

A questo nuovo impegno, vero impegno di vita, egli si dedicò con umile e paziente coraggio, ed anche con saggezza antiveggente: forte dell'insegnamento che Dio stesso ci ha dato con la sua Incarnazione, di salvare l'uomo con l'uomo, non esitò a proporre al Romano Pontefice di preparare per le Missioni apostoliche giovani provenienti dalle stesse terre di missione - egli fu uno dei fondatori del Collegio di Propaganda Fide - e di arricchire il Collegio Cardinalizio con membri provenienti da tutte le nazioni. Non era un'idea nuova; era antica quanto il Vangelo e la Chiesa apostolica; ma si era alquanto indebolita e sfigurata nella vita delle istituzioni ecclesiastiche. Egli volle dare ad essa nuovo vigore.

Era amico di tutti, lo voleva essere; ma la medicina morale che egli a tutti, agli umili come ai potenti, proponeva, era forte, amara per certi costumi rilassati, ed egli fu quindi espulso dalla sua città, Lucca. Venne a Roma, non meno bisognosa di Lucca di interiore risanamento, e si trovò subito in sintonia di intenti ed amicizia di spirito con grandi uomini e santi della Chiesa di allora, come Filippo Neri, Cesare Baronio, il Cardinale Cesi, il gesuita Martin de Funes e Mons. Gianbattista Vivés, e fu con loro tra i grandi promotori della Riforma Cattolica, in attuazione dei grandi indirizzi del Concilio di Trento.

Morendo, all'età di 68 anni, il 9 ottobre 1609, lasciò il dono dei carismi che Dio gli aveva dato per la Chiesa e l'umanità all'Ordine religioso che aveva fondato ed intitolato alla Madre di Dio. Esso li ha continuati e diffusi fedelmente in Italia ed in diverse parti del mondo.

Per i dieci anni che egli trascorse nell'esercizio della professione di "speziale", i farmacisti italiani l'hanno eletto come loro particolare celeste Patrono, e tale il Santo Padre Benedetto XVI l’8 agosto 2006 lo ha proclamato.

E' S. Giovanni Leonardi, il fondatore dell'Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio, il Patrono dei farmacisti.

Ed oggi a Roma, nel quarto centenario della sua morte, dichiarato anno giubilare per l'Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio, ne celebriamo la memoria proprio qui, nella chiesa di S. Lorenzo degli Speziali, sede del Nobile Collegio Chimico Farmaceutico Universitas Aromatariorum Urbis. Ed abbiamo il privilegio di poterne venerare le spoglie mortali, qui trasportate nella nuova preziosa urna dalla chiesa di S. Maria in Campitelli.

Alla luce della figura di questo caro santo, entriamo dunque in questa celebrazione eucaristica. E per poterla celebrare degnamente, chiediamo al Signore di purificare i nostri cuori, di guarire con la medicina della sua grazia le piaghe aperte in noi dal peccato, di ravvivare lo sguardo della nostra fede, la forza della nostra carità.


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