Stato della Città del Vaticano
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18 dicembre 2010

OMELIA PER LA S. MESSA
PER IL PERSONALE DELLA DIREZIONE DI SANITA’ ED IGIENE

Card. Giovanni Lajolo
Governatorato
18 Dicembre 2010 - ore 17


1. Si avvicina il Natale con le sue luci, con le immagini vivaci e dolci del Presepe, con i sentimenti soavi di autenticità umana e di pace che l’accompagnano. Come non lasciarci anche noi prendere dal canto degli angeli, ed unirci a loro: "Gloria a Dio nell’alto dei cieli, e pace in terra agli uomini che Dio ama".
La liturgia che celebriamo questa sera focalizza però la nostra attenzione non sul contesto ambientale, ma sul messaggio essenziale del Natale. Ed è questo: un Figlio che ha un nome indicato dal profeta: "Emmanuel, Dio con noi"; un Figlio che ha un nome indicato dall’angelo: "Gesù", che significa Salvatore, perché "salverà il suo popolo dai suoi peccati"; un Figlio generato da una vergine, Maria; un Figlio generato e nato per opera dello Spirito Santo: l’Emmanuel, Gesù, è il Figlio di Dio.

2. Io vorrei fermarmi brevemente con voi a riflettere questa sera su questo aspetto del mistero del Natale, su cui la Parola di Dio ha focalizzato la nostra attenzione: il Natale è: Dio con noi.
Nel mondo occidentale di oggi - ma non è una novità dei nostri tempi - si contesta e si contrasta l’esistenza di Dio. Dio non c’è; e, se mai ci fosse, non si prende cura di noi. Dio è dunque una realtà a noi ignota, che non ci interessa. Anzi, senza Dio l’uomo è libero.
La nascita di Gesù dimostra, irrepugnabilmente, il contrario: Dio si fa presente, non in qualsiasi modo, ma con noi.
Dio si fa presente. Se è vero che l’uomo può negare Dio, è però anche vero che l’uomo è sempre stato alla ricerca di Dio; anzi, va detto che anche per coloro che negano Dio, Dio occupa, quasi per paradosso, il loro pensiero e la loro esistenza. In effetti, però, una cosa resta innegabile: "Dio nessuno l’ha mai visto". Queste parole sono anteriori a quelle dette dal primo astronauta sovietico, Gagarin, che, al ritorno dal primo viaggio spaziale, ha dato voce alla propaganda comunista, dicendo: "Là, di Dio nessuna traccia". No, queste parole si possono leggere nel Vangelo secondo Giovanni, al capitolo primo, verso 18: "Dio nessuno l’ha mai visto". E l’evangelista non intende solo il vedere degli occhi, ma anche il vedere dello spirito, la conoscenza intellettuale. Certo, al termine della sua ricerca filosofica l’uomo può arrivare a conoscere Dio con la ragione, indirettamente, come causa prima ed ultima di tutto ciò che esiste, senza la quale ciò che esiste non ha senso. Ma Dio rimane sempre "al di là" della visione intuitiva dell’uomo. L’immagine della natura di Dio e del suo esistere, che noi riusciamo a percepire con la nostra mente, e ad esprimere in qualche modo con le nostre parole, resta pur sempre scialba ed appannata, differente dalla realtà di Dio, così come l’immagine di un qualsiasi oggetto - non solo se sbiadita ed indefinita, ma sempre - è altra cosa dall’oggetto che rappresenta.
"Dio nessuno l’ha mai visto". L’evangelista, però, aggiunge: "Il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato". E’ il mistero del Natale di Gesù.
Il Figlio unigenito del Padre ha rivelato Dio non solo insegnandoci chi è Dio, ma ponendosi lui, che è Dio, accanto a noi, lasciandosi udire, toccare, vedere. Giovanni nella sua prima lettera esclama: "Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo visto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita - la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo vista e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi -, quello che abbiamo visto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi".
Dio si è fatto presente, si è posto accanto a noi. Emmanuel!

3. Di più: Dio si è fatto presente come uno di noi.
Da Maria nasce per opera dello Spirito Santo un bambino; quel bambino è Dio. Uno di noi. Così Dio si è fatto presente, mettendosi al nostro fianco, non solo fisicamente, ma con un rapporto umano, da persona a persona, da amico ad amico, da fratello a fratello. Come egli sia al nostro fianco, noi lo conosciamo appunto con l’apostolo Giovanni, ed in comunione con lui nella fede: ascoltandolo, guardandolo, toccandolo.

4. Lo conosciamo ascoltandolo.
Una persona si fa conoscere, più ancora che attraverso la sua immagine, attraverso la sua parola, che manifesta l’interno della sua personalità, il suo spirito.
Gesù, Parola eterna del Padre, ci parla e ci dice parole di vita. "Tu solo - esclama Pietro, interpretando il sentimento di tutti gli apostoli - tu solo hai parole di vita eterna" (Gv 6, 68). Gesù parla non da lontano, non dall’alto, ma, appunto, ponendosi al nostro fianco, introducendoci nella verità di noi stessi, oltre che di Dio, come un maestro paziente e sapiente, con parole semplici e luminose, ponendo nel nostro cuore le parole del suo cuore, parole di compassione, di fratellanza, di speranza, come ha fatto, per esempio, con la preghiera del "Padre nostro". E’ parola umana la sua, ed è Parola di Dio. Per questo, come riconobbero le stesse guardie del Tempio mandate a catturarlo: "Mai un uomo ha parlato così" (Gv 7, 46): così umanamente, così divinamente. E noi possiamo ascoltarlo e conoscerlo. Dio con noi.


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