23 maggio 2010
OMELIA PER LA SANTA MESSA
IN OCCASIONE DEL MATRIMONIO
NELLA SOLENNITA’ DI PENTECOSTE
CHIESA DI MARIA MADRE DELLA FAMIGLIA
23 maggio 2010, ore 11
Cari Sposi,
e voi tutti che li accompagnate in questo momento decisivo della loro vita,
La Parola di Dio che abbiamo ascoltato è tutta in riferimento alla Solennità della Pentecoste: uno dei giorni più solenni per la Chiesa, e ci parla dello Spirito Santo, della sua effusione sulla Chiesa ed in ogni vero discepolo di Cristo. Ma io vorrei iniziare le mie riflessioni con voi partendo da altri brani della Sacra Scrittura, che gli Sposi stessi avevano scelto per questo giorno.
1. Il primo era tolto dal Libro della Genesi, dov’è manifestato il disegno originario del Creatore sui rapporti tra l’uomo e la donna. Là sono espresse essenzialmente tre verità:
I°. che la donna è della stessa natura dell’uomo, e quindi di pari dignità: ciò è espresso dal simbolo di Eva creata dalla costola di Adamo;
II°. che l’uomo ravvisa nella donna qualcosa di unico, e che sta con lei in un rapporto diverso da tutto il resto del creato: questo è espresso dalle parole di Adamo, piene di gioiosa meraviglia: "Essa è osso dalle mie ossa, e carne dalla mia carne";
III°. La terza verità è indicata dalle parole che concludono quel racconto della Genesi: "Per questo l’uomo lascierà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, ed i due saranno un’unica carne", cioè una sola vita, un solo destino.
E’ questa la concezione che sta alla base della visione della Chiesa sulla natura umana e sul matrimonio.
2. La seconda lettura, scelta dai nostri sposi, era presa dal Cantico dei Cantici, un libro singolare dell’Antico Testamento, che esprime con alto lirismo la bellezza, la gioia, la forza dell’amore sponsale. La tradizione giudaica vi ha ravvisato un simbolo dell’amore di Dio, lo sposo, per il suo popolo Israele, e la tradizione cristiana ha continuato nello stesso senso, interpretando il testo come espressione dell’amore di Cristo, lo sposo, per la Chiesa, il nuovo Israele.
L’amore sponsale è simbolo – cioè sacramento – dell’amore stesso che Cristo ha per la Chiesa, e la Chiesa per Cristo. E’ un mistero grande questo, ci dice S. Paolo, e per questo l’amore sponsale – quale riflesso di quello tra Cristo e la Chiesa - è chiamato ad essere casto, generoso, fecondo, eterno.
Vorrei fermarmi un momento solo sulle ultime parole di quel brano del Cantico dei Cantici : "L’amore è più forte della morte". Questo significa che l’amore non muore. E’ inteso il vero amore: vale a dire non la passione dei sensi, ma la volontà pura di bene, che sa accettare ogni sacrificio, anche quello della vita, e così, nella volontà di dare la vita e di essere una sola vita, vince la morte.
Quale indicazione di perseveranza, di assolutezza, di totalità! Il vero amore non è la passione trascinante, ma transeunte; non è legato alla bellezza del corpo, che sfiorisce con il passar delle stagioni; esso è legato alla persona; e più l’amato si trova nel bisogno, nella sofferenza, più è vacillante per la debolezza del corpo o anche dello spirito, più è oppresso dal peso delle circostanze e degli anni, più l’amore cresce, si fa forte. L’amore non consuma la vita di chi è amato, ma la sostiene, la rinnova, l’eleva. E’ più forte della morte.