15 agosto 2010
OMELIA DELL’ASSUNTA
NEL SANTUARIO DI MOMBERCELLI
15 giugno 2010
1. Sono molto grato per l’invito a celebrare ancora una volta con voi la Solennità dell’Assunzione in cielo della Beata Vergine Maria, nel suo Santuario, in questa suggestiva valle di Fontanabuona a Mombercelli.
La presenza del Vostro Vescovo, S.E. Mons. Francesco Ravinale, mi onora e mi commuove, e non meno la presenza di tanti Confratelli nel Sacerdozio, e di voi tutti, cari fedeli di Cristo e devoti di Maria, qui presenti.
2. In questo luogo siamo spontaneamente portati a lodare il Signore per le meraviglie del creato, di cui ci ha resi partecipi. "I cieli e la terra sono pieni della tua gloria, Signore". "Quanto è amabile il tuo nome, Signore, su tutta la terra!" (Sal 8, 2). Questo ricco e soave paesaggio, di cui godiamo, non è forse un dono amabile di Dio?
Oggi siamo però invitati a lodare il Signore per qualcosa che supera la bellezza della terra e dell’intero universo creato: Maria, assunta in corpo ed anima in cielo, accanto al Figlio suo e nostro Redentore, Cristo Gesù. Con tutta la Chiesa facciamo nostre le parole di lode a Dio uscite dalle labbra e dal cuore di Maria, di cui ci ha riferito il Vangelo: "L’anima mia magnifica il Signore, ed il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore. . . . Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente, e santo è il suo nome".
3. La prima lettura della liturgia di oggi, tolta dal libro dell’Apocalisse, ci invita a guardare un "segno grandioso" apparso nel cielo: una donna vestita di sole, coronata di stelle, con la luna sotto i suoi piedi. In quel grande segno la liturgia di oggi riconosce un’immagine di Maria, resa pienamente partecipe della salvezza portata da Cristo, per la vita dell’uomo, a gloria di Dio.
Per comprendere appieno il significato di quel grande segno, ci vengono offerte come due linee coordinate, che lo collocano nel giusto posto che deve avere nella nostra vita.
4. La prima coordinata ci è indicata da S. Paolo nel brano che ci è stato letto della sua seconda lettera ai Corinzi, e riguarda il rapporto con Gesù risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti, vincitore della morte: "Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita". Tutti: S. Paolo ha precisato il significato di quel "tutti" da un duplice punto di vista. Primo: tutti quelli che sono di Cristo, vale a dire coloro che gli appartengono per la fede e per il battesimo. Secondo: tutti, però ognuno al suo posto, "ciascuno nel suo ordine". Dopo Cristo, che è la primizia, tra quelli che sono di Cristo nessuno certo può dirsi "più di Cristo", nessuno può dirsi più suo, più appartenente a lui di Maria. Da lei, infatti, Cristo ha assunto la sua umanità, la sua carne mortale, nella quale ha lottato con la morte per la vita, e nella quale ha vinto la morte con la sua risurrezione. Per tale ragione, per questa intima connessione tra l’umanità di Gesù e quella di Maria, si comprende facilmente come la partecipazione alla risurrezione di Gesù abbia in Maria una realizzazione prioritaria rispetto alla partecipazione degli altri che sono di Cristo. Nell’"ordine" di quelli che sono di Cristo, nessuno può venire prima di Maria. E così, come ci insegna la Chiesa, non appena compiuto il corso della sua vita terrena, essa subito è stata resa partecipe in anima e corpo della vittoria di Cristo, suo Figlio, sulla morte. Come canta il Prefazio della Messa di oggi: "Dio non ha permesso che fosse preda della corruzione del sepolcro colei che ha generato l’autore della vita".
E questa è la prima linea coordinata che ci fa comprendere la verità dell’Assunzione di Maria al Cielo: in lei. Ma anche nella nostra vita: perché anche noi siamo di Cristo, non nel modo perfetto, intimo ed irripetibile di Maria, sua Madre, ma siamo di Cristo. Di più: anche noi, come Maria, sua Madre, siamo uniti a Cristo in un aspetto non dissimile da quello della maternità.